Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


Il Piano Paesaggistico a Zimmardo Bellamagna

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti,Pubblica Evidenza by admin on 1 Novembre 2019

Come si può facilmente visionare collegandosi al portale della Regione Siciliana in riferimento alle carte tematiche del Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa introdotto nel 2010 ed approvato definitivamente il 5 aprile 2016, l’area comprendente cava Zimmardo-Bellamagna, cava Gisana, cava Mele e serra Amenta, risulta accorpata all’interno dello stesso ambito di tutela e normata dal Piano Paesistico.

Nello specifico, l’ambito di tutela 10, riferendosi al “paesaggio locale” inserisce fra gli obiettivi di tutela del piano:
Conservazione e recupero dei valori paesistici, ambientali, morfologici e percettivi del paesaggio agrario, urbano e costiero;
conservazione del patrimonio storico-culturale (architetture, percorsi storici e aree archeologiche) e valorizzazione delle risorse paesaggistiche nell’ottica di un potenziamento del turismo culturale sostenibile;

10c. Aree di interesse archeologico Convento della Madonna delle Milizie, Arizzi, Trippatore, Grimaldi, Fondo Longo, Bosco Pisana, Roccasalvo. Valentino, C.da San Biagio
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso
misure orientate a:
– miglioramento della fruizione pubblica delle aree archeologiche;
– tutela secondo quanto previsto dalla normativa specificata dalle Norme per la componente “Archeologia”.
10d. Paesaggio del Torrente Corvo
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– recupero paesaggistico-ambientale ed eliminazione dei detrattori e tutela delle formazioni ripariali;
– garantire che gli impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili conseguiano un miglioramento della qualità paesaggistico-ambientale tramite la realizzazione di aree boscate, fasce tampone e potenziamento rete ecologica;
– favorire la realizzazione di una fascia di verde, anche con specie arboree, con la finalità di mitigazione e schermatura paesaggistica;
– garantire che le serre si distanzino adeguatamente dalle sponde del fiume in modo che l’osservatore percepisca l’elemento paesaggistico in una dimensione otticospaziale che ne restituisca quanto più possibile la completezza e i rapporti tra i vari elementi costituenti.
10e. Paesaggio dei territori coperti da vegetazione di interesse forestale
(vegetazione forestale in evoluzione di cui al D.Lvo 227/01)
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– mantenimento dell’attività e dei caratteri naturali del paesaggio;
– conservazione dei valori paesaggistici, contenimento dell’uso del suolo,
salvaguardia degli elementi caratterizzanti il territorio;
– recupero paesaggistico con particolare attenzione alla qualità architettonica del
costruito in funzione della mitigazione dell’impatto sul paesaggio;
– contenimento delle eventuali nuove costruzioni, che dovranno essere a bassa
densità, di dimensioni tali da non incidere e alterare il contesto generale del
paesaggio agricolo e i caratteri specifici del sito e tali da mantenere i caratteri
dell’insediamento sparso agricolo e della tipologia edilizia tradizionale;
– tutela dei valori percettivi del paesaggio e delle emergenze geomorfologiche.
In queste aree non è consentito:
– attuare interventi che modifichino il regime, il corso o la composizione delle acque,
fatte salve le esigenze di attività agricole esistenti;
– realizzare discariche di rifiuti solidi urbani, di inerti e di materiali di qualsiasi genere;
– realizzare cave;
– realizzare impianti eolici.
10o. Paesaggio delle aree boscate e vegetazione assimilata
Livello di Tutela 3
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– mantenimento nelle migliori condizioni dei complessi boscati;
– potenziamento delle aree boscate, progressivo latifogliamento con specie autoctone;
– conservazione del patrimonio naturale attraverso interventi di manutenzione e
rinaturalizzazione delle formazioni vegetali, al fine del potenziamento della
biodiversità;
– tutela degli elementi geomorfologici;
– valorizzazione delle aree boscate anche in funzione ricreativa;
– mantenimento dei livelli di naturalità e miglioramento della funzionalità di
connessione con le aree boscate;
– miglioramento della fruizione pubblica, recupero e valorizzazione dei percorsi
panoramici, con individuazione di itinerari finalizzati alla fruizione dei beni naturali e
culturali.
In queste aree non è consentito:
– attuare le disposizioni di cui all’art. 22 L.R. 71/78 e le varianti agli strumenti
urbanistici comunali ivi compresa la realizzazione di insediamenti produttivi previste
dagli artt.35 l.r. 30/97, 89 l.r. 06/01 e s.m.i. e 25 l.r. 22/96 e s.m.i.;
147
– realizzare nuove costruzioni e aprire nuove strade e piste, ad eccezione di quelle
necessarie all’organo istituzionale competente per la migliore gestione dei complessi
boscati e per le proprie attività istituzionali;
– realizzare infrastrutture e reti;
– realizzare tralicci, antenne per telecomunicazioni ad esclusione di quelle a servizio
delle aziende, impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili
escluso quelli destinati all’autoconsumo e/o allo scambio sul posto
architettonicamente integrati negli edifici esistenti;
– realizzare discariche di rifiuti solidi urbani, di inerti e di materiale di qualsiasi genere;
– realizzare serre;
– effettuare movimenti di terra che trasformino i caratteri morfologici e paesistici;
– realizzare cave;
– effettuare trivellazioni e asportare rocce, minerali, fossili e reperti di qualsiasi natura,
salvo per motivi di ricerca scientifica a favore di soggetti espressamente autorizzati.

Commenti disabilitati su Il Piano Paesaggistico a Zimmardo Bellamagna

Impianti a Biogas: a chi conviene?

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Pubblica Evidenza by admin on 27 Ottobre 2019


C’è molta confusione sulla reale tipologia di questi impianti e sulle ricadute ambientali. Facciamo chiarezza.

L’idea della produzione di biogas è nata per valorizzare i rifiuti reflui, le deiezioni animali, gli scarti dell’industria e per valorizzare e sfruttare a pieno questo materiale in un’ottica di economie circolari

Esistono centrali di tre tipi a) a biomasse solide (legno, cippato, paglia, ecc.), sono impianti tradizionali con forno di combustione della biomassa solida, caldaia che alimenta una turbina a vapore accoppiata ad un generatore. b) a biomasse liquide (oli vari: palma, girasole, soia,ecc.); sono impianti, alimentati da biomasse liquide (oli vegetali, biodiesel), costituiti da motori accoppiati a generatori (gruppi elettrogeni). c) a biogas ottenuto da digestione anaerobica (utilizzando vari substrati: letame, residui organici, mais o altro). Da tener presente che una centrale a biogas con colture dedicate può ricorrere legalmente anche alla Forsu (frazione organica rifiuti solidi urbani) in base al DL n°387 del 29/12/2003 e alla sentenza del Consiglio di Stato Sez. V n°5333 del 29/07/2004.

Il digestato è un rifiuto (codice CER: 190600-03-04-05-06).
Il gas captato dalle vasche di fermentazione viene immesso in centrali a gas con motori con potenza solitamente inferiore a 1MW elettrico, dove per mezzo della combustione produce energia elettrica e calore.

A chi servono queste centrali?
Servono agli imprenditori che realizzano l’opera, per beneficiare di generosi incentivi statali previsti per le “fonti rinnovabili”. Senza incentivi statali verrebbe meno la ragione economica principale di questa attività. In ogni caso è possibile ritenere che la generalizzata propensione alle centrali a biomassa e biogas rientra anche in una più generale prospettiva di riutilizzo di queste centrali per il trattamento di rifiuti. Infatti, la frazione organica dei rifiuti solidi urbani (Forsu) è equiparata alle biomasse con decreto ministeriale. Facile prevedere che una volta costruite queste centrali, invece di essere alimentate con biomasse agricole, di cui l’Italia non dispone e che hanno un costo sempre maggiore, potranno essere alimentate con Forsu, il cui costo di smaltimento è già una prima fonte di redditività. Il conferimento della Forsu vale da 80 a 110 €/t, il verde circa 60 €/t e i fanghi da depurazione circa 90 €/t.

Le centrali a biomasse possono bruciare qualsiasi tipo di combustibile secco e purtroppo in molti casi è stato accertato che in queste centrali venivano inceneriti illegalmente anche altri prodotti (immondizia, plastica, gomma). Inoltre il Decreto Ministeriale (DM 6 luglio 2012 “nuovi incentivi alle rinnovabili”) ha introdotto la possibilità di alimentare le centrali a biomassa anche con Combustibile Solido Secondario (CSS) cioè il rifiuto secco trattato. Quindi è purtroppo possibile “per decreto” bruciare lecitamente i rifiuti in questo tipo di impianti.

Esiste anche un rischio microbiologico nella digestione anaerobica. Escherichia coli e Salmonella non sono abbattute completamente ma solo a livelli “accettabili” mentre nel caso dei fanghi di depurazione c’è un patogeno, Shigella, che alberga solo nell’intestino umano e che non è per nulla abbattuta nei biodigestorianaerobici. Nel caso di impianti che trattano anche fanghi di depurazione di acqua fognarie questo è un grave problema.

Questi e altri agenti patogeni sono stati rilevati nei digestati da diversi studi e ciò può rappresentare un rischio contaminazione nel caso di utilizzo di questo compost su terreni coltivati. Oltre a queste motivazioni la fitotossicità del digestato è stata attribuita all’elevata concentrazione di azoto ammoniacale che caratterizza tutti i digestati da digestione anaerobica e non solo quelli derivati da trattamento dei fanghi di depurazione.

La digestione anaerobica inoltre produce percolato e scarti non compostabili che devono a loro volta essere smaltiti come rifiuti speciali pericolosi e disposti in discarica.

Il termine “bio” viene utilizzato per attribuire una valenza positiva e “naturale” a questo tipo di impianti in modo da poterli ascrivere al mondo della cosiddetta “green economy”. La mistificazione del linguaggio, in questo caso, è strumentale ad una politica di proliferazione di queste tecnologie sotto l’ombrello dell’ecologia e del rispetto della natura.
Il termine “bio” significa vita, crediamo che questi impianti di vita non ne dispensino affatto.

Il docente universitario ( Danilo Conti, medico all’ospedale Maggiore di Lodi ) fa un esempio su tutti per spiegare gli effetti nocivi sulla salute: «Una centrale di biogas lavora per oltre 8mila ore l’anno, sarebbe come se per la Muzza di Cornegliano transitassero ogni giorno 600mila vetture con marmitta Euro 4». Le alte emissioni prodotte da queste centrali capaci di bruciare alte quantità di materiale organico per produrre energia oltre a liberare nell’aria polveri sottili, emanano ossidi d’azoto, ozono e altre molecole inquinanti. «Il danno alla salute — assicura il dottor Conti — è molteplice perché agli effetti diretti degli ossidi d’azoto (Nox), come le malattie respiratorie, si devono sommare quelli dell’ozono e del particolato fine che possono causare infarti e altre patologia cardiocircolatorie, oltre al cancro al polmone».

Da quanto esposto sorgono spontanee due considerazioni: la prima che dietro l’etichetta BIO chi promuove questi impianti ha spesso le carte in regola per partecipare al ricchissimo business del trattamento dei rifiuti; la seconda che i cittadini pagano quindi più volte: con i soldi per gli incentivi, con le tasse per lo smaltimento dei rifiuti e con la salute il proliferare di questi impianti.

Fonti:

http://www.salutepubblica.net/linganno-del-biogas/
https://www.ilgiorno.it/lodi/cronaca/2014/03/02/1033091-biogas-effetti-nocivi.shtml
http://www.eco-magazine.info/news/4195/altro-che-energia-rinnovabile-le-centrali-biomasse-sono-un-affare-solo-per-chi-le-fa.html

Commenti disabilitati su Impianti a Biogas: a chi conviene?

Impianto di Biometano in c.da Zimmardo Bellamagna a Modica

Posted in Articoli,Biogas Zimmardo,Pubblica Evidenza by admin on 20 Ottobre 2019

E’ stata emesso dal VII settore SUAP ed Att. Prod. (di cui all’art. 7 del DPR 07.09.2010) del Comune di Modica in data 08.08.2019 tramite la procedura del provvedimento unico n 32 (di cui all’art. 13 del DM 10.09.2010) il permesso per la realizzazione di “impianto di produzione di biometano con produzione media di circa 499 standard metri cubi ora” in contrada Zimmardo Bellamagna alla società Biometano Ibleo srl.

Il progetto approvato, che si sviluppa su di un’area di poco meno di otto ettari, prevede, negli elementi più invasivi; la costruzione ex novo di un locale ufficio e per civile abitazione sviluppato su 2 piani di circa 500 mc (locale utilities*) e la realizzazione di 7 vasche di lavorazione di larghezza 26/32 metri per un’altezza di 8 metri. Un distributore di gasolio, un sistema di desolforazione con 2 torri alte 13,20 metri, una torre di emergenza di 10 metri ed un sistema di espulsione dell’off – gas che sarà comunque costituito da un camino alto circa 12,5 m che garantirà la dispersione in atmosfera dei gas di scarico.

(*)All’interno dell’impianto si prevede di realizzare un locale utilities, nel quale troveranno alloggio le apparecchiature per la gestione e controllo dell’intero impianto, un laboratorio, un magazzino, i servizi igienico-sanitari ed un alloggio per il custode. L’edificio verrà realizzato con struttura in cemento armato portante, tamponamenti in laterizio intonacati e manto di copertura in lamiera di alluminio preverniciato. All’interno dei locali sono previsti impianto elettrico e di illuminazione.

L’intervento autorizzato con il presente atto è da considerare di pubblica utilità, indeferibilità ed urgenza.

Commenti disabilitati su Impianto di Biometano in c.da Zimmardo Bellamagna a Modica

Le dune di Marina di Modica: In nome della legge.. di Concetto Scivoletto

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 18 Agosto 2016

In nome della legge continua lo scempio di Modica e dei suoi straordinari beni monumentali e paesaggistici.

In nome della legge negli anni 60 fu rasa al suolo la Chiesa di S. Agostino, furono demoliti l’Hotel Bristol e anche un antico palazzo, con regolari licenze e pareri favorevoli, per far posto a tre mostruose costruzioni in cemento armato che hanno stravolto l’armonia del tessuto urbano di Modica Bassa.
In nome della legge seguirono, sempre con regolari licenze e pareri favorevoli, altre demolizioni nel centro storico e altri palazzi furono costruiti lungo il Corso Umberto, nella Via Marchesa Tedeschi, in Piazza S. Giovanni, lungo il Corso Principessa Maria del Belgio, in via Sottotenente Nino Barone, per citare i più eclatanti. Da Modica Bassa a Modica Alta anche gli orti urbani e i pochi spazi di verde attrezzato finirono per essere sommersi dal cemento.
In nome della legge nei decenni successivi, anche dopo il riconoscimento UNESCO, sono state deturpate irreversibilmente le colline che circondano il centro storico con ecomostri forniti di regolari concessioni e pareri favorevoli.
In nome della legge oggi vengono sacrificate senza scrupoli sull’altare del cemento le suggestive dune di Marina di Modica, vero e proprio monumento naturale, Sito di Interesse Comunitario (SIC), ancora una volta con regolari concessioni, autorizzazioni e pareri favorevoli.
Come può accadere tutto ciò, nonostante le leggi di tutela del patrimonio paesaggistico e la crescita della sensibilità  ambientalista? Peraltro, è sempre più diffusa la consapevolezza che nuovi posti di lavoro qualificato, innanzitutto per i giovani, possono nascere solo da una politica di salvaguardia e valorizzazione dei nostri beni culturali e ambientali, non certo dalla loro umiliazione e distruzione. Cosa impedisce di realizzare impianti turistici in luoghi esenti da vincoli ambientali, perseguendo in tal modo sia la tutela della bellezza che la creazione di nuovi posti di lavoro? Anche quando la proprietà  del suolo è privata, la bellezza del paesaggio specie se tutelato rimane un bene comune.
Se oggi tuttavia s’insiste pervicacemente nello scempio del nostro territorio, vuol dire che l’intreccio fra cattiva politica e interessi privati continua a mantenere in piedi a Modica un vero e proprio sistema che pare essere più forte delle leggi, dei valori, dei beni comuni, ma anche della memoria e della dignità  politica, istituzionale e culturale. Un sistema che si alimenta da più di trentanni nella zona grigia della Variante Generale al P. R. G. della nostra Città, con i suoi tempi enormemente dilatati da periodici aggiornamenti, studi, relazioni, incompatibilità  di consiglieri comunali e con le sue generose varianti ad personam. Un sistema particolarmente gradito agli amici degli amici e ai potenti di turno che sta distruggendo bellezza, paesaggio e identità  territoriale.
Ebbe a dire Giovanni Giolitti, più volte Presidente del Consiglio dei Ministri del Regno d’Italia: «Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici sì interpretano».
Ed è impressionante come lo zelo della cattiva politica modicana “ attraverso amministrazioni di vario colore e sigle fino a quella attuale” confermi pienamente questa massima giolittiana.
In nome della LEGGE e della COSTITUZIONE (art. 9) che «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione», impegniamoci tutti a combattere apertamente tale sistema non solo con la vigilanza continua, ma con una straordinaria mobilitazione dei cittadini liberi, al fine di salvaguardare e trasmettere alle future generazioni la nostra identità  territoriale, patrimonio dell’umanità .

 Concetto Scivoletto

Commenti disabilitati su Le dune di Marina di Modica: In nome della legge.. di Concetto Scivoletto

Sicilia, è strage di alberi nel Ragusano: Iniettano diserbanti negli ulivi secolari. E c’è l’ombra dell’mafia dei pascoli

Posted in Articoli,Pubblica Evidenza by admin on 13 Agosto 2016

Da pù di un anno ignoti entrano in terreni privati per versare sostanze diserbanti sulle piante e iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici. Un attacco sistematico che si estende per 400 ettari intorno a Modica e Pozzallo. La denuncia: “Sono raid organizzati”. Il bilologo: “Nessun parassita, tracce di avvelenamento”. Il commissariato di Modica indaga per tentata estorsione.

Si materializzano nella notte, quando entrano nei boschi e nei campi per versare sostanze diserbanti sulle radici degli alberi, bruciandoli ed uccidendoli. Oppure utilizzano un trapano per iniettare direttamente dentro i tronchi liquidi tossici, che si espandono lentamente fino alle foglie. Il risultato è micidiale: alberi ancora giovani che si spaccano dal di dentro, disseccandosi, carrubi e ulivi secolari che si svuotano, si anneriscono e perdono le foglie. E’ una vera e propria strage di alberi quella che sta andando in onda in provincia di Ragusa: un attacco sistematico che si estende per 400 ettari nelle campagne intorno a Modica e Pozzallo.

Le ronde degli avvelenatori – E questa volta non c’entrano i virus o i parassiti: a massacrare gli ulivi e i carrubi del Ragusano infatti sono dei veri e propri blitz, ronde notturne di squadrette di avvelenatori che s’inseriscono nottetempo negli appezzamenti di terreno privati per devastare gli alberi con diserbanti e sostanze tossiche. E’ una storia che va avanti da più di un anno ormai, racconta l’agronomo Corrado Rizzone, proprietario di alcuni degli appezzamenti di terreno finiti sotto attacco. Le ronde vanno in onda di notte, quando nei terreni non c’è nessuno: per mesi ho poi trovato pezzi di alberi spaccati direttamente alla base lasciati sul terreno, mentre tutti gli altri venivano sistematicamente avvelenati, continua Rizzone che ha sporto una serie di denunce contro ignoti al commissariato di Polizia di Modica. Nei mesi gli attacchi si sono intensificati creando un danno enorme, non solo per la mancata produzione di carrube e olive, ma anche perchè parte della zona ricade sotto il vincolo paesaggistico. Qual’è l’obiettivo? Radere al suolo tutti gli alberi della zona?, dice l’agronomo che a sostegno dei suoi esposti ha anche depositato agli atti degli investigatori una perizia di parte, firmata dal biologo Daniele Tedeschi.

continua su Il Fatto Quotidiano

Commenti disabilitati su Sicilia, è strage di alberi nel Ragusano: Iniettano diserbanti negli ulivi secolari. E c’è l’ombra dell’mafia dei pascoli

“Vogliono affossare le rinnovabili”:Il grido d’allarme di Giorgio Garuzzo

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 15 Giugno 2014

“Vi invito ad ascoltare questo messaggio di Giorgio Garuzzo, possibilmente fino alla fine, prestando particolare attenzione ai numeri, utili per sfatare dei falsi miti. Tra pochi giorni il ministro Guidi dirà come “tagliano” le bollette del 10% alle PMI. Saranno dei regali straordinari ai fossili. Tagliando retroattivamente gli incentivi al fotovoltaico colpiranno migliaia di aziende, agricole e industriali, che avevano trovato nel fotovoltaico un aiuto a tenere in questo periodo di crisi, in primis abbassando i costi delle loro bollette. Non potranno più ripagare i finanziamenti o, se potranno continuare a farlo, non avranno più alcun beneficio e ancora più rischi. Guardate fuori dalla finestra. Oggi è domenica e c’è il sole (sono a Oristano e la giornata è bella): un buon 60/70% dell’energia italiana che stiamo consumando è prodotta dal fotovoltaico. Vuol dire che decine di centrali a carbone, gas e petrolio sono ferme! Stiamo risparmiando milioni di tonnellate di metri cubi di gas, a vantaggio della bilancia dei pagamenti italiani e della sicurezza energetica del Paese, ma soprattutto nessuno ora sta respirando inquinanti che contribuiscono sostanzialmente all’insorgere dei tumori che uccidono più di un italiano su tre! Quando ho iniziato nel 1996 a lavorare nel fotovoltaico, questo era il mio obiettivo. Pensavo che fosse un obiettivo importante e utile alla collettività. Purtroppo ero ingenuo: non pensavo che gli interessi dei fossili (nel business e nello spirito) avrebbero fatto di tutto per tagliare le gambe al fotovoltaico e a me e a molti altri come imprenditori. Giusto il riferimento di Garuzzo a Mattei: sta succedendo la stessa cosa, anche se meno eclatante perché non si abbatte nessun aereo e, controllando i mass media, TV in testa, si evita di far sapere la verità.” Paolo Rocco Viscontini

Commenti disabilitati su “Vogliono affossare le rinnovabili”:Il grido d’allarme di Giorgio Garuzzo

La spiaggia di Randello (S.I.C.) libera da strutture. FIRMA

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 9 Giugno 2014

Da qualche giorno sulla spiaggia di Randello (Punta Braccetto RG), è in atto la costruzione relativa ad un progetto di stabilimento balneare presumibilmente della società Donnafugata Resort, così come reclamizzato con grande enfasi anche sul sito istituzionale della struttura alberghiera. L’area demaniale in cui i privati stanno realizzando strutture di servizio alla balneabilità, ( Bar, bagni, cabine ecc.) è inserita nel sito SIC ITA 080004 Punta Braccetto C.da Cammarana quindi dichiarata di grande interesse comunitario. Una porzione del nostro territorio di grande pregio e valenza ma anche di libera fruibilità, sta andando ad ingrassare l’esclusivo interesse di una multinazionale, con la conseguenza di impoverire ancora il nostro territorio ed i suoi cittadini. Tutto sta avvenendo in silenzio , senza esposizione di cartelli autorizzativi, furtivamente e con la massima celerità. L’intervento avviene certamente con il pieno assenso dell’Azienda Forestale di Ragusa gestore del Vivaio lì presente. La stessa Azienda che per anni ha tenuto sigillata l’area forestale, ora ha concesso alla multinazionale che gestisce il resort le chiavi di questo scrigno di Bio diversità, frutto anche di investimenti economici dei cittadini siciliani. Il Comitato Randello Libera ritiene che quanto stia avvenendo sia uno scippo per la nostra comunità, che si sta perpetrando in assenza dei dovuti controlli di legittimità con la logica di favorire interessi forti e penalizzare l’offerta turistica del nostro territorio. Sottoponiamo a Lei tutta la nostra contrarietà per quanto sta avvenendo in quell’area di grande pregio, ribadendo la nostra ferma volontà a portare avanti una decisa azione in difesa del nostro territorio del nostro diritto di cittadini e del futuro della nostra comunità che deve riuscire a trovare la forza, grazie alle sue splendide risorse naturali e culturali, per il suo rilancio economico e sociale.

Il Comitato “Randello Libera”, senza se e senza ma, e senza tante perifrasi, chiede e si attende tempestive iniziative da parte della Amministrazione e di tutto il Consiglio Comunale del Comune di Ragusa. Ci si attende una presa di posizione e decisioni in merito al tentativo di costruzione relativa al progetto di stabilimento balneare, presumibilmente della società Donnafugata Resort.

I cittadini si aspettano una immediata ordinanza di sgombero e disinstallazione delle strutture sino ad oggi installate.

I cittadini si aspettano che questa Amministrazione denunci alla Autorità Giudiziaria i fautori di questo prepotente atto e, congiuntamente, elevi, applicando sanzioni, le relative contravvenzioni.

I cittadini si aspettano dalla attuale Amministrazione un diniego su tutti i fronti.

Firma la petizione su change.org

Lanciata da Comitato Randello Libera Ragusa, Italy

I cittadini vogliono che Randello, sito di interesse comunitario (S.I.C.), sia libera, incontaminata e tutelata.

Commenti disabilitati su La spiaggia di Randello (S.I.C.) libera da strutture. FIRMA

Collina Monserrato: il parco della vergogna!

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 30 Maggio 2014

UN ECLATANTE CASO DI SPERPERO DI FONDI EUROPEI!

monserrato

monser
MODICA – Un caso concreto di come vengono sperperati dai politici i pochissimi fondi europei che vengono intercettati. Si sta parlando del costruendo e mai finito parco ‘Collina Monserrato’. Un’opera progettata e iniziata durante l’amministrazione Torchi, per poi proseguire con l’amministrazione Buscema e, adesso, dopo quasi un anno di amministrazione Abbate, quello che doveva diventare un parco, versa ancora in uno stato di profondo degrado e abbandono tra erbacce e sterpaglie che superano l’altezza d’uomo. E ciò nonostante, parecchi mesi or sono, l’attuale primo cittadino abbia affidato la scerbatura dell’estesa area alla Forestale, annunciando anche il suo completamento e la messa a disposizione della cittadinanza. E invece l’unica cosa che ha saputo fare è stata quella di fare scomparire l’esplicito cartello dei lavori con l’indicazione, fra l’altro, dell’ingente somma di € 932.154,75, praticamente, buttata al vento. Ad oggi, infatti, il cartello non c’è più, ma noi l’abbiamo voluto fare risorgere per mostrare ai cittadini la grossa cifra di soldi pubblici europei vergognosamente sperperati in tale becero modo. In tal senso, cogliamo l’occasione per invitare l’attuale amministrazione comunale a portare avanti progetti non solo sulla carta, come quello, sottoscritto nei mesi scorsi, riguardante l’iniziativa ‘Un bosco in città’, ma progetti reali atti a valorizzare i numerosi parchi e spazi pubblici presenti in città, quasi tutti in pessime condizioni, come nel caso di Villa Cascino, al quartiere Dente, del parco S. Giuseppe ‘U Timpuni a Modica Bassa, dell’area sul Dirupo Rosso, a Modica Alta, della villetta di via Silla a Modica Sorda, per non parlare del parco archeologico di S. Lucia, nel cuore del centro storico e di tante altre piccole aree, tutte quante abbandonate al loro triste destino. Crediamo che sia giunto il momento di dire basta a questo modo ‘vergognoso’ di gestire gli spazi pubblici in città e di restituirli alla piena disponibilità dei cittadini.
Comitato per i Diritti del Cittadino
Marcello Medica

Commenti disabilitati su Collina Monserrato: il parco della vergogna!

I Sopravvissuti

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 22 Settembre 2013

I Sopravvisuti

I Sopravvisuti

Lunedì 8 Luglio Codigoro (FE), se non ricordo male la data, è stata una giornata particolarmente pesante (zona agricola ci hanno sempre dato forte fin dagli inizi), cominciano i passaggi di aerei (a occhio e croce 3-4 che battono i comuni del ferrarese) fin dalle solite 6 del mattino, ma stavolta hanno proseguito fino a sera, quando tra le 18 e le 19 erano visibili contemporaneamente 30-40 scie e gli aerei ancora giravano

Presa la bici e direttomi in piazza non ce l’ho fatta a resistere di fronte allo scempio così ho iniziato a gridare ai passanti di guardare in alto e dirmi di cosa si trattava!

Le reazioni:

-un mio coetaneo che portava il bimbo piccolo sulla bici “a me non me ne frega niente”

-una donna è fuggita in bicicletta “non mi interessa non lo voglio sapere”

-un uomo sui 35-40 seduto al bar davanti al comune “bhè è la ‘meteorologia’” (ovvio no?)

-un mio conoscente al bar “sono gli aerei, fanno così non lo sapevi che c’è di strano?” mentre alcuni ragazzi mi deridevano stupiti

-un ragazzo sceso dall’auto “sono le scie chimiche”

-un anziano “a volte le fanno anche rosse e verdi”

solo 2 ragazzi si sono fermati a riflettere alcuni secondi guardando perplessi e uno ha detto “hai ragione, bravo! non è normale!”

Bhè ho fatto la figura dello scemo sfigato paranoico allucinato di fronte a mezzo paese, ma ho potuto vedere che almeno un essere umano su 20.000 non è uno zombi lobotomizzato, così sono tornato a casa soddisfatto.

Da allora non hanno più volato di giorno, ma vedo che di notte girano continuamente parecchi aerei a quota piuttosto bassa… impossibile vedere se lasciano la scia…..

Alza gli occhi al cielo e dimmi cosa vedi

mappa

Commenti disabilitati su I Sopravvissuti

No Muos: lettera al Papa contro la guerra e l’impianto Usa

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 7 Settembre 2013

7 settembre 2013, 10:33

images

Pubblichiamo la missiva inviata al Pontefice dal comitato di Piazza Armerina

“Caro Papa Francesco,

spirano sempre più forti i venti di guerra sul Mediterraneo, non più mare di pace, e la nostra terra di Sicilia non è più isola di cultura ma portaerei per fini bellici di superpotenze che si alimentano, insaziabili, dei profitti dell’economia di guerra.

Consapevoli di non dire nulla di nuovo, Le evidenziamo alcuni fatti:

all’interno della stupenda sughereta di Niscemi in Sicilia (Sito di Interesse Comunitario), la Marina Militare degli Usa, senza interpellare il Parlamento Italiano e la cittadinanza, ha installato, a partire dal 1991, 46 antenne per le telecomunicazioni con truppe e mezzi bellici nel Mediterraneo (può ricavare ulteriori informazioni dal libro Piazza No MUOS che abbiamo l’onore di donarLe);

è in costruzione, sempre all’interno della sughereta, il quarto impianto terrestre del MUOS, composto da tre parabole gigantesche che hanno il compito di guidare i droni (aerei senza pilota perché il pensiero umano è pericoloso), sommergibili, truppe e singoli soldati. La guerra sarà a portata di joystick.

La popolazione si è costituita in comitati che, coadiuvati da tante persone di buona volontà, stanno affrontando la problematica sotto diversi aspetti. Ma, sullo scoglio della totale mancanza di trasparenza e di democrazia reale, si imputridiscono le cattive abitudini italiche date dai partiti e dai vizi dei politici che condizionano organi di stato e i mezzi di informazione alla mercé dei poteri forti.

In un balletto di atti istituzionali, di revoca della revoca, di dichiarazioni fallaci pure in contraddizione diacronica tra loro, di azioni repressive sempre più frequenti, in presenza della manipolazione mediatica pressoché universale, il messaggio univoco che arriva ai cittadini è che il “MUOS s’ha da fare”, costi quel che costi. Ma  l’opinione pubblica sta sempre più cogliendo il nesso tra MUOS e guerre: il fronte di chi sta aprendo occhi e mente è sempre più vasto e pone, tra l’altro, un grosso problema di democrazia reale. La sensazione è di impotenza e frustrazione per il non ascolto di istanze vitali per la società, quali il rifiuto di guerre e del riarmo, il rispetto della sovranità territoriale, la difesa della salute e dell’ambiente.

In questi giorni, la pace è in forte pericolo.

Le forze del profitto e della guerra hanno già deciso il futuro del pianeta, suddiviso in aree da immiserire progressivamente e da soggiogare. In questo quadro, l’Europa del Sud è condannata a essere prima avamposto per l’aggressione ai paesi del Medio Oriente e del Maghreb e successivamente oggetto di ulteriore militarizzazione per il dominio culturale definitivo sui popoli ridotti a miseria.

La Sua autorità, caro Papa Francesco, è forte. Abbiamo apprezzato il suo grido contro la guerra che scuote anche chi, nella Chiesa, è sordo ai venti della pace.

Ci rivolgiamo a Lei perché noi, “credenti e non credenti”, siamo convinti che in questa terra possano vincere la vita e le forze del bene sull’oscurità del male e della guerra.

Per questo accogliamo il Suo invito a partecipare in piazza San Pietro alla giornata di digiuno e di preghiera di giorno 7 settembre.

Siano le Sue parole di pace e speranza monito verso la politica e i piccoli uomini deboli e corrotti.

Grazie e un caro saluto fraterno.

COMITATO No MUOS Piazza Armerina”

Commenti disabilitati su No Muos: lettera al Papa contro la guerra e l’impianto Usa

Tutte le salmonelle finiscono in gloria

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 11 Agosto 2013

​«Mamma, posso fare il bagno?» era, fino a qualche anno fa, l’innocente quesito che il pargolo anelante la frescura delle onde rivolgeva alla propria genitrice, sentendosi rispondere, immancabilmente: «Sì, ma non ti allontanare troppo»; oggi, alla stessa domanda, è probabile che la madre, dopo aver chiesto al figlio qualche secondo per la risposta, si rivolga al marito: «Caro, cosa dicono l’Arpa, l’Asp, la Capitaneria di Porto, i NAS e la Procura sul nostro mare?», e il coniuge: «Dicono che il mare è pulito, tranne nei punti in cui è pieno di colibatteri fecali.»
​Dopo un anno di indagini appassionanti e sequestranti, questa è la massima sintesi dei risultati ottenuti: le nostre acque sono balneabili, tranne che alla foce dei fiumi, in prossimità degli scarichi dei depuratori e nei porti. Conclusione di certo poco tranquillizzante perché, ad eccezione delle acque dei porti per ovvî motivi, non si vede perché dovrebbe essere naturale il superamento della soglia di inquinamento vicino agli scarichi dei depuratori, se non nel caso in cui questi impianti non depurino bene e in prossimità delle foci dei fiumi, se non certificando come fatto notorio che nei canali si butti impunemente ogni genere di porcheria.
​Il Procuratore della Repubblica di Modica, dottor Puleio, ha scritto recentemente ai sindaci del Comprensorio (Scicli, Modica, Pozzallo e Ispica) chiedendo loro cosa abbiano intenzione di fare a fronte di dati preoccupanti sullo stato delle loro coste. I sindaci, dal canto loro, si sono rivolti all’Asp che, tramite il Laboratorio Provinciale d’Igiene Pubblica, ha fatto sapere che il nostro mare è balneabile nei limiti di legge, e che ogni voce contraria – compresa quella della Procura? – è priva di ogni fondamento.
​L’indagine sull’inquinamento dei nostri mari partita un anno fa dopo la denuncia del sindaco di Modica, Antonello Buscema, sembra arrivata al capolinea. Dopo il dissequestro di uno dei tre villaggi, il Marsa Siclà, il mancato ritrovamento di tubi nascosti o di scarichi occulti, l’indagine prosegue con l’analisi dei terreni attraverso una costosa perizia. In realtà, molti quesiti posti dalle indagini avrebbero potuto agevolmente trovare risposta in un documento della Regione Siciliana, datato dicembre 2007, dal titolo: “Piano di Tutela delle Acque della Sicilia”, composto da circa mille pagine dentro alcune delle quali si trovano descritte nel dettaglio tutte le nefandezze del sistema idrico e fognario della fascia costiera che va da Scicli a Capo Passero. Nel “Documento di Sintesi del Piano di Tutela”, alle pagine 239 – 241 (258 – 260 nel documento pdf), si trovano elencate tutte le criticità che presenta il bacino idrografico “Scicli”: dal mancato completamento della rete fognaria in alcune località, allo scarso funzionamento dei depuratori, con perdite nelle condotte; dall’inquinamento da parte dei reflui urbani e industriali, non collettati ai depuratori, nei corsi fluviali superficiali e cattivo funzionamento degli impianti di depurazione alla contaminazione da residui agricoli e pericolo di contaminazione dei pozzi. Non mancano nemmeno riferimenti alle numerose perdite della rete idrica, sia per la cattiva manutenzione che per la vetustà degli impianti.
​Sul reale, alto tasso d’inquinamento delle falde acquifere da parte dei prodotti utilizzati in agricoltura, arriva in soccorso una recentissima pubblicazione, aggiornata a luglio 2013, dell’I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), dal titolo: “Rapporto Nazionale Pesticidi nelle Acque”. Nel documento, peraltro liberamente scaricabile da Internet, come pure gli altri due documenti citati, nelle pagine 30, 31, 40, 51 e 52 si troveranno delle esaurienti cartine dei luoghi di massimo inquinamento in Sicilia e degli inquinanti trovati. E poiché in Sicilia la provincia di Ragusa costituisce un unicum per quanto riguarda l’agricoltura intensiva, essa è anche la provincia con il più alto tasso d’inquinamento da pesticidi.
​La sana e istruttiva lettura di questi documenti, che consiglio a tutti, soprattutto agli inquirenti e ai periti, dà una radiografia accurata del territorio, poco cambiata dal 2007, anno del documento sullo stato delle acque, tanto più che in quello studio si prevedeva in 92 milioni e 279 mila euro la somma occorrente per sistemare tutte le criticità di questo bacino, della quale non si è finora speso granché, forse nemmeno un tallero.
​La sconfortante conclusione è che la Procura, i Comuni, le aziende sanitarie, i consorzi bonificanti (e da bonificare) nulla possono per la soluzione di un problema che non è contingente, ma sistemico.
​Nel frattempo la pubblica opinione sbanda confusa, siccome gregge aggredito dai lupi dell’informazione; tra chi vuole le coste pulite come la coscienza di un neonato e chi non è di questo parere, tra il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà, troviamo pure l’informazione matematica, di quelle che ti propina il Tg regionale ove qualsiasi cosa tu dichiari, qualsiasi sia l’argomento trattato, di chiunque si parli se ne fa radice quadrata e chi ha voglia di capire capisca quello che vuole. Tanto i secondi disponibili sono sempre centottanta per notizia, sia essa riguardante l’onestà politica di Lombardo (per la quale tre secondi bastano e avanzano), sia un argomento complesso come il sequestro di tre villaggi turistici e 400 famiglie nella… posidonia oceanica, il Tg Tre, imperterrito, lavora di forbici più che di compasso e, alla fine, tutte le salmonelle finiscono in gloria.
​Del resto, dopo aver inanellato, questi Tg, un calo di ascolti che continua ormai da anni, fatti fuori persino gli angeli di Natale per far posto a qualche altra pecorella nel Presepe, cosa volete che sia per questi veri signori il concetto di informazione, ormai opaco e puzzolente come i prati della posidonia?

Fonte: Paolo Oddo da La Pagina

Commenti disabilitati su Tutte le salmonelle finiscono in gloria

Il Procuratore della Repubblica trasmette ai sindaci di Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo i dati sull’inquinamento. “Decidete che fare”

Posted in Pubblica Evidenza by admin on 26 Luglio 2013

I risultati delle analisi sulle condizioni del mare presentate dall’Arpa sono stati trasmessi dal Procuratore della Repubblica di Modica, Francesco Puleio ai sindaci dei quattro comuni del comprensorio modicano i risultati delle analisi dell’Arpa e del CNR,  100 pagine di documentazione ben dettagliata con la quale il procuratore chiede ai primi cittadini di verificare se ci sono gli estremi per prendere provvedimenti. A titolo informativo, dunque, ma soprattutto per sollecitarli, alla luce degli esiti, ad emettere eventuali ordinanze. L’acqua del mare, secondo quanto riferito sarebbe impregnata di liquami fognari e metalli tossici.

Il Procuratore della Repubblica, ha reso nota la condizione di salute delle acque di competenza del territorio di Scicli quindi inviando gli esiti al sindaco Franco Susino, a Modica ad Ignazio Abbate, ad Ispica a Piero Rustico ed a Pozzallo a Luigi Ammatuna. Contestualmente l’autorità giudiziaria si aspetta che i primi cittadini facciano bene analizzare gli esiti ed eventualmente emettere un’ordinanza che vieti la balneazione.

Fonte e commenti: RTM

Commenti disabilitati su Il Procuratore della Repubblica trasmette ai sindaci di Modica, Scicli, Ispica e Pozzallo i dati sull’inquinamento. “Decidete che fare”
Next Page »