Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


Il Lavinario Zimmardo-Bellamagna ed il PAS

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 6 Dicembre 2019

Contrade: Zimmardo superiore, Zimmardo inferiore, Fondolongo, Bellamagna

Lungo circa 700 metri, il lavinario nasce in contrada Zimmardo inferiore. Comincia con una lieve depressione che si approfondisce sensibilmente nel punto intermedio per tornare, dopo quest’incertezza, al suo profilo di convogliatore superficiale. Il corso segue un andamento SO-NE (parallelamente alla consortile Bellamagna -Zimmardo), è largo una quarantina di metri, profondo 4-5 metri e, dopo i primi 500 metri, acquista definitivamente le sembianze del lavinario. In particolare il fondo si fa pietroso e la vegetazione si attenua vistosamente.

La flora riscontrata è di tipo quasi esclusivamente agrario. Tra le essenze arboree prevalgono l’Olea sativae, di poi, la Ceratonia èdulis. Non mancano, tuttavia, l’Olea sylvestris, la Ceratonia selvatica e la Chàmaerophos humilis (leggere passeggiate nei dintorni di modica), comprese tra le essenze tutelate dal legislatore. Anche nella flora erbacea si avverte la prevalenza delle specie che, normalmente, sono di contorno all’attività agricola: l’Arum italicum, l’Arisarum, l’Avena, la Beta sulcata, la Borrago, la Brixa maxima, varie specie di Bromus, … etc.
Sono presenti tuttavia, alcune specie interessanti sotto il profilo botanico: l’Anagyris, l’Acanthus spinoso, l’Aristolochia altissima, l’Asparagus albus, la Capsella bursa pastoris, l’Oxalis acetosella, la Centranthus ruber, la Dafne gnidium, l’Hermodactylis tuberosus, e il Raphanus raphanistrum. Il sito, nel complesso, ha una sua caratterizzazione all’interno della tradizione agricola degli iblei.

L’analisi floristica

Il luogo accoglie un numero di essenze proprie della macchia mediterranea tale che potrebbe, tranquillamente, essere incluso tra quelli da sottoporre a protezione. Vi troviamo l’Anagyris, la Ceratonia siliqua, il mirtus communis, il Pistacia lentiscus, l’Olea sylvestris e la Chàmaerops humils,. sul piano quantitativo prevalgono il Myrtus, che è vistoso (ossia visibilmente diffuso), la Ceratonia siliqua ed il Lentiscus. Non esistono essenze proprie della flora ripariale e mancano, quasi del tutto, quelle che caratterizzano la flora rupestre ad eccezione della Centranthus ruber.

Considerato che il sito, pur presentando sei (e non cinque) delle specie richieste dal legislatore per l’identificazione di un’associazione a macchia mediterranea, è sostanzialmente destinato ad attività agricola, non può essere sottoposto a tutela di cui trattasi. Sarebbe consigliabile, tuttavia, che l’autorità comunale riflettesse sulla opportunità di tutelarlo per due ragioni:

a) perché presenta alcune essenze che, in territorio di Modica, si trovano quasi esclusivamente in esso e nell’attigua contrada Fondolongo- Ci riferiamo, ad esempio, all’Hermodactylis teberosus,

b) perché accoglie numerosi esemplari secolari, oltre che spettacolari, di Olea sativa e di Ceratonia èdulis.

Valutazione Ambientale Strategica della Variante Generale del Piano Regolatore Generale del Comune di Modica

Particolare forma di tutela dovrà essere prevista nelle NTA per l’intero corso del Vallone

Religione (individuato con il n° 74 dello Studio agricolo forestale) e dei lavinari Benarifi

(individuato con il n° 72 dello S.A.F.) e Zimmardo-Bellamagna (n° 73 dello S.A.F.), esterni al

perimetro del pSIC omonimo e individuati nella Tav. IC di integrazione allo Studio Agricolo

Forestale. Si dovrà individuare una zona di rispetto dalle sponde o piedi degli argini per una

fascia di 150 mt ciascuna, da individuare e rappresentare nelle tavole di PRG. Nella zona di

rispetto sono esclusi interventi di trasformazione urbanistica, edilizia e infrastrutturale; sono

compatibili interventi volti alla difesa ldrogeologica con esclusivo ricorso a tecniche di

ingegneria naturalistica, alla bonifica e al restauro ambientale e paesaggistico;

Favignana. Inquinamento ambientale nell’area marina protetta.

Posted in Varie by admin on 5 Dicembre 2019
Favignana

“Un inquinamento di dimensioni vastissime” a fronte di “misure di bonifica palliative“. È quello che è successo a Favignana, isola siciliana in provincia di Trapani, dove una crepa a un serbatoio di gasolio della centrale termoelettrica è stata trascurata per quasi 40 anni. La fagliatura nel serbatoio risale all’ormai lontano 1980: oggi ha causato un disastro ambientale “di dimensioni vastissime”.

L’inquinamento ha danneggiato “in via progressiva le matrici ambientali costituite da acque sotterranee e suolo senza soluzione di continuità – si legge nella richiesta di rinvio a giudizio – causando un deterioramento significativo e misurabile di vaste porzioni di territorio e delle acque sotterranee nonchè dell’equilibrio di un ecosistema compreso nell’Area Marina Protetta (Amp) delle Isole Egadi, di rilevante importanza per la presenza di flora e avifauna protetta, la cui bonifica è conseguibile solo con provvedimenti eccezionali”…..continua….

di Marco Bova | 5 Dicembre 2019 Il Fatto Quotidiano

Biometano Zimmardo Bellamagna: incontro in Sovraintendenza, si cercano siti alternativi

Posted in Biogas Zimmardo,Comunicazioni,Video by admin on 2 Dicembre 2019

RAI TG3 REGIONALE SU BIOMETANO DEL 3 12 2019 in C.da Zimmardo Bellamagna

Stamattina, nella sede della Soprintendenza di Ragusa, si è tenuto il previsto incontro per affrontare la problematica dell’impianto di biogas che dovrebbe sorgere in contrada Zimmardo-Bellamagna.

Il Sindaco Ammatuna ha evidenziato, a chiare lettere, l’inopportunità che l’impianto di biogas venga realizzato in prossimità della città di Pozzallo ed ha chiesto, sottolineando l’importanza del mandato popolare espresso con forza dai suoi concittadini, che venga delocalizzato ad una distanza di almeno 4/5 chilometri dal luogo attualmente previsto.

Inoltre, il primo cittadino di Pozzallo ha comunicato che chiederà un incontro in Prefettura sull’argomento, ribadendo ancora una volta che il suo mandato è quello di ottenere come soluzione finale lo spostamento del sito.

ODORE DI SOPRUSO

Posted in Biogas Zimmardo,Video by admin on 30 Novembre 2019
A cura del Laboratorio 5 Stelle Modica

ODORE DI SOPRUSOTutto quello che c’è da sapere sull’impianto biogas di C.da Zimmardo Bellamagna

l’8 Agosto 2019 l’ufficio SUAP del Comune di Modica ha approvato il progetto di costruzione di un impianto per la produzione di biometano dichiarando la pubblica utilità, l’indifferibilità e l’urgenza dell’intervento. L’impianto si estenderà per una superficie di settantamila metri quadri e sarà composto da Sette vasche di digestione da 32 metri di diametro, 2 ciminiere da 14 metri e una di riserva di 10 con una produzione standard di 499 metri cubi per ogni ora. Un impianto all’avanguardia secondo il progetto, che verrà edificato nella splendida contrada Zimmardo Bellamagna, zona agricola di interesse archeologico e naturalistico, a poche centinaia di metri dalle aree abitate del Comune di Pozzallo. La contrada è nota alle cronache per altri progetti speculativi, come un impianto a biomassa e un kartodromo, anch’essi autorizzati ma mai costruiti, per ricorsi legati ai vincoli. La notizia ha generato una enorme protesta da parte dei cittadini di Pozzallo e dai residenti della zona. In questo reportage il parere di tecnici, amministratori e residenti che aiutano a fare chiarezza sui pericoli e sulle preoccupazioni legate e a questa opera.

°°°°

La massiccia partecipazione di cittadini e di consiglieri comunali di Pozzallo al Consiglio Comunale aperto di Modica sulla realizzazione dell’impianto di Biometano in Contrada Bellamagna – Zimmardo, evidenzia quanto tutela della salute e dell’ambiente e legalità siano sacrificate sull’altare della politica, spesso asservita ai potentati economici esterni alla città.
Ieri come oggi si abbatte sul nostro territorio una sorta di colonizzazione e di espropriazione economico/ambientale.
Nel 1981 alcuni operatori finanziari calabresi con un gruppo di avicoltori modicani volevano realizzare un grosso essiccatoio di concime pollino in C.da Ciacero-Cammaratini-Abremi. La violenta reazione popolare costrinse il comune di Modica a cassare l’autorizzazione già data ed oggi su quel sito
opera la più grande struttura orto-vivaistica della Sicilia, l’Ecofaber.

Adesso una cordata finanziaria di catanesi e messinesi assieme ad altri operatori avicoli locali è stata autorizzata a costruire un mega impianto di biometano in C.da Bellamagna, a 700 metri dalla periferia abitata di Pozzallo e a meno di 2 km dal centro. Di fatto sarà un impianto industriale (il più grosso della Sicilia viste le modeste dimensioni delle strutture di Biancavilla e Assaro) attrezzato per trasformare in biometano concimi e rifiuti vari provenienti dall’intera isola.
Per produrre 499 mc all’ora di biometano 15 tonnellate di reflui al giorno collasseranno la viabilità adiacente con un volume di traffico di 11324 viaggi annui, pari a 64 giornalieri, che intaseranno la stradina consortile Bellamagna – Zimmardo, cioè l’unico accesso.

I miasmi e gli insetti soffocheranno la città di Pozzallo; Santa Maria del Focallo, Maganuco, Marina di Modica e Sampieri saranno contaminati. Un durissimo colpo per il turismo: gli operatori del settore sono in allarme perché fioccano già le prime disdette sui pacchetti vacanze primavera-estate 2020, sebbene l’inizio dell’opera non sia ancora avvenuto. Il danno ambientale sarà incalcolabile: l’impianto sorgerà in un’area interclusa di 7 ettari, solcata da muri a secco, ricca di carrubi, olivastri, olivi, lentischi, fiancheggiata da terreni con vincoli paesaggistici e a ridosso della necropoli del 1300 a.c. di Bellamagna. L’inquinamento delle falde che alimentano i
pozzi artesiani a valle sarà inevitabile. Non si conosce la destinazione del digestato nè l’allocazione dei reflui prima del trattamento.

E’ possibile che un sito con queste peculiarità abbia potuto avere l’autorizzazione per allocarvi un impianto di biometano? Purtroppo è stato possibile perché l’Amministrazione Comunale di Modica:

? ha concesso con superficialità la procedura abilitativa semplificata per evitare il Via-Vas di competenza regionale
? ha giustificato la pubblica utilità pur in assenza dei supporti tecnici necessari per il conferimento del biometano nella rete Snam
? in violazione delle norme di attuazione del Piano Paesaggistico non ha richiesto i pareri della Sovrintendenza ai BB.AA.CC. di Ragusa ed ha persino ignorato la richiesta della stessa del 17/12/2018 per partecipare alle tre conferenze di servizio tra marzo e giugno 2019 e adesso si rifiuta la consegna degli elaborati tecnici al Sovrintendente.

Dunque un iter amministrativo con alcuni interrogativi, lacunoso ed omissivo, tanto che il 23 luglio scorso la prima autorizzazione del 15 luglio è stata revocata in autotutela, prima di arrivare a quella definitiva del 29 agosto.

La mobilitazione popolare straordinaria della città di Pozzallo e di gran parte di quella modicana degli ultimi giorni, pur valutando legittima la realizzazione di un impianto di biometano nel nostro territorio, ritiene inidoneo il sito di C.da Bellamagna perché nocivo per la salute e per la salubrità dell’aria di Pozzallo e della fascia costiera nel tratto Santa Maria del Focallo, Maganuco, Marina di Modica, Sampieri.


Il crescendo di sconcerto, rabbia, sfiducia, amarezza della nostra comunità va governato, merita rispetto ed esige risposte. Il Comune di Modica sospenda in autotutela il provvedimento autorizzativo del 29 agosto 2019 alla Biometano Ibleo, successivamente acquisisca il parere della Sovrintendenza di Ragusa e quindi riconvochi una conferenza di servizio con la Sovrintendenza allargata ai Comuni di Pozzallo, Ispica, Scicli e al Consorzio Stradale Bellamagna – Zimmardo Non saranno più tollerati omissioni, impuntature, decisionismi e sottovalutazioni. Potrebbero creare corto circuiti di cui questa comunità non ha bisogno.

Giovanni Avola
Ex Segretario Generale CGIL Ragusa

Impianto biometano a Zimmardo Bellamagna: osservazioni tecniche

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 29 Novembre 2019
La Sicilia 28.11.2019

1 – FINALITA’ DEGLI IMPIANTI

Gli impianti di produzione di metano da biomasse hanno lo scopo di produrre ed immettere in rete metano per autotrazione derivato dalla lavorazione di rifiuti organici quali sfalci e potature, liquami organici da allevamento di bovini e suini, pollina, rifiuti alimentari e persino reflui civili. Incontestabile dunque l’enorme potenziale positivo di questo genere di trattamenti per la valorizzazione di prodotti potenzialmente problematici in quanto inquinanti, di complesso e costoso smaltimento .

2 – PROBLEMA DELLA UBICAZIONE SUL TERRITORIO

Non si può tuttavia non considerare che trattasi di impianti di notevole impatto sul territorio in quanto il trattamento abbisogna dello stoccaggio e lavorazione di notevolissime quantità di materia da elaborare per “digestione batterica anaerobica” per più giorni (oltre 20) in contenitori assai estesi. Occorre ancora valutare che il prodotto finale abbisogna di una serie di passaggi di raffinazione, depurazione, concentrazione ed infine pompaggio in cui sono impegnate macchine anche molto rumorose e durante i quali vengono liberati in atmosfera sottoprodotti potenzialmente inquinanti oltre che “odorigeni” da disperdere tramite torri (desolforazione).

Nel nostro caso parliamo appunto di una estensione impegnata di ben 8 ettari (80.000 Mq.) con serbatoi esterni assai voluminosi e torri di dispersione di sicuro impatto anche visivo.

Per quanto detto appare del tutto inopportuna l’ubicazione in un’area agricola di notevole pregio paesaggistico, connotata anche da criticità specifiche e precisamente da aree limitrofe, quando non addirittura confinanti, interessate da vincoli archeologici ed idrogeologici.

2.1 – VINCOLO ARCHEOLOGICO – (Vedi allegato 1) Seppure l’area interessata dal progetto non è strettamente vincolata, si trova a confinare a nord con un’area in cui vige il vincolo (colore rosa) mentre analogo limite è posto su terreno immediatamente a sinistra a non più di 100 metri. Appare del tutto evidente che un impianto di tipo industriale incastonato fra due aree ricche di rinvenimenti preistorici snatura del tutto il senso del vincolo. A tal fine sorprende l’assenza della Soprintendenza di Ragusa nella fase di approvazione del progetto. È vero infatti che è stato chiesto preliminarmente alla Soprintendenza se nell’area di intervento ci fossero definiti o in corso di definizione vincoli di natura archeologica, ma la risposta negativa non poteva e non doveva essere intesa come una implicita autorizzazione a procedere dell’organo di tutela e questo in forza non di un opinabile parere ma per precisa disposizione della norma. Resta infatti l’applicabilità del titolo V della relazione generale sul vincolo paesaggistico che riguarda gli interventi di “Rilevante trasformazione del paesaggio” e che si applica anche agli interventi in aree non soggette a vincolo. Il comma d) dell’art. 40 include fra le suddette opere gli “impianti per la produzione, stoccaggio ed il trasporto in rete dell’energia, incluse quelle da fonti rinnovabili quali impianti geotermici, da biomasse, centrali eoliche ed impianti fotovoltaici”. Allo stesso modo devono essere considerati (lettera f) gli insediamenti produttivi (Impianti industriali, artigianali e commerciali).

Pertanto il mancato coinvolgimento della Soprintendenza di Ragusa nella “Conferenza di Servizi” che ha approvato in via definitiva il progetto, è una grave anomalia procedurale che inficia la regolarità della decisione.

2.2 VINCOLO IDROGEOLOGICO – (Vedi allegato 1) Questo si estende a valle dell’impianto a protezione del “lavinaro” (compluvio) per 150 metri dall’argine dello stesso che è di quaranta metri e che raccoglie le acque provenienti dai due versanti che lo definiscono. Il vincolo è talmente a ridosso dell’insediamento che si è dovuto ritagliare una parte del terreno di proprietà del titolare per non investirlo. Resta il fatto che l’insediamento in progetto si viene a trovare sul costone in pendio di uno dei versanti che definiscono il bacino idrico del lavinaro così da essere infallibilmente esposto al corso delle acque in occasione dei sempre più frequenti episodi di forti piogge. È appena il caso di notare che proprio in questo periodo, novembre 2019, la strada consortile Zimmardo/Bellamagna che conduce al sito, si trova interdetta al traffico ordinario e parzialmente transennata per i danni subìti in occasione delle piogge di fine ottobre scorso. Invero il progetto tratta la problematica dello smaltimento delle acque meteoriche ma si limita alla previsione ordinaria limitata alle piogge raccolte dal bacino dell’impianto, 8 ettari di terreno, di fatto impermeabilizzato, senza tenere in alcun conto il fatto che l’area di impianto sarà infallibilmente investita dalle acque meteoriche provenienti dal bacino idrico a monte. Quali potrebbero esser le conseguenze diremo appresso nella trattazione dello stoccaggio della materia prima di alimentazione.

2.3 – PROBLEMA APPROVVIGGIONAMENTO MATERIA PRIMA

Per capire di quali numeri si sta parlando si è fatto riferimento ad un impianto reale (Gruppo Hera – impianto di S. Agata Bolognese) ed ai suoi dati di consuntivo annuo: 135.000 tonnellate di materia base dai quali si ricavano 7.5 milioni di Mc. di metano e 20.000 tonnellate di compost.

Se ne deduce che per produrre 1 Mc di metano e 6,75  Kg di compost occorrono 18 Kg di materia prima.

Per la produzione stimata di 500 Mc di metano/ora occorrono dunque 9 tonnellate di materia prima ogni ora pari a 216 tonnellate al giorno.

Ipotizzando che i trasporti siano effettuati da automotrici lunghe 8 metri con una portata di 50 Qli, occorreranno dunque 43 automotrici al giorno che dovranno impegnare la consortile larga non più di 5 metri peraltro attualmente transennata. Ancora dovranno essere asportati 810 Qli/giorno di compost cioè ci saranno circa 16 automotrici al giorno in uscita. A queste ancora occorrerà aggiungere quelle necessarie per l’asporto del residuo da discarica perché bisogna dire pure che l’impianto produce anche una notevole quantità di scarti da discarica.

2.4 – PROBLEMA STOCCAGGIO MATERIA PRIMA – Ancora una ulteriore criticità nasce dal fatto che l’elaborazione della materia prima richiede un ciclo di oltre 22/23 giorni la qual cosa significa che lo stoccaggio consisterà in 216 tonnellate al giorno x 23 giorni ossia nell’impianto saranno presenti in ogni momento non meno di 5.000 (cinquemila) tonnellate di materiale organico, sfalci di potature, pollina, deiezioni da allevamenti intensivi (bovini, ovini, pollame etc.) residui organici di raccolta differenziata (umido) ed anche liquidi fognari, visto che questi impianti sono in grado di digerire ogni forma di “combustibile organico”. È appena il caso di considerare che questo aspetto diventa critico nel momento in cui abbiamo considerato che l’intera area potrebbe essere soggetta ad inondazioni di acqua/fango proveniente dal bacino di raccolta a monte con l’inevitabile contaminazione del “lavinaro” che accompagnerebbe detti “prodotti” verso le spiagge di Pozzallo, Maganuco e Marina di Modica.

3- PROBLEMA ALLACCIO A RETE ENI – Un ultimo aspetto da valutare, del tutto ignorato nella fase di progetto, riguarda il prescritto allaccio dell’impianto alla rete di distribuzione del gas, visto che la norma lo prevede espressamente. Questo comporta la contestuale realizzazione in quel pregevole sito naturalistico di un gasdotto, sicuramente verso la costa, che darà il colpo di grazia ad ogni speranza di sviluppo di turismo ambientale peraltro già ben avviato con la realizzazione da parte di privati di numerose attività di accoglienza anche di rilevante pregio qualitativo.

4 – VALUTAZIONI FINALI – Quanto esposto nasce da valutazioni sicuramente ottimistiche e conservative e ciò in considerazione del fatto che si è lavorato sotto la sola ipotesi di produzione di gas in uscita ma occorre ancora considerare che una parte importante dell’energia prodotta sarà impegnata nella produzione “ad uso interno” della energia elettrica necessaria alla alimentazione dell’impianto (cogenerazione) cosicché i dati sopra esposti sulle necessità di approvvigionamento sono da considerare ampiamente sottostimati. Non è ancora da trascurare un aspetto sul quale non si esprime un giudizio ma che va posto: Uno dei prodotti a maggior rendimento ai fini dell’alimentazione di questi impianti è il cosiddetto “umido” derivante dalla raccolta differenziata urbana per cui non di rado queste centrali diventano di fatto dei siti ottimali di smaltimento dalla frazione umida prodotta dalla raccolta comunale differenziata. Il problema è economico/politico e va tenuto in considerazione.

Osservazioni sull’impianto di biometano a Zimmardo Bellamagna

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 29 Novembre 2019
Localizzazione impianto

1 – L’intervento proposto prevede la costruzione di un impianto per la produzione, compressione e distribuzione di biometano. L’impianto è localizzato in territorio di Modica, in contrada Zimmardo-Bellamagna occupando, in tutto o in parte, le particelle catastali XXX del foglio XXX, in zona classificata dal Piano Regolatore Generale Comunale come agricola (classe E1 – art.º 52 e 53 delle Norme di Attuazione del PRG) il cui uso attuale, d’accordo con la cartografia dello stato di fatto dello stesso
strumento, è a carrubeto.
2 – D’accordo con la carta della suscettivitá del PRG di Modica, l’area dell’impianto si localizza al limite di una linea di faglia, (cui termini edificatori sono regolati dall’art.º 70 delle Norme di Attuazione del PRG), ed inquadrata come parte di “zone tettonizzate da sottoporre a dettagliate indagini in scala di progetto”.
Questo vincolo non é riportato nel certificato urbanistico che istruisce il processo.
É inoltre da notare che, d’accordo con le tavole riferite alle componenti del paesaggio del Piano Paesaggistico, la linea di faglia non passa al limite delle particelle in questione ma le attraversa in corrispondenza della localizzazione dell’impianto di produzione del biometano.
In termini di sicurezza, oltre all’intrinseco scostamento insito nel metodo di
rappresentazione cartografica, bisogna poi notare che una faglia tettonica non corrisponde nella realtà ad una linea ma ad un’area, il piano di faglia, di larghezza variabile legata all’inclinazione degli strati che la compongono.
Il proponente ha allegato alla richiesta di autorizzazione una relazione geologica sviluppata da un proprio tecnico di fiducia che, pur confermando la presenza della faglia, conclude per la fattibilità geologica delle opere previste senza tuttavia esplicitare il valore della pericolosità sismica del sito e dei parametri di progetto.
La cautela derivante da un tale inquadramento risulta rafforzata trovandoci in presenza di un impianto già definito nell’atto di autorizzazione come insalubre e per cui sarebbe stato auspicabile, prima di una decisione, un approfondimento di questo importante aspetto, possibilmente da parte una entità terza, che permetta chiarire il livello di
pericolosità in relazione al tipo di impianto.
3 – Analogamente, lo studio del traffico indotto prodotto dal richiedente ha evidenziato un notevole aumento del traffico pesante su di una rete stradale consortile che per tratti ineludibili è assolutamente impreparata e/o insufficiente sia per la tipologia di veicoli attesi che per quantità, trattandosi di viabilità consortile con larghezza di fascia minima.
Tale studio è stato assunto acriticamente dall’amministrazione senza che siano state formulate valutazioni in relazione alla tipologia di rete stradale coinvolta e alle eventuali contromisure da prendere per ridurre la pericolosità e i disagi attesi dalla popolazione, od anche di carattere ambientale, sulle emissioni attese prodotte da tale transito e pertanto per una valutazione complessiva in relazione ai costi/benefici ambientali attesi dalla realizzazione dell’impianto.
4 – Mentre é chiara la localizzazione dell’impianto, dagli elaborati di progetto presentati non si é in grado di capire se l’impianto ha ricevuto la necessaria autorizzazione e i permessi necessari per l’allaccio (e la modalità di realizzazione dello stesso) alla rete di distribuzione del gas naturale localizzata al di fuori dell’area dell’impianto, in zona soggetta a vincolo paesaggistico. Che la questione dell’allaccio dell’impianto alla rete esistente, fondamentale per giustificare l’esistenza stessa dell’impianto, non sia chiara
nel progetto presentato risulta evidente anche dal quesito presentato in merito da parte del Dott. XXX (Settore Pianificazione Territoriale – Ufficio Energia del Libero Consorzio di Ragusa) riportato nel verbale della Conferenza dei Servizi del 04/03/2019.
5 – Il provvedimento di autorizzazione emesso dal SUAP di Modica ha chiaramente incluso l’industria in oggetto fra quelle insalubri obbligando il richiedente alla sua classificazione prima della attivazione degli impianti.
In accordo con il Decreto Ministeriale del 05/09/1994 (Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie) l’industria in esame va chiaramente classificata come di 1ª classe.
Il Testo Unico delle leggi sanitarie (Regio Decreto 27/7/34, n. 1265), all’art. 216 dispone: “Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono in un elenco diviso in due classi:

  1. La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni;
  2. La seconda quelle che esigono speciali cautele per l’incolumità del vicinato”. Considerando l’esistenza di varie abitazioni nelle immediate vicinanze dell’impianto, le norme di cui sopra appaiono disattese nel processo di valutazione che ha portato all’emissione dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione del comune di Modica.

PIANO PAESAGGISTICO
1Il progetto non é stato sottoposto al vaglio della Soprintendenza dei Beni Culturali per la verifica del regime vincolistico a cui é sottoposto.
L’intervento proposto prevede la costruzione di un impianto per la produzione, compressione e distribuzione di biometano esteso su di un’area di circa 80.000 m2. Per realizzare tale scopo è prevista la totale estirpazione della coltura attuale e dei manufatti esistenti, la profonda alterazione del profilo naturale dei terreni e la loro pressoché completa impermeabilizzazione.
Il progetto in questione è pertanto da annoverare fra gli “Interventi di Notevole Trasformazione del Paesaggio” così come definiti dall’art. 40 del Piano Paesaggistico per i quali “ laddove non specificatamente inibiti dalle prescrizioni di cui ai Paesaggi Locali del Titolo III delle presenti norme, sono accompagnati, in luogo dello studio di compatibilità paesaggistico-ambientale di cui sopra, dalla relazione paesaggistica prevista dal decreto Assessore ai Beni Culturali n.9280 del 28.07.2006 e dalla relativa
circolare n.12 del 20.04.2007”. Relazione che non é stato possibile individuare fra i documenti che istruiscono il processo.
2 – Inoltre pur non essendo direttamente sottoposto a regime di tutela, in conformità col punto 14.9 lettera c) delle Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili approvate con DM del 10/9/2010, l’area contermine da valutare è pari ad un raggio di 14 m x 50 = 700 m, dove 14 m è l’altezza dell’elemento più alto dell’impianto, cioè la torre di desolforazione.
Nel raggio di 700 m attorno all’area di progetto ricadono i suddetti beni vincolati:

  • Beni Isolati (Zimmardo Inferiore);
  • Aree Boscate;
  • Biotopo dell’alveo del torrente di Zimmardo;
  • Aree di interesse archeologico;
  • Vincolo 150 m ex Galasso

I beni isolati sono trattati dall artº. 17 del Piano Paesaggistico che prevede “I beni isolati, rappresentati nella relativa cartografia del Piano e riportati nelle schede descrittive, costituiscono testimonianza irrinunciabile delle vicende storiche del territorio; quando in rapporto funzionale e visuale con il sito e il territorio circostante, si configurano inoltre quali elementi primari nella percezione del paesaggio.”
3 – L’area su cui insite il progetto é classificata come paesaggio agrario dei seminativi arborati ricadente all’interno del paesaggio locale 10 del Piano Paesaggistico degli Iblei (ambiti 15, 16 e 17) così come individuato negli elaborati grafici e descritto nelle norme di attuazione dello stesso.
L’art. 14º delle norme di attuazione del Piano Paesaggistico con riferimento al paesaggio del carrubo e dei muretti a secco prevede che : “in considerazione del loro ruolo caratterizzante l’unicità del paesaggio storico-agricolo e culturale ibleo, testimonianza della trama storica dell’enfiteusi, l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale” e “In assenza di specifici programmi d’intervento, nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica
per effetto dell’art. 134 del Codice sono vietate la demolizione dei muretti a secco e l’estirpazione dei carrubi esclusi quelli di nuovo impianto (da 0 a 5 anni)”.

4 – Per la corretta interpretazione delle norme é peraltro necessario tener presente che esse non costituiscono una semplice sommatoria di articoli e precetti normativi ma esprimono una visione d’insieme basata su di un congiunto di valori che si intendono salvaguardare per cui “le componenti dei sistemi e dei sottosistemi del paesaggio rivelano la loro interdipendenza e la loro natura sistemica, secondo schemi e criteri soggetti alle diverse interpretazioni, relazioni, valori, persistenze culturali, riconoscibilità e identità del territorio. Il paesaggio locale rappresenta inoltre il più
diretto recapito visivo, fisico, ambientale e culturale delle azioni e dei processi, delle loro pressioni e dei loro effetti, sui beni culturali e ambientali. (art.º20)

In questo senso anche se il progetto non violasse nessun articolo specifico, “riuscendo a passare tra le gocce di pioggia” sfruttando lacune o sviste dell’articolato normativo (come è possibile che la particella 333 sia esente dal vincolo archeologico che coinvolge le particelle omogenee e immediatamente limitrofe ?) non si può non tener conto che esso si trova in aperto contrasto con tutti gli obiettivi di qualità paesaggistica stabiliti dal PP per il paesaggio locale 10 ed enumerati all’art.º 30 delle norme di attuazione dello stesso (1).
1 Vedi anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 166 del 11 giugno 2014, con la quale i giudici hanno ribadito che alla previsione contenuta nell’art. 12, comma 3, D.L.vo n. 387/2003 (“Gli impianti di produzione di energia elettrica [alimentati da fonti rinnovabili programmabili o non programmabili] … possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale …”).

Infine tutta questa vicenda ha messo in luce alcuni aspetti che, per il bene comune, penso sia necessario chiarire e/o risolvere quanto prima:
1) Il Comune di Modica non si é ancora dotato di strumenti di pianificazione previsti per legge come il piano di zonizzazione acustica del territorio comunale;
2) Il PRG non contempla due parametri urbanistici della massima importanza come la superficie permeabile e l’indice di permeabilità. Questi parametri di importanza forse minore in un contesto urbanizzato assumono fondamentale importanza nel governo delle trasformazioni del territorio in ambito rurale. Basti pensare che l’impermeabilizzazione è il parametro fondamentale che l’ARPA rileva annualmente per determinare il consumo (o la sua reposizione) di suolo naturale.
3) Il comune non possiede alcun regolamento specifico (o articolo del PRG) per la gestione delle industrie insalubri sul suo territorio. A partire dalla regolamentazione della loro localizzazione che tenga conto, per esempio, della distanza dalle abitazioni o da altre attività preesistenti e considerate come incompatibili (come abitazione, industria hoteleira o agriturismo) sino al piano di emergenza da attivare in caso di incidenti.

Impianto Biogas, montano i dubbi e le proteste

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa,Video by admin on 26 Novembre 2019
Il Sindaco di Pozzallo Dr Roberto Ammatuna

Il Sindaco di Pozzallo Dr Roberto Ammatuna in contrada Zimmardo Bellamagna sui luoghi dove dovrebbe sorgere l’impianto di biogas, rappresenta tutto il suo disappunto per il grave sgarbo istituzionale ricevuto, con l’approvazione del progetto in totale silenzio, dal Sindaco di Modica e la sua Amministrazione. La città di Pozzallo si è mobilitata al suo fianco e promette che si opporrà in tutte le sedi ed i modi consentiti dalla legge a questo scellerato progetto. Il Sindaco inoltre si opporrà al Presidente della Regione ed affiancherà “ad adiuvandum” i ricorsi al TAR di Catania che sono già stati presentati.

“Ci sono parecchi interrogativi che dovranno essere chiariti in merito alla realizzazione dell’impianto di biometano di contrada Zimmardo Bellamagna, al confine fra il comune di Modica e quello di Pozzallo”: lo dichiara la deputata regionale del Movimento 5 Stelle di Ragusa, Stefania Campo, che si inserisce nel dibattito che mercoledì, alle ore 18, sarà affrontato in un’apposita ‘seduta aperta’ del Consiglio comunale, a palazzo San Domenico a Modica, che segue la prima seduta aperta del consiglio comunale di Pozzallo, piuttosto partecipata, e nel corso di cui il sindaco Roberto Ammatuna ha confermato le barricate contro l’impianto, che, pur ricadendo in territorio di Modica, è nei fatti a ridosso della cittadina marinara.

“Iniziamo col dire – evidenzia Stefania Campo – che non possiamo accettare che venga costruito un impianto con queste caratteristiche a soli 700 metri da un centro abitato, in questo caso si tratta del centro di Pozzallo. La legge regionale n. 9 del 2010 prevede, infatti, al comma 3 dell’articolo 17 che le opere per la realizzazione degli impianti necessari alla gestione integrata dei rifiuti, possono essere ubicate anche in zone classificate agricole purché distino almeno tre chilometri dal perimetro del centro abitato. La norma non contiene però alcun riferimento agli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, soprattutto quando questi, per dimensioni e capacità produttive, sono equiparabili a veri e propri impianti industriali. Una lacuna che stiamo cercando di colmare con un apposito emendamento alla nuova legge sui rifiuti, che aumenta altresì a 5 km la distanza di questi impianti dai centri abitati, dai parchi e dalle riserve nazionali e regionali, dalle aree archeologiche e paesaggistiche, dai Siti di Importanza Comunitaria (SIC), dalle aree designate quali Zone Speciali di Conservazione (Zsc) e dalle Zone di Protezione Speciale (Zps).

La localizzazione degli impianti dovrebbe infatti rispondere a criteri di distribuzione omogenea fra i territori comunali e presupporre una preventiva, reale, stima del carico ambientale tollerabile dal contesto territoriale in cui l’opera è localizzata, in modo da evitare, peraltro, la concentrazione di un numero eccessivo di impianti di smaltimento dei rifiuti in una medesima area. Ricordo che il progetto già approvato si sviluppa su di un’area di poco inferiore agli otto ettari e prevede, negli elementi più invasivi: la costruzione ex novo di un locale ufficio, e per civile abitazione, sviluppato su 2 piani di circa 500 mc, la realizzazione di 7 vasche di lavorazione con una larghezza di 26/32 metri e un’altezza di 8 metri, un distributore di gasolio, un sistema di desolforazione con 2 torri alte 13 metri, una torre di emergenza di 10 metri ed un sistema di espulsione dell’off – gas che sarà costituito da un camino alto circa 12,5 m per garantire la dispersione in atmosfera dei gas di scarico”.

“La norma che abbiamo pensato – aggiunge ancora la parlamentare – potrebbe di certo tutelare sia la zona archeologica dell’area agricola in questione, già sottoposta a due vincoli per la necropoli di Bellamagna e per gli insediamenti rupestri nella contigua contrada Cava Gisana, che il centro abitato del comune di Pozzallo che disterebbe, appunto, solo 700 metri da questo nuovo mega impianto. In ogni caso sussistono non pochi dubbi sulla procedura seguita per autorizzare l’impianto. A nostro avviso sarebbe stato più opportuno seguire quella ordinaria disciplinata dal d.lgs. 152/2006, e dunque il rilascio della Valutazione d’Impatto Ambientale da parte dell’ Assessorato regionale Territorio e Ambiente ed eventualmente dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte dell’Assessorato regionale Energia e Rifiuti. Invece, nel caso di Modica, si è ricorsi alla procedura abbreviata, che prevede l’Autorizzazione Unica Ambientale del Libero Consorzio Comunale e il Provvedimento Unico del Suap, basandosi esclusivamente sulla capacità produttiva media dell’impianto riportata nel progetto, e cioè 499 standard metri cubi/ora, non a caso il limite per richiedere la procedura semplificata ai sensi dell’art 6 d.lgs. 28/2011. Il dubbio è: ‘Chi controllerà che questo impianto produrrà, sempre, non più di 499 metri cubi/ora di metano? Possiamo dirci convinti che sia ragionevole dubitare di questo dato di produzione? Perché, altrimenti, non calibrare la produzione su numeri diversi? Si può ritenere una sorta di escamotage per intraprendere un iter autorizzativo più celere e snello? Ce lo domandano, in tanti, con insistenza”.

La deputata, continua, facendo emergere le possibili competenze regionali: “La Regione sicuramente utilizzando l’ordinaria procedura di Via, avrebbe preso in considerazione sia i vincoli archeologici che la pochissima distanza dal centro urbano del comune limitrofo dando un parere più congruo alle reali caratteristiche del territorio. Non vogliamo pensare che la procedura abbreviata sia stata volutamente intrapresa per evitare le valutazioni tecniche della Regione. Contrada Bellamagna, tra l’altro, è stata già oggetto, nel recente passato, di pesanti contenziosi per il progetto di un kartodromo e in tempi più recenti era rimbalzata nuovamente ai fatti di cronaca perché sono stati più volte denunciati degli stranissimi avvelenamenti di alberi; ‘strani’ un anno fa, sicuramente un po’ meno adesso”. Stefania Campo, infine, evidenzia che “Un atto con il quale la soprintendenza ai beni culturali di Ragusa, venuta a conoscenza del progetto dell’impianto, ha chiesto al Comune di Modica di venire convocata alla ‘conferenza di servizi’ organizzata per l’emissione dell’autorizzazione. Ma il Comune – conclude la Campo – non ha mai proceduto alla convocazione della stessa soprintendenza”.

Corriere di Ragusa

Coordinamento cittadino di Fratelli d’Italia Modica

“Per una comunità, avere imprenditori facoltosi che vogliono investire, creare posti di lavoro e contribuire in maniera determinante allo sviluppo socio economico del territorio, in questi tempi è senza ombra di dubbio una fortuna, quasi una rarità. Tuttavia, quando entra in gioco la consapevolezza di quello che si rappresenta per il territorio, si tende, spesso, a ritenere che tutto sia dovuto e che il diritto legittimo di fare coincida sempre con i confini giuridici che ne disciplinano l’esercizio, senza mai porsi la domanda se questi confini intaccano il diritto di singoli o della comunità. Il tutto dovuto è ancora più incisivo quando dall’altra parte, nello specifico la politica, che dovrebbe essere più riflessiva e meno interessata ai profitti dei privati e più ai possibili disagi della collettività, asseconda questa tendenza fino a dare l’impressione o, comunque, creare il dubbio di un atteggiamento tipico di una reciproca connivenza più marcata rispetto a quella fisiologica e tollerata dal sistema. Ciò si manifesta, se si tiene conto delle dinamiche politiche generatesi a Modica negli ultimi tempi, in maniera inequivocabile, nella vicenda dell’impianto per la produzione di biometano che sorgerà a Modica in contrada Zimmardo Bellamagna, area di pregio paesaggistico e a ridosso della comunità Pozzallese, della ridente frazione di Marina di Modica e dove insistono diverse imprese agrituristiche.

Cosa può significare un impianto industriale, perché di questo si parla viste le dimensioni, che già di per sé è qualificato dalle normative quale attività insalubre, allocato in un’area come questa? Dall’atto autorizzatorio si comprende senza errate interpretazioni quanto complesso e delicato sia il processo di trasformazione in energia del materiale conferibile, quanta attenzione si debba prestare per preservare il paesaggio e la qualità delle falde acquifere. E quanta sull’impatto nel territorio ricadente nel sito in riferimento a tutte le strutture occorrenti al funzionamento, avendo riguardo alla viabilità, allo stoccaggio e alla costruzione della condotta per immettere il prodotto nella rete. Di particolare rilievo è la raccomandazione relativa all’emissione dei cattivi odori, che impone al titolare controlli affinché essi non superino i livelli stabiliti dalla legge. Questa raccomandazione rappresenta la certificazione che l’impianto comunque emetterà dei cattivi odori che si propagheranno nell’aria e che solo il vento ne determinerà la direzione.

Ci chiediamo come l’amministrazione non abbia tenuto conto, considerato che questa estate, a seguito di vibrate proteste dei villeggianti, sono state emanate ordinanze sindacali di divieto di spargimento di fertilizzanti nelle aree a ridosso di Marina di Modica. Che danno potrebbe arrecare l’impianto, che comunque immettera’ nell’area cattivi odori, al turismo balneare e ai residenti di Marina di Modica e di Pozzallo? Potenzialmente molto e sufficiente a mettere in ginocchio l’economia turistica e a creare disagi ai residenti.
Riteniamo che la classe imprenditoriale e la politica dovrebbero sempre coinvolgere la comunità in progetti di questa portata e decidere insieme l’allocazione di un impianto di questo tipo. Nessuno è contro l’impianto, nessuno potrebbe rinunciare ad un’opportunità per il futuro del proprio territorio. Una soluzione condivisa che avrebbe eliminato il potenziale rischio di compromettere un’area di pregio paesaggistico, la sicurezza ambientale, e soprattutto la serenità della comunità interessata, sarebbe venuta fuori.
Per Fratelli d’italia, che rimane favorevole alla produzione di energia green e alla costruzione dell’impianto, occorre una riflessione sulla ubicazione dell’insediamento produttivo non ritenendo idonea e potenzialmente pericolosa, per i motivi evidenziati, quella individuata dall’azienda titolare della concessione”.

NO AL BIOMETANO ALLE PORTE DI POZZALLO

Posted in Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa by admin on 26 Novembre 2019
CSPA

CSPA Comitato Cittadino Spontaneo per la Salvaguardia della Salute Pubblica e la Tutela dell’Ambiente ha lanciato questa petizione e l’ha diretta a Sindaco di Modica e a 8 altri/altre

Petizione promossa dal CSPA – Comitato cittadino Spontaneo per la Salvaguardia e Tutela della Salute Pubblica e dell’Ambiente, da Helios Med Onlus e dai cittadini residenti nella zona Nord di Pozzallo, per la REVOCA del PROVVEDIMENTO UNICO del RESPONSABILE del VII SETTORE – SUAP del COMUNE di MODICA del 29.8.2019 N. 32/2019, con cui si autorizza la costruzione e l’esercizio di un IMPIANTO di PRODUZIONE di BIOMETANO in C.da Zimmardo – Bellamagna.

I sottoscritti , firmatari della presente petizione,
Premesso che
– con Provvedimento Unico del Responsabile del VII Settore – SUAP del Comune di Modica del 29.8.2019, n. 32/2019, è stata autorizzata la costruzione e l’esercizio di un impianto di Biometano in un’area sita a Modica in C.da Zimmardo Bellamagna ;
– il sito indicato dall’impresa richiedente l’autorizzazione, oltre ad essere ubicato a 650-700 metri dalle aree abitate della città di Pozzallo, ricade in una zona disciplinata dal Piano Paesaggistico ed è immediatamente limitrofo ad aree di interesse Archeologico soggette ai livelli di tutela 1 e 3;
nelle immediate vicinanze della futura collocazione dell’impianto di Biometano sono presenti diverse strutture turistiche ricettive e abitazioni civili , esposti a gravi rischi sanitari ;

Considerato che
– I rischi ambientali per questo tipo di impianti sono legati all’inquinamento di suoli e sottosuoli e di conseguenza anche delle falde idriche per sversamenti di materiali organici contenenti microrganismi nocivi alla salute dell’uomo;
– L’inquinamento delle falde idriche ha come conseguenza anche l’inquinamento del mare con coinvolgimento delle vicine aree costiere più prossime: Pozzallo, Santa Maria del Focallo ,Marina Marza, Maganuco, Marina di Modica, Sampieri ;
– Le emissioni di Metano, Anidride Carbonica, Composti dello Zolfo (Idrogeno Solforato), Ammoniaca, Polveri, Siloxani, hanno come conseguenza l’inquinamento atmosferico con immediate conseguenze per le popolazioni residenti nelle immediate vicinanze limitrofe dell’impianto (abitanti delle contrade prossime all’impianto, abitato di Pozzallo, aree abitate prossime Maganuco, Marina di Modica, Ispica, Zappulla);
– Il Trattato di Amsterdam dispone che “la politica della Comunità in materia ambientale mira ad un elevato livello di tutela ed è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva” ;
– In particolare, la Corte di Giustizia Europea ha affermato che il principio di precauzione è ammesso quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone e che le istituzioni possono adottare misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi;
– nella seduta aperta del 22 novembre u.s. , il consiglio Comunale di Pozzallo ha votato un documento con il quale si invita il Consiglio e l’Amministrazione Comunale di Modica a revocare senza ritardo l’autorizzazione di cui all’oggetto,

Tutto ciò premesso e considerato

Chiedono
– al Sindaco di Modica e ai dirigenti degli uffici preposti la REVOCA dell’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di un impianto di produzione di Biometano nell’area sita a Modica in C.da Zimmardo Bellamagna, quale precauzione ad ipotesi di danni gravi e irreversibili per l’ambiente e la salute dei cittadini ;
– al Prefetto della Provincia di Ragusa, alla Procura della Repubblica , alla Soprintendenza ai BB.CC.AA. , all’A.R.P.A. , al Libero Consorzio Comunale di Ragusa, di adoperarsi, attraverso l’adozione di atti di loro competenza, al fine di tutelare l’incolumità e la salute dei cittadini e impedire il depauperamento del patrimonio naturale del territorio e della costa iblei ;

Invitano
– I Sindaci e i Consigli Comunali delle città di Modica , Ispica, Scicli e Ragusa ad attivarsi con ogni mezzo per arrestare l’insediamento dell’impianto di Biometano in C.da Zimmardo Bellamagna, che potrebbe avere pesanti ricadute sulla salute dei cittadini, sull’Ambiente, sul Patrimonio culturale , archeologico e paesaggistico e sull’economia dell’intero territorio ibleo, nonché , unitamente al Sindaco e al Consiglio Comunale di Pozzallo , ad attivarsi fin d’ora per inserire il sito archeologico di C.da Zimmardo Bellamagna tra i beni dell’UNESCO.

Invitano
– I Sindaci e i Consigli Comunali delle città di Modica , Ispica, Scicli e Ragusa ad attivarsi con ogni mezzo per arrestare l’insediamento dell’impianto di Biometano in C.da Zimmardo Bellamagna, che potrebbe avere pesanti ricadute sulla salute dei cittadini, sull’Ambiente, sul Patrimonio culturale , archeologico e paesaggistico e sull’economia dell’intero territorio ibleo, nonché , unitamente al Sindaco e al Consiglio Comunale di Pozzallo , ad attivarsi fin d’ora per inserire il sito archeologico di C.da Zimmardo Bellamagna tra i beni dell’UNESCO.

FIRMA LA PETIZIONE

A tutto biogas

Posted in Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa by admin on 24 Novembre 2019

I danni alla salute provocati dagli impianti a biogas e biomassa

Un digestore anaerobico è un impianto industriale, che tratta sostanze organiche che possono essere di tipo diverso ad esempio organico, sfalci, in assenza di ossigeno, trasformandole in gas che può diventare combustibile per la produzione di energia elettrica.

L’impianto è sicuro e gli abitanti del quartiere non devono temere? FALSO, Gli incidenti in questi tipi di impianti, come in tutti quelli a biomasse/biogas, sono frequenti. Fughe di gas, scoppio di una membrana gasometrica, integrità delle vasche di stoccaggio, ecc., sono all’origine di incendi ed esplosioni, di sversamenti di digestato o di acque contaminate. Ci sono innumerevoli casi in Italia tutti documentabili, di inquinamento delle falde acquifere che hanno portato al divieto di utilizzo dell’acqua anche a distanza di chilometri dall’impianto, alla moria di pesci, a sversamenti di liquami e ad altre problematiche ambientali.

L’impianto non avrà alcun impatto odorifero né inquinamento da rumore?FALSO, I digestori anaerobici rilasciano frequentemente emissioni atmosferiche maleodoranti di tipo diffuso, tra cui le più rilevanti (ammoniaca e gas serra)provengono dagli stoccaggi dei digestati e delle loro frazioni solide e liquide separate, ma che sostanzialmente possono essere prodotte in tutti i reparti degli impianti di digestione anaerobica. Inoltre circoleranno centinaia di camion per il trasporto e non 8 al giorno come sostenuto visto che l’impianto è da 60.000 / 80.000 ton.

Non ci sono emissioni inquinanti perché il gas non viene bruciato in loco?
FALSO, Fare biometano non significa non bruciare gas nel sito. La digestione anaerobica ed il processo di conversione in biometano che abbiamo descritto richiedono energia. Il 40-50% del biogas prodotto, quindi, non diventa biometano ma viene bruciato e convertito in energia termica o elettrica per il fabbisogno dell’impianto.

Questo digestore anaerobico è un impianto di compostaggio che produce compost di ottima qualità? FALSO, Il prodotto del processo di fermentazionedella frazione organica non è compost ma un digestato che è a tutti gli effetti un RIFIUTO. La stessa Comunità Europea vede lo scarto di risulta da impianti di produzione di biogas come un rifiuto, quindi il digestato dovrebbe rientrare nell’ambito di applicazione della normativa sui rifiuti. In Italia è sopravvenuta una nuova disciplina in vigore dal 18 aprile 2016, D.M. 25 febbraio 2016 che qualifica giuridicamente il digestato disciplinando le condizioni al ricorrere delle quali il digestato è equiparabile ai concimi chimici.Lo spandimento sui terreni del digestato/compostato provoca, con la pioggia o il semplice innaffiamento, il dilavamento delle sostanze inquinanti. La temperatura necessaria per produrre il gas favorisce i batteri resistenti alle alte temperature come i Clostridium, le cui spore producono tossine come il botulino, o come la salmonella.

L’impianto è a zero impatto ambientale perché il biogas prodotto viene trasformato in biometano da immettere in rete?FALSO, La trasformazione di biogas in biometano è un processo altamente inquinante. Il biogas prodotto dal processo di digestione è una miscela gassosa che oltre al metano (da 55 fino al 70% in caso di umido di buona qualità) contiene anidride carbonica (30/45%), vapore acqueo, acido solfidrico, idrogeno, ossigeno, azoto, ammoniaca, silossani, VOCS (composti organici volatili) e particolato. Per essere messo in rete e, soprattutto, se lo si vuole utilizzare come combustibile per i veicoli, deve essere sottoposto ad un processo di purificazione e di arricchimento: desolforazione (che avviene in parte già in fase di digestione peggiorando ancora di più il digestato), deumidificazione, eliminazione dei composti organici volatili e delle polveri, rimozione dell’anidride carbonica (upgrading) per aumentarne il potere calorico, odorizzazione.

L’impianto è vantaggioso perché i cittadini pagheranno meno tasse sui Rifiuti? FALSO Un risparmio fittizio, il risparmio non viene né quantificato né assicurato, per un investimento di almeno 30 milioni di euro. La verità è che non si parla di risparmi, ma solo d’incassare gli incentivi, perché gli impianti Digestori Anaerobici sono ANTIECONOMICI, sono un vero fallimento senza gli incentivi ovvero i soldi dei contribuenti.

Comitato referendario: “Perché no al digestore anaerobico”


A TUTTO BIOGAS – Report 10/04/2011
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Biogas Zimmardo Bellamagna – Rassegna Stampa

Posted in Biogas Zimmardo,Rassegna Stampa by admin on 24 Novembre 2019
La Sicilia

…..Si diceva, del rilascio del titolo autorizzativo che tanto sta facendo discutere le comunità di Modica e Pozzallo. Per autorizzare la realizzazione del progetto che prevede circa 8 milioni di euro di investimenti, il Comune di Modica ha attivato la procedura della Conferenza di servizi, strumento propedeutico a raccogliere i pareri degli enti preposti. Il 15 luglio del 2019, a distanza di 11 mesi dalla presentazione del progetto, il Suap del Comune di Modica autorizzava l’impianto alla Biometano Ibleo. Dopo qualche giorno, l’Ente rilevava la necessità di dovere annullare il provvedimento per non meglio specificati “aspetti formali non congrui con le finalità proposte” e autorizzava nuovamente l’impianto in via definitiva l’8 Agosto 2019. Stavolta dichiarando la pubblica utilità, l’indifferibilità e l’urgenza dell’intervento…
Si diceva del Metanodotto. Dove si trova? A chiedersi l’esatta ubicazione del metanodotto e l’allaccio della rete allo stesso, il 4 marzo del 2019, è il rappresentante del Libero Consorzio comunale di Ragusa, che però non avrà alcuna risposta da parte del progettista. Altra nota il 17 dicembre del 2018. Questa volta a scrivere è la Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Ragusa. Chiede al Comune di Modica di avere notizie circa l’indizione della conferenza di servizio per il rilascio del conseguente parere imposto dalle norme di attuazione del Piano Paesaggistico. Niente invito, niente parere, niente assenso. …..
……continua su Ragusanews.com
di  Gabriele Giannone
https://www.ragusanews.com/2019/11/22/attualita/a-modica-il-biogas-va-a-tutto-gas/103805

Pozzallo conferma le barricate contro l’impianto di biometano che sarà costruito in contrada Zimmardo Bellamagna, nelle splendide campagne modicane che si trovano però a ridosso proprio della ridente cittadina marinara: il dato è emerso dalla partecipata seduta aperta del consiglio comunale convocata venerdì scorso (foto) proprio per discutere della vicenda. …continua su CorrierediRagusa

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Impianto di biogas, Pisani-Lorefice M5S: “Preservare c.da Zimmardo Bellamagna”

Posted in Biogas Zimmardo,Comunicati Stampa by admin on 21 Novembre 2019

“L’impianto per la produzione di biometano da realizzare in contrada Zimmardo Bellamagna rischia di compromettere l’equilibrio naturale della zona, della qualità delle acque e della vocazione turistica dell’area”, così il Segretario d’Aula del Senato Pino Pisani e la Presidente della Commissione Affari Sociali Marialucia Lorefice.        

“Si tratta –sottolineano Pisani e Lorefice – di un’area di particolare interesse naturalistico, una delle poche risparmiate dalla cementificazione selvaggia degli ultimi 40 anni. Preservarla è un obbligo morale, prima ancora che di legge. Tra l’altro essendo presenti aree industriali sul territorio modicano semivuote, che potrebbero ospitare l’impianto in questione, con infrastrutture funzionanti capaci di limitare l’impatto ambientale, non è comprensibile la scelta di compromettere l’area di c.da Zimmardo Bellamagna dove insistono, tra l’altro, 87 tombe risalenti al 1300 a.C., con un valore unico per la collettività, anche in considerazione delle peculiarità costruttive di tali opere e del loro valore archeologico. La scelta di ubicare l’impianto nella zona, al confine tra il comune di Modica e di Pozzallo, ha poi destato particolare preoccupazione tra gli abitanti dell’area e le molte attività alberghiere, nonché nell’amministrazione comunale pozzallese.         
Seppur i bio digestori siano da considerarsi impianti green hanno, comunque, un impatto importante in relazione alle dimensioni e al ciclo di trattamento delle acque impiegate nei processi di produzione di bio gas. Questo provoca, inevitabilmente, cattivi odori e aumenta il rischio di inquinamento delle falde acquifere. Spetta dunque alle amministrazioni locali agire con particolare cautela attuando una preliminare concertazione con il territorio.         

Importanti le iniziative dei Comuni di Pozzallo e Modica di indire il Consiglio Comunale aperto sul tema.  Ci auguriamo –concludono i parlamentari del M5S- che si intraprenda la strada del dialogo e della concertazione salvaguardando i legittimi interessi delle aziende coinvolte, i cittadini e le strutture alberghiero-ricettive che sussistono nella zona al momento identificata”.

https://marialucialorefice.com/2019/11/21/impianto-di-biogas-pisani-lorefice-m5s-preservare-c-da-zimmardo-bellamagna/

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Raj Patel, il pollo fritto ed il capitalismo

Posted in Articoli,Varie by admin on 20 Novembre 2019

Raj Patel (Londra, 1972) è un economista, accademico e giornalista inglese, studioso della crisi alimentare mondiale e attivista. È inoltre riconosciuto come il più autorevole rappresentante della filosofia della condivisione.
«Porre fine alla fame non è semplicemente una questione di far crescere più cibo, ma di coltivare la democrazia».

Nel suo libro I padroni del cibo, Raj Patel scrive che, nonostante sulla Terra si produca più cibo che in qualsiasi epoca del passato, circa 800 milioni di persone soffrono la fame. Nello stesso tempo circa un miliardo di persone è sovrappeso, soggetto per questo a malattie cardiache e diabete.
Le due categorie degli affamati e degli obesi sarebbero il prodotto delle “catene di montaggio” che trasportano il cibo dai campi alle tavole. “Le multinazionali che ci vendono il cibo, interessate esclusivamente al profitto, influenzano e impongono il modo in cui mangiamo e in cui pensiamo al cibo.”
Secondo Patel è quindi necessario avviare un’indagine che scopra “le vere cause della carestia in Asia e in Africa e dell’epidemia mondiale di suicidi tra gli agricoltori.” Esistono oggi dei movimenti organizzati che suggeriscono un modo di coltivare, allevare e alimentarsi sostenibile dal punto di vista ambientale e socialmente più equo.

Nel suo secondo libro, Il valore delle cose e le illusioni del capitalismo, l’autore esamina in modo critico i dogmi dell’economia liberista, dopo aver constatato che i prezzi dei beni sono oggi sistematicamente distorti, e che il mercato non riesce più a valutare equamente il valore del lavoro.
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera

Nel suo ultimo libro individua un simbolo di questo sistema alimentare sbagliato: il pollo fritto del fast food. Un cibo che racchiude, nel modo in cui è prodotto e consumato, «l’inganno del capitalismo». Che cosa significa?
«Il capitalismo è un sistema che non paga i suoi conti. Uso questo esempio per mostrare che sarebbe impossibile avere una crocchetta di pollo, un cibo economico, con poche proprietà nutritive e che proviene da una filiera altamente industrializzata, senza distruggere la natura, sfruttare gli animali, i lavoratori e le loro famiglie e facendo guadagnare i soliti noti».
Ma se scelgo di non mangiare al fast food, posso ritenermi fuori da questo circolo vizioso?
«È facile capire come i cibi lavorati e confezionati possano diventare emblema di un sistema sbagliato, meno immediato trovarne le tracce nei cibi freschi. Eppure, basta pensare che gli agricoltori, oltre a essere tra i lavoratori meno pagati del mondo, sono anche i più esposti a questo inganno. Uno scioccante studio mostra che i figli dei raccoglitori di fragole della California hanno un quoziente intellettivo inferiore di sette punti rispetto alla media, perché le loro madri sono state esposte ai pesticidi. Abbiamo danneggiato questi lavoratori generazione dopo generazione, e ora il risultato qual è? Che le fragole sono rosse e perfette, geometricamente progettate, pronte per essere comprate e mangiate».
di Francesca Gambarini Corriere della Sera

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