Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


Il Piano Provinciale Gestione dei Rifiuti

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 21 Febbraio 2020
Macroaree VII a nel Comune di Modica

Il Piano Provinciale Gestione dei Rifiuti così come da ultima delibera del
Commissario Straordinario con i poteri del Consiglio – Aggiornamento del Piano Provinciale Gestione dei Rifiuti (P.P.G.R.) alla data di ottobre 2018, all’Allegato V:
La Nota del Libero Consorzio Comunale di Ragusa prot. 16140 del 11-05-2018, in adempimento a quanto stabilito nell’incontro con i Sindaci del Libero Consorzio Comunale avvenuto in data 12-04-2018, ha impartito lo stralcio ed esclusione della macroarea VI dai siti potenzialmente idonei ad ospitare una nuova discarica d’Ambito. Pertanto nelle Tavole Grafiche che seguono, la macroarea VI pur indicata e riportata, è da intendersi stralciata ed esclusa. La Nota del Libero Consorzio Comunale di Ragusa prot. 29400 del 19-09-2018, in adempimento a quanto stabilito nell’incontro con i Sindaci del Libero Consorzio Comunale avvenuto in data 14-09-2018, ha impartito la specificazione quali siti da destinare a discarica per lo smaltimento di R.U.R.:
1. c.da Cava dei Modicani in territorio di Ragusa;
2. macroarea I ricadente in territorio di Acate/Vittoria;
3. macroarea VII-a ricadente in territorio di Modica.
Pertanto nelle Tavole Grafiche che seguono, le macroareee I e VII-a, ed il sito di c.da Cava dei Modicani, sono da intendersi porzioni di territorio provinciale individuate quali macrozone per realizzare discariche atte allo smaltimento dei R.U.R. rispetto le restanti, su cui effettuare successiva attività di micro localizzazione.

pag.46 All.VIII
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Carta Regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria

Posted in Documenti,Risorse by admin on 15 Febbraio 2020

I luoghi che segnano le tappe dell’identità e memoria culturale di un territorio costituiscono un patrimonio di enorme importanza e una opportunità fondamentale per definire le strategie di sviluppo della comunità che li accoglie. Intorno a questi è possibile ipotizzare un modello innovativo di gestione, che si basi su un progetto di conoscenza e valorizzazione abbinato ad una tutela attiva e pienamente condivisa.

Il progetto prevede il più diffuso coinvolgimento dell’intera comunità in tutte le principali fasi, a partire dalle proposte di iscrizione di spazi fisici in una o più delle sette categorie della Carta Regionale dei Luoghi dell’Identità e della Memoria. Questa condivisione dovrà avvalersi di un processo partecipativo diffuso, finalizzato al riconoscimento della valenza culturale e alla socializzazione di uno specifico luogo, mettendo in comune le reti di conoscenze per attivare buone pratiche di tutela e conservazione, in uno con la gestione e valorizzazione sostenibile.

Il progetto, che riparte dal Dicembre 2013, riprende gli elementi fondanti che s’intendono condividere con gli Istituti centrali e periferici dell’Amministrazione, con le Istituzioni culturali pubbliche e private e con la Collettività isolana tutta, per promuovere la costruzione di una rete di offerta culturale integrata al fine di proporre itinerari tematici sostenibili su scala locale e territoriale, avvalendosi delle più aggiornate tecnologie multimediali per la gestione e la comunicazione “…allo scopo di individuare, salvaguardare, conservare, fruire in modo sostenibile gli spazi fisici legati ai culti, riti, eventi e personalità che hanno determinato tappe significative nella storia, nella cultura e nella tradizione dell’Isola.In questi luoghi si riconoscono le radici di una identità e memoria collettiva, che deve considerarsi irrinunciabile perché fornisce un contributo insostituibile alla valorizzazione diffusa del territorio siciliano”. (art. 1 del D.A. 8410 del 3.12.2009).  
La Carta Regionale dei Luoghi potrà fornire nuove opportunità ad aree territoriali marginali rispetto ai principali flussi di visita, proponendo itinerari spesso inesplorati, attraverso luoghi e percorsi che caratterizzano la ricca complessità dei paesaggi culturali siciliani.   
L’ ARCHIVIO LIM (rinnovato) consente una consultazione sistematica per Comuni, Province, categorie e sottocategorie, anche per agevolare l’apporto della Collettività isolana all’implementazione dei luoghi dell’Identità e della Memoria. http://www.centrorestauro.sicilia.it/read.asp?Id=270

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Il Lavinario Zimmardo-Bellamagna ed il PAS

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 6 Dicembre 2019

Contrade: Zimmardo superiore, Zimmardo inferiore, Fondolongo, Bellamagna

Lungo circa 700 metri, il lavinario nasce in contrada Zimmardo inferiore. Comincia con una lieve depressione che si approfondisce sensibilmente nel punto intermedio per tornare, dopo quest’incertezza, al suo profilo di convogliatore superficiale. Il corso segue un andamento SO-NE (parallelamente alla consortile Bellamagna -Zimmardo), è largo una quarantina di metri, profondo 4-5 metri e, dopo i primi 500 metri, acquista definitivamente le sembianze del lavinario. In particolare il fondo si fa pietroso e la vegetazione si attenua vistosamente.

La flora riscontrata è di tipo quasi esclusivamente agrario. Tra le essenze arboree prevalgono l’Olea sativae, di poi, la Ceratonia èdulis. Non mancano, tuttavia, l’Olea sylvestris, la Ceratonia selvatica e la Chàmaerophos humilis (leggere passeggiate nei dintorni di modica), comprese tra le essenze tutelate dal legislatore. Anche nella flora erbacea si avverte la prevalenza delle specie che, normalmente, sono di contorno all’attività agricola: l’Arum italicum, l’Arisarum, l’Avena, la Beta sulcata, la Borrago, la Brixa maxima, varie specie di Bromus, … etc.
Sono presenti tuttavia, alcune specie interessanti sotto il profilo botanico: l’Anagyris, l’Acanthus spinoso, l’Aristolochia altissima, l’Asparagus albus, la Capsella bursa pastoris, l’Oxalis acetosella, la Centranthus ruber, la Dafne gnidium, l’Hermodactylis tuberosus, e il Raphanus raphanistrum. Il sito, nel complesso, ha una sua caratterizzazione all’interno della tradizione agricola degli iblei.

L’analisi floristica

Il luogo accoglie un numero di essenze proprie della macchia mediterranea tale che potrebbe, tranquillamente, essere incluso tra quelli da sottoporre a protezione. Vi troviamo l’Anagyris, la Ceratonia siliqua, il mirtus communis, il Pistacia lentiscus, l’Olea sylvestris e la Chàmaerops humils,. sul piano quantitativo prevalgono il Myrtus, che è vistoso (ossia visibilmente diffuso), la Ceratonia siliqua ed il Lentiscus. Non esistono essenze proprie della flora ripariale e mancano, quasi del tutto, quelle che caratterizzano la flora rupestre ad eccezione della Centranthus ruber.

Considerato che il sito, pur presentando sei (e non cinque) delle specie richieste dal legislatore per l’identificazione di un’associazione a macchia mediterranea, è sostanzialmente destinato ad attività agricola, non può essere sottoposto a tutela di cui trattasi. Sarebbe consigliabile, tuttavia, che l’autorità comunale riflettesse sulla opportunità di tutelarlo per due ragioni:

a) perché presenta alcune essenze che, in territorio di Modica, si trovano quasi esclusivamente in esso e nell’attigua contrada Fondolongo- Ci riferiamo, ad esempio, all’Hermodactylis teberosus,

b) perché accoglie numerosi esemplari secolari, oltre che spettacolari, di Olea sativa e di Ceratonia èdulis.

Valutazione Ambientale Strategica della Variante Generale del Piano Regolatore Generale del Comune di Modica

Particolare forma di tutela dovrà essere prevista nelle NTA per l’intero corso del Vallone

Religione (individuato con il n° 74 dello Studio agricolo forestale) e dei lavinari Benarifi

(individuato con il n° 72 dello S.A.F.) e Zimmardo-Bellamagna (n° 73 dello S.A.F.), esterni al

perimetro del pSIC omonimo e individuati nella Tav. IC di integrazione allo Studio Agricolo

Forestale. Si dovrà individuare una zona di rispetto dalle sponde o piedi degli argini per una

fascia di 150 mt ciascuna, da individuare e rappresentare nelle tavole di PRG. Nella zona di

rispetto sono esclusi interventi di trasformazione urbanistica, edilizia e infrastrutturale; sono

compatibili interventi volti alla difesa ldrogeologica con esclusivo ricorso a tecniche di

ingegneria naturalistica, alla bonifica e al restauro ambientale e paesaggistico;

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Impianto biometano a Zimmardo Bellamagna: osservazioni tecniche

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 29 Novembre 2019
La Sicilia 28.11.2019

1 – FINALITA’ DEGLI IMPIANTI

Gli impianti di produzione di metano da biomasse hanno lo scopo di produrre ed immettere in rete metano per autotrazione derivato dalla lavorazione di rifiuti organici quali sfalci e potature, liquami organici da allevamento di bovini e suini, pollina, rifiuti alimentari e persino reflui civili. Incontestabile dunque l’enorme potenziale positivo di questo genere di trattamenti per la valorizzazione di prodotti potenzialmente problematici in quanto inquinanti, di complesso e costoso smaltimento .

2 – PROBLEMA DELLA UBICAZIONE SUL TERRITORIO

Non si può tuttavia non considerare che trattasi di impianti di notevole impatto sul territorio in quanto il trattamento abbisogna dello stoccaggio e lavorazione di notevolissime quantità di materia da elaborare per “digestione batterica anaerobica” per più giorni (oltre 20) in contenitori assai estesi. Occorre ancora valutare che il prodotto finale abbisogna di una serie di passaggi di raffinazione, depurazione, concentrazione ed infine pompaggio in cui sono impegnate macchine anche molto rumorose e durante i quali vengono liberati in atmosfera sottoprodotti potenzialmente inquinanti oltre che “odorigeni” da disperdere tramite torri (desolforazione).

Nel nostro caso parliamo appunto di una estensione impegnata di ben 8 ettari (80.000 Mq.) con serbatoi esterni assai voluminosi e torri di dispersione di sicuro impatto anche visivo.

Per quanto detto appare del tutto inopportuna l’ubicazione in un’area agricola di notevole pregio paesaggistico, connotata anche da criticità specifiche e precisamente da aree limitrofe, quando non addirittura confinanti, interessate da vincoli archeologici ed idrogeologici.

2.1 – VINCOLO ARCHEOLOGICO – (Vedi allegato 1) Seppure l’area interessata dal progetto non è strettamente vincolata, si trova a confinare a nord con un’area in cui vige il vincolo (colore rosa) mentre analogo limite è posto su terreno immediatamente a sinistra a non più di 100 metri. Appare del tutto evidente che un impianto di tipo industriale incastonato fra due aree ricche di rinvenimenti preistorici snatura del tutto il senso del vincolo. A tal fine sorprende l’assenza della Soprintendenza di Ragusa nella fase di approvazione del progetto. È vero infatti che è stato chiesto preliminarmente alla Soprintendenza se nell’area di intervento ci fossero definiti o in corso di definizione vincoli di natura archeologica, ma la risposta negativa non poteva e non doveva essere intesa come una implicita autorizzazione a procedere dell’organo di tutela e questo in forza non di un opinabile parere ma per precisa disposizione della norma. Resta infatti l’applicabilità del titolo V della relazione generale sul vincolo paesaggistico che riguarda gli interventi di “Rilevante trasformazione del paesaggio” e che si applica anche agli interventi in aree non soggette a vincolo. Il comma d) dell’art. 40 include fra le suddette opere gli “impianti per la produzione, stoccaggio ed il trasporto in rete dell’energia, incluse quelle da fonti rinnovabili quali impianti geotermici, da biomasse, centrali eoliche ed impianti fotovoltaici”. Allo stesso modo devono essere considerati (lettera f) gli insediamenti produttivi (Impianti industriali, artigianali e commerciali).

Pertanto il mancato coinvolgimento della Soprintendenza di Ragusa nella “Conferenza di Servizi” che ha approvato in via definitiva il progetto, è una grave anomalia procedurale che inficia la regolarità della decisione.

2.2 VINCOLO IDROGEOLOGICO – (Vedi allegato 1) Questo si estende a valle dell’impianto a protezione del “lavinaro” (compluvio) per 150 metri dall’argine dello stesso che è di quaranta metri e che raccoglie le acque provenienti dai due versanti che lo definiscono. Il vincolo è talmente a ridosso dell’insediamento che si è dovuto ritagliare una parte del terreno di proprietà del titolare per non investirlo. Resta il fatto che l’insediamento in progetto si viene a trovare sul costone in pendio di uno dei versanti che definiscono il bacino idrico del lavinaro così da essere infallibilmente esposto al corso delle acque in occasione dei sempre più frequenti episodi di forti piogge. È appena il caso di notare che proprio in questo periodo, novembre 2019, la strada consortile Zimmardo/Bellamagna che conduce al sito, si trova interdetta al traffico ordinario e parzialmente transennata per i danni subìti in occasione delle piogge di fine ottobre scorso. Invero il progetto tratta la problematica dello smaltimento delle acque meteoriche ma si limita alla previsione ordinaria limitata alle piogge raccolte dal bacino dell’impianto, 8 ettari di terreno, di fatto impermeabilizzato, senza tenere in alcun conto il fatto che l’area di impianto sarà infallibilmente investita dalle acque meteoriche provenienti dal bacino idrico a monte. Quali potrebbero esser le conseguenze diremo appresso nella trattazione dello stoccaggio della materia prima di alimentazione.

2.3 – PROBLEMA APPROVVIGGIONAMENTO MATERIA PRIMA

Per capire di quali numeri si sta parlando si è fatto riferimento ad un impianto reale (Gruppo Hera – impianto di S. Agata Bolognese) ed ai suoi dati di consuntivo annuo: 135.000 tonnellate di materia base dai quali si ricavano 7.5 milioni di Mc. di metano e 20.000 tonnellate di compost.

Se ne deduce che per produrre 1 Mc di metano e 6,75  Kg di compost occorrono 18 Kg di materia prima.

Per la produzione stimata di 500 Mc di metano/ora occorrono dunque 9 tonnellate di materia prima ogni ora pari a 216 tonnellate al giorno.

Ipotizzando che i trasporti siano effettuati da automotrici lunghe 8 metri con una portata di 50 Qli, occorreranno dunque 43 automotrici al giorno che dovranno impegnare la consortile larga non più di 5 metri peraltro attualmente transennata. Ancora dovranno essere asportati 810 Qli/giorno di compost cioè ci saranno circa 16 automotrici al giorno in uscita. A queste ancora occorrerà aggiungere quelle necessarie per l’asporto del residuo da discarica perché bisogna dire pure che l’impianto produce anche una notevole quantità di scarti da discarica.

2.4 – PROBLEMA STOCCAGGIO MATERIA PRIMA – Ancora una ulteriore criticità nasce dal fatto che l’elaborazione della materia prima richiede un ciclo di oltre 22/23 giorni la qual cosa significa che lo stoccaggio consisterà in 216 tonnellate al giorno x 23 giorni ossia nell’impianto saranno presenti in ogni momento non meno di 5.000 (cinquemila) tonnellate di materiale organico, sfalci di potature, pollina, deiezioni da allevamenti intensivi (bovini, ovini, pollame etc.) residui organici di raccolta differenziata (umido) ed anche liquidi fognari, visto che questi impianti sono in grado di digerire ogni forma di “combustibile organico”. È appena il caso di considerare che questo aspetto diventa critico nel momento in cui abbiamo considerato che l’intera area potrebbe essere soggetta ad inondazioni di acqua/fango proveniente dal bacino di raccolta a monte con l’inevitabile contaminazione del “lavinaro” che accompagnerebbe detti “prodotti” verso le spiagge di Pozzallo, Maganuco e Marina di Modica.

3- PROBLEMA ALLACCIO A RETE ENI – Un ultimo aspetto da valutare, del tutto ignorato nella fase di progetto, riguarda il prescritto allaccio dell’impianto alla rete di distribuzione del gas, visto che la norma lo prevede espressamente. Questo comporta la contestuale realizzazione in quel pregevole sito naturalistico di un gasdotto, sicuramente verso la costa, che darà il colpo di grazia ad ogni speranza di sviluppo di turismo ambientale peraltro già ben avviato con la realizzazione da parte di privati di numerose attività di accoglienza anche di rilevante pregio qualitativo.

4 – VALUTAZIONI FINALI – Quanto esposto nasce da valutazioni sicuramente ottimistiche e conservative e ciò in considerazione del fatto che si è lavorato sotto la sola ipotesi di produzione di gas in uscita ma occorre ancora considerare che una parte importante dell’energia prodotta sarà impegnata nella produzione “ad uso interno” della energia elettrica necessaria alla alimentazione dell’impianto (cogenerazione) cosicché i dati sopra esposti sulle necessità di approvvigionamento sono da considerare ampiamente sottostimati. Non è ancora da trascurare un aspetto sul quale non si esprime un giudizio ma che va posto: Uno dei prodotti a maggior rendimento ai fini dell’alimentazione di questi impianti è il cosiddetto “umido” derivante dalla raccolta differenziata urbana per cui non di rado queste centrali diventano di fatto dei siti ottimali di smaltimento dalla frazione umida prodotta dalla raccolta comunale differenziata. Il problema è economico/politico e va tenuto in considerazione.

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Osservazioni sull’impianto di biometano a Zimmardo Bellamagna

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti by admin on 29 Novembre 2019
Localizzazione impianto

1 – L’intervento proposto prevede la costruzione di un impianto per la produzione, compressione e distribuzione di biometano. L’impianto è localizzato in territorio di Modica, in contrada Zimmardo-Bellamagna occupando, in tutto o in parte, le particelle catastali XXX del foglio XXX, in zona classificata dal Piano Regolatore Generale Comunale come agricola (classe E1 – art.º 52 e 53 delle Norme di Attuazione del PRG) il cui uso attuale, d’accordo con la cartografia dello stato di fatto dello stesso
strumento, è a carrubeto.
2 – D’accordo con la carta della suscettivitá del PRG di Modica, l’area dell’impianto si localizza al limite di una linea di faglia, (cui termini edificatori sono regolati dall’art.º 70 delle Norme di Attuazione del PRG), ed inquadrata come parte di “zone tettonizzate da sottoporre a dettagliate indagini in scala di progetto”.
Questo vincolo non é riportato nel certificato urbanistico che istruisce il processo.
É inoltre da notare che, d’accordo con le tavole riferite alle componenti del paesaggio del Piano Paesaggistico, la linea di faglia non passa al limite delle particelle in questione ma le attraversa in corrispondenza della localizzazione dell’impianto di produzione del biometano.
In termini di sicurezza, oltre all’intrinseco scostamento insito nel metodo di
rappresentazione cartografica, bisogna poi notare che una faglia tettonica non corrisponde nella realtà ad una linea ma ad un’area, il piano di faglia, di larghezza variabile legata all’inclinazione degli strati che la compongono.
Il proponente ha allegato alla richiesta di autorizzazione una relazione geologica sviluppata da un proprio tecnico di fiducia che, pur confermando la presenza della faglia, conclude per la fattibilità geologica delle opere previste senza tuttavia esplicitare il valore della pericolosità sismica del sito e dei parametri di progetto.
La cautela derivante da un tale inquadramento risulta rafforzata trovandoci in presenza di un impianto già definito nell’atto di autorizzazione come insalubre e per cui sarebbe stato auspicabile, prima di una decisione, un approfondimento di questo importante aspetto, possibilmente da parte una entità terza, che permetta chiarire il livello di
pericolosità in relazione al tipo di impianto.
3 – Analogamente, lo studio del traffico indotto prodotto dal richiedente ha evidenziato un notevole aumento del traffico pesante su di una rete stradale consortile che per tratti ineludibili è assolutamente impreparata e/o insufficiente sia per la tipologia di veicoli attesi che per quantità, trattandosi di viabilità consortile con larghezza di fascia minima.
Tale studio è stato assunto acriticamente dall’amministrazione senza che siano state formulate valutazioni in relazione alla tipologia di rete stradale coinvolta e alle eventuali contromisure da prendere per ridurre la pericolosità e i disagi attesi dalla popolazione, od anche di carattere ambientale, sulle emissioni attese prodotte da tale transito e pertanto per una valutazione complessiva in relazione ai costi/benefici ambientali attesi dalla realizzazione dell’impianto.
4 – Mentre é chiara la localizzazione dell’impianto, dagli elaborati di progetto presentati non si é in grado di capire se l’impianto ha ricevuto la necessaria autorizzazione e i permessi necessari per l’allaccio (e la modalità di realizzazione dello stesso) alla rete di distribuzione del gas naturale localizzata al di fuori dell’area dell’impianto, in zona soggetta a vincolo paesaggistico. Che la questione dell’allaccio dell’impianto alla rete esistente, fondamentale per giustificare l’esistenza stessa dell’impianto, non sia chiara
nel progetto presentato risulta evidente anche dal quesito presentato in merito da parte del Dott. XXX (Settore Pianificazione Territoriale – Ufficio Energia del Libero Consorzio di Ragusa) riportato nel verbale della Conferenza dei Servizi del 04/03/2019.
5 – Il provvedimento di autorizzazione emesso dal SUAP di Modica ha chiaramente incluso l’industria in oggetto fra quelle insalubri obbligando il richiedente alla sua classificazione prima della attivazione degli impianti.
In accordo con il Decreto Ministeriale del 05/09/1994 (Elenco delle industrie insalubri di cui all’art. 216 del testo unico delle leggi sanitarie) l’industria in esame va chiaramente classificata come di 1ª classe.
Il Testo Unico delle leggi sanitarie (Regio Decreto 27/7/34, n. 1265), all’art. 216 dispone: “Le manifatture o fabbriche che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono riuscire in altro modo pericolose alla salute degli abitanti sono in un elenco diviso in due classi:

  1. La prima classe comprende quelle che devono essere isolate nelle campagne e tenute lontane dalle abitazioni;
  2. La seconda quelle che esigono speciali cautele per l’incolumità del vicinato”. Considerando l’esistenza di varie abitazioni nelle immediate vicinanze dell’impianto, le norme di cui sopra appaiono disattese nel processo di valutazione che ha portato all’emissione dell’autorizzazione da parte dell’amministrazione del comune di Modica.

PIANO PAESAGGISTICO
1Il progetto non é stato sottoposto al vaglio della Soprintendenza dei Beni Culturali per la verifica del regime vincolistico a cui é sottoposto.
L’intervento proposto prevede la costruzione di un impianto per la produzione, compressione e distribuzione di biometano esteso su di un’area di circa 80.000 m2. Per realizzare tale scopo è prevista la totale estirpazione della coltura attuale e dei manufatti esistenti, la profonda alterazione del profilo naturale dei terreni e la loro pressoché completa impermeabilizzazione.
Il progetto in questione è pertanto da annoverare fra gli “Interventi di Notevole Trasformazione del Paesaggio” così come definiti dall’art. 40 del Piano Paesaggistico per i quali “ laddove non specificatamente inibiti dalle prescrizioni di cui ai Paesaggi Locali del Titolo III delle presenti norme, sono accompagnati, in luogo dello studio di compatibilità paesaggistico-ambientale di cui sopra, dalla relazione paesaggistica prevista dal decreto Assessore ai Beni Culturali n.9280 del 28.07.2006 e dalla relativa
circolare n.12 del 20.04.2007”. Relazione che non é stato possibile individuare fra i documenti che istruiscono il processo.
2 – Inoltre pur non essendo direttamente sottoposto a regime di tutela, in conformità col punto 14.9 lettera c) delle Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti energetiche rinnovabili approvate con DM del 10/9/2010, l’area contermine da valutare è pari ad un raggio di 14 m x 50 = 700 m, dove 14 m è l’altezza dell’elemento più alto dell’impianto, cioè la torre di desolforazione.
Nel raggio di 700 m attorno all’area di progetto ricadono i suddetti beni vincolati:

  • Beni Isolati (Zimmardo Inferiore);
  • Aree Boscate;
  • Biotopo dell’alveo del torrente di Zimmardo;
  • Aree di interesse archeologico;
  • Vincolo 150 m ex Galasso

I beni isolati sono trattati dall artº. 17 del Piano Paesaggistico che prevede “I beni isolati, rappresentati nella relativa cartografia del Piano e riportati nelle schede descrittive, costituiscono testimonianza irrinunciabile delle vicende storiche del territorio; quando in rapporto funzionale e visuale con il sito e il territorio circostante, si configurano inoltre quali elementi primari nella percezione del paesaggio.”
3 – L’area su cui insite il progetto é classificata come paesaggio agrario dei seminativi arborati ricadente all’interno del paesaggio locale 10 del Piano Paesaggistico degli Iblei (ambiti 15, 16 e 17) così come individuato negli elaborati grafici e descritto nelle norme di attuazione dello stesso.
L’art. 14º delle norme di attuazione del Piano Paesaggistico con riferimento al paesaggio del carrubo e dei muretti a secco prevede che : “in considerazione del loro ruolo caratterizzante l’unicità del paesaggio storico-agricolo e culturale ibleo, testimonianza della trama storica dell’enfiteusi, l’indirizzo è quello del mantenimento compatibile con criteri generali di salvaguardia paesaggistica e ambientale” e “In assenza di specifici programmi d’intervento, nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica
per effetto dell’art. 134 del Codice sono vietate la demolizione dei muretti a secco e l’estirpazione dei carrubi esclusi quelli di nuovo impianto (da 0 a 5 anni)”.

4 – Per la corretta interpretazione delle norme é peraltro necessario tener presente che esse non costituiscono una semplice sommatoria di articoli e precetti normativi ma esprimono una visione d’insieme basata su di un congiunto di valori che si intendono salvaguardare per cui “le componenti dei sistemi e dei sottosistemi del paesaggio rivelano la loro interdipendenza e la loro natura sistemica, secondo schemi e criteri soggetti alle diverse interpretazioni, relazioni, valori, persistenze culturali, riconoscibilità e identità del territorio. Il paesaggio locale rappresenta inoltre il più
diretto recapito visivo, fisico, ambientale e culturale delle azioni e dei processi, delle loro pressioni e dei loro effetti, sui beni culturali e ambientali. (art.º20)

In questo senso anche se il progetto non violasse nessun articolo specifico, “riuscendo a passare tra le gocce di pioggia” sfruttando lacune o sviste dell’articolato normativo (come è possibile che la particella 333 sia esente dal vincolo archeologico che coinvolge le particelle omogenee e immediatamente limitrofe ?) non si può non tener conto che esso si trova in aperto contrasto con tutti gli obiettivi di qualità paesaggistica stabiliti dal PP per il paesaggio locale 10 ed enumerati all’art.º 30 delle norme di attuazione dello stesso (1).
1 Vedi anche la sentenza della Corte Costituzionale n. 166 del 11 giugno 2014, con la quale i giudici hanno ribadito che alla previsione contenuta nell’art. 12, comma 3, D.L.vo n. 387/2003 (“Gli impianti di produzione di energia elettrica [alimentati da fonti rinnovabili programmabili o non programmabili] … possono essere ubicati anche in zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici. Nell’ubicazione si dovrà tenere conto delle disposizioni in materia di sostegno nel settore agricolo, con particolare riferimento alla valorizzazione delle tradizioni agroalimentari locali, alla tutela della biodiversità, così come del patrimonio culturale e del paesaggio rurale …”).

Infine tutta questa vicenda ha messo in luce alcuni aspetti che, per il bene comune, penso sia necessario chiarire e/o risolvere quanto prima:
1) Il Comune di Modica non si é ancora dotato di strumenti di pianificazione previsti per legge come il piano di zonizzazione acustica del territorio comunale;
2) Il PRG non contempla due parametri urbanistici della massima importanza come la superficie permeabile e l’indice di permeabilità. Questi parametri di importanza forse minore in un contesto urbanizzato assumono fondamentale importanza nel governo delle trasformazioni del territorio in ambito rurale. Basti pensare che l’impermeabilizzazione è il parametro fondamentale che l’ARPA rileva annualmente per determinare il consumo (o la sua reposizione) di suolo naturale.
3) Il comune non possiede alcun regolamento specifico (o articolo del PRG) per la gestione delle industrie insalubri sul suo territorio. A partire dalla regolamentazione della loro localizzazione che tenga conto, per esempio, della distanza dalle abitazioni o da altre attività preesistenti e considerate come incompatibili (come abitazione, industria hoteleira o agriturismo) sino al piano di emergenza da attivare in caso di incidenti.

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Il Piano Paesaggistico a Zimmardo Bellamagna

Posted in Biogas Zimmardo,Documenti,Pubblica Evidenza by admin on 1 Novembre 2019

Come si può facilmente visionare collegandosi al portale della Regione Siciliana in riferimento alle carte tematiche del Piano Paesaggistico della Provincia di Ragusa introdotto nel 2010 ed approvato definitivamente il 5 aprile 2016, l’area comprendente cava Zimmardo-Bellamagna, cava Gisana, cava Mele e serra Amenta, risulta accorpata all’interno dello stesso ambito di tutela e normata dal Piano Paesistico.

Nello specifico, l’ambito di tutela 10, riferendosi al “paesaggio locale” inserisce fra gli obiettivi di tutela del piano:
Conservazione e recupero dei valori paesistici, ambientali, morfologici e percettivi del paesaggio agrario, urbano e costiero;
conservazione del patrimonio storico-culturale (architetture, percorsi storici e aree archeologiche) e valorizzazione delle risorse paesaggistiche nell’ottica di un potenziamento del turismo culturale sostenibile;

10c. Aree di interesse archeologico Convento della Madonna delle Milizie, Arizzi, Trippatore, Grimaldi, Fondo Longo, Bosco Pisana, Roccasalvo. Valentino, C.da San Biagio
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso
misure orientate a:
– miglioramento della fruizione pubblica delle aree archeologiche;
– tutela secondo quanto previsto dalla normativa specificata dalle Norme per la componente “Archeologia”.
10d. Paesaggio del Torrente Corvo
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– recupero paesaggistico-ambientale ed eliminazione dei detrattori e tutela delle formazioni ripariali;
– garantire che gli impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili conseguiano un miglioramento della qualità paesaggistico-ambientale tramite la realizzazione di aree boscate, fasce tampone e potenziamento rete ecologica;
– favorire la realizzazione di una fascia di verde, anche con specie arboree, con la finalità di mitigazione e schermatura paesaggistica;
– garantire che le serre si distanzino adeguatamente dalle sponde del fiume in modo che l’osservatore percepisca l’elemento paesaggistico in una dimensione otticospaziale che ne restituisca quanto più possibile la completezza e i rapporti tra i vari elementi costituenti.
10e. Paesaggio dei territori coperti da vegetazione di interesse forestale
(vegetazione forestale in evoluzione di cui al D.Lvo 227/01)
Livello di Tutela 1
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– mantenimento dell’attività e dei caratteri naturali del paesaggio;
– conservazione dei valori paesaggistici, contenimento dell’uso del suolo,
salvaguardia degli elementi caratterizzanti il territorio;
– recupero paesaggistico con particolare attenzione alla qualità architettonica del
costruito in funzione della mitigazione dell’impatto sul paesaggio;
– contenimento delle eventuali nuove costruzioni, che dovranno essere a bassa
densità, di dimensioni tali da non incidere e alterare il contesto generale del
paesaggio agricolo e i caratteri specifici del sito e tali da mantenere i caratteri
dell’insediamento sparso agricolo e della tipologia edilizia tradizionale;
– tutela dei valori percettivi del paesaggio e delle emergenze geomorfologiche.
In queste aree non è consentito:
– attuare interventi che modifichino il regime, il corso o la composizione delle acque,
fatte salve le esigenze di attività agricole esistenti;
– realizzare discariche di rifiuti solidi urbani, di inerti e di materiali di qualsiasi genere;
– realizzare cave;
– realizzare impianti eolici.
10o. Paesaggio delle aree boscate e vegetazione assimilata
Livello di Tutela 3
Obiettivi specifici. Tutela e valorizzazione del patrimonio paesaggistico attraverso misure orientate a:
– mantenimento nelle migliori condizioni dei complessi boscati;
– potenziamento delle aree boscate, progressivo latifogliamento con specie autoctone;
– conservazione del patrimonio naturale attraverso interventi di manutenzione e
rinaturalizzazione delle formazioni vegetali, al fine del potenziamento della
biodiversità;
– tutela degli elementi geomorfologici;
– valorizzazione delle aree boscate anche in funzione ricreativa;
– mantenimento dei livelli di naturalità e miglioramento della funzionalità di
connessione con le aree boscate;
– miglioramento della fruizione pubblica, recupero e valorizzazione dei percorsi
panoramici, con individuazione di itinerari finalizzati alla fruizione dei beni naturali e
culturali.
In queste aree non è consentito:
– attuare le disposizioni di cui all’art. 22 L.R. 71/78 e le varianti agli strumenti
urbanistici comunali ivi compresa la realizzazione di insediamenti produttivi previste
dagli artt.35 l.r. 30/97, 89 l.r. 06/01 e s.m.i. e 25 l.r. 22/96 e s.m.i.;
147
– realizzare nuove costruzioni e aprire nuove strade e piste, ad eccezione di quelle
necessarie all’organo istituzionale competente per la migliore gestione dei complessi
boscati e per le proprie attività istituzionali;
– realizzare infrastrutture e reti;
– realizzare tralicci, antenne per telecomunicazioni ad esclusione di quelle a servizio
delle aziende, impianti per la produzione di energia anche da fonti rinnovabili
escluso quelli destinati all’autoconsumo e/o allo scambio sul posto
architettonicamente integrati negli edifici esistenti;
– realizzare discariche di rifiuti solidi urbani, di inerti e di materiale di qualsiasi genere;
– realizzare serre;
– effettuare movimenti di terra che trasformino i caratteri morfologici e paesistici;
– realizzare cave;
– effettuare trivellazioni e asportare rocce, minerali, fossili e reperti di qualsiasi natura,
salvo per motivi di ricerca scientifica a favore di soggetti espressamente autorizzati.

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Assalto alla bellezza

Posted in Documenti,Video by admin on 2 Gennaio 2019

Crescono al ritmo di 50 al giorno gli edifici abusivi in Italia. Su dodici milioni di case, un milione e mezzo oggi è fuorilegge, più del 10 per cento del totale. Con tre condoni in trentanni (1985, 1994, 2003), abbiamo speso 60 miliardi di euro per portare strade, luce, acqua e fognature nelle aree sanate. Dai comuni ne sono stati incassati, invece, solo 15, un quarto. Comincia da questo quadro d’insieme il viaggio di “Speciale Tg1” nel Paese degli abusi, firmato da Igor Staglianò. Dalle coste siciliane alle falde del Vesuvio, dall’area archeologica di Capo Colonna all’Appia Antica, dall’Istmo di Lesina sul Gargano alle saline di Molentargius a Cagliari, parlano i protagonisti degli abusi e gli amministratori locali che dovrebbero contrastarli. Filmate, per la prima volte col drone, le ville abusive dei boss di Bagheria, le demolizioni di Licata, la lottizzazione fuorilegge del clan Grande Aracri a Capo Rizzuto. Con le telecamere puntate sulle bellezze paesaggistiche prese d’assalto dal cemento illegale. Parlano, tra gli altri, la soprintendente speciale ai beni archeologici di Roma Rita Paris, il procuratore capo di Crotone Giuseppe Capoccia, il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini e Paolo Berdini autore del libro “Breve storia dell’abusivismo in Italia”.


Speciale Tg1 St 2017/18 Assalto alla bellezza – 03/06/2018

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ABBATTIAMO L’ECOMOSTRO DI PUNTA REGILIONE

Posted in Documenti by admin on 7 Febbraio 2017

POSITIVO L’ESITO DELLA DUE GIORNI AL PANTANO DI MARINA DI MODICA

“Sono passato di qui tante volte in estate ma non mi ero mai accorto che ci fosse tutta questa fauna” è il commento meravigliato di uno studente della Scuola Santa Marta che ha partecipato all’iniziativa di Legambiente al Pantano di Marina di Modica. Un commento che mostra come sia stata giusta la scelta di far conoscere questo bene naturalistico di primaria importanza alla popolazione, con la due giorni organizzata dall’associazione ambientalista il 4 e 5 febbraio, in occasione della giornata mondiale delle zone umide.

Nella prima giornata gli studenti, seguiti dagli esperti e dagli animatori di Legambiente, hanno potuto infatti partecipare ad un vero e proprio ‘laboratorio’ ornitologico pratico, ed armati di binocoli e cannocchiali hanno potuto osservare anatre selvatiche e folaghe, aironi e cormorani. Inoltre hanno realizzato con materiali naturali e di riciclo, delle mangiatoie per gli uccelli selvatici.

“Purtroppo la sensibilità dei giovani non trova risposta nella pratica di molti adulti, che non cessano di distruggere l’ambiente per il loro puro desiderio di accumulare denaro e potere, come dimostra l’ennesima cementificazione di una duna costiera” afferma Giorgio Cavallo, presidente del circolo modicano di Legambiente ed uno degli organizzatori dell’iniziativa.

Ecco quindi che la seconda giornata, oltre a reiterare l’attività di conoscenza naturalistica, ha avuto anche un ‘momento di denunzia e protesta’, un vero e proprio blitz contro l’edificazione di una struttura turistica sulla duna prospiciente la zona umida. Le associazioni ambientaliste chiedono infatti il decadimento dell’autorizzazione ad edificare, in relazione al mancato rispetto di tutta una serie di prescrizioni che la regione aveva imposto ma che non sono state rispettate dalla ditta. Lamentano inoltre la scandalosa assenza degli enti di controllo, incluso di Comune di Modica, che si stanno comportando in modo evidentemente pilatesco.

Un ulteriore passo in avanti è stato quindi fatto nell’opposizione contro un presunto sviluppo turistico che distrugge i suoi stessi presupposti (la natura) e che assoggetta ad un interesse privato di pochi un bene comune di tutti. L’impegno dell’associazione continuerà con altre iniziative, sempre nell’ottica della collaborazione tra i circoli provinciali per la salvaguardia di quello che rimane della natura della fascia costiera iblea.

LEGAMBIENTE

MODICA-RAGUSA-ISPICA

GRUPPO DI LAVORO INTERCIRCOLI

PER LA SALVAGUARDIA DELLA FASCIA COSTIERA

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Il Café: un arbusto ecologico generatore di bene al humanus

Posted in Documenti by admin on 30 Agosto 2013

Il Caffè – Coffea arabica L. Fam Rubicaceae–datore dello squisito caffè è un alleato solidaledella foresta. Entrambi sono necessari, la foresta lì dà la penombra indispensabile per la vita, il caffè a sua volta richiede all’agricoltore di mantenere l’indispensabile fronda selvaticain questo modo lì ricompenserà una sicura ricchezza onesta.

Arbusto allora, ecologico e bello, produttore dimolteplici risorse per gli esseri umani, l’intensità del verde del suo fogliame rinvigorisce le sfumature del paesaggio, quando “las florece” il vivace bianco dei suoi fiori insieme alla sua fragranza esalta elementari  sentimenti estetici del agricola;  il carmine dei suoi frutti al maturare fa felice l’ambito rurale nominato nell’antichità latina il Amenitatis Ruris, alla quale si aggiunge la speranza di buon reddito per l’agricoltore.

La bevanda del caffè è la più consumata al mondo –dopo quella alcolica– tale da garantire un mercato affidabile, sempre in crescita, la redditività non delude mai gli investimenti. La lunga catena degli spazi di commercio del settore si traduce anche in posti di lavoro abbondanti, impieghi, in ogni caso. Afferma al riguardo il botanico Jesús Hoyos nel suo libro Frutales en Venezuela –Caracas, La Salle, 1994–, “La produzione di caffè in Venezuela, nel 1984 è stata di 61.000 tonnellate per un valore di 575 milioni di bolivares” –p. 251 –. Ha iniziatol’agricoltura in Venezuela tra il 1783 – 1784 sulle fattorie al di fuori della città di Caracas.

Il processo di questo evento lo registra in una prosa eccellente lo scrittore Aristides Rojas, nel suo resoconto storico affettivo etichettato LA PRIMERA TAZA DE CAFÉ EN EL VALLE DE CARACAS. Si collega a questo evento tre nomi famosi, il sacerdote José Antonio Mohedano, ilfarmacista Bartolomeo Blandin e il padre Pedro Sojo. Curiosamente la coltivazione di questobenefattore arbusto è stata collegata allo sviluppo musicale di Caracas e le zone circostanti.

Aristides Rojas dice: “Quando si parla dell’introduzione di caffè nella valle di Caracas, ha ricordato l’arte musicale, in un momento in cui il signor Blandin e Sojo, svolgono un ruoloimportante nella filarmonica della capitale. I ricordi dell’arte musicale e la coltivazione del caffèsono per il campo di Chacao quello che per gli antichi castelli feudali le leggende dei  trovatori“… –Oscar Sambrano Urdaneta, Tradiciones venezolanas. Caracas, Ministerio de Educación, 1964. P. 54–.

Due poeti venezuelani scrivono sul cafeto con ammirevoli filiali ecologiche, nel secolo XIXGonzalo Picon Febres –Mérida, 1860 –Curaçao, 1918–. Gran parte del lavoro lirico di questoesemplare merideño ha cantato alla vita rurale delle Ande venezuelane ¡Trovatore dellageorgicidad!– cosí ha elogiato anche in uno dei suoi versi la singolare flora delle montagnemerideñas –sativa o selvatica– insieme con il suo paesaggiodi valli strette, faldas, vegas, páramos e, naturalmente, l’uomo e la donna contadina abitanti dei villaggi di questa “alomada” geografia. Ha composto questo bel sonetto sul caffè, preso dalla sua collezioneClaveles encaramados y amarillos. Curazao, 1983. P.54–.

Gonzalo Picon Febres

IL CAFFÈ

Nella vega, in cima, sulla spianata luce il caffè e i suoi limpi di verdori e coprendosi va di bianche fiori al sonante gorgogliare del ruscello. Rossa come la splendida fragranza gonfiata e di dolcezze, a poco detiene in mazzi vivitori la frutta già melliflua e condita. Riconettaredopo, fragrante da fumo in tazza blu di porcellana cinese, dove la sfumatura d’oro lampeggia. E nel ascendere alla regione divina da cui emerge il ritmo dell’idea Diventa strofapellegrina.

In questo secolo la poeta caraqueña Nada Salas nel suo poemario Raigambre –Caracas, 2001– celebra il regno vegetale del Pianeta Blu in più di un centinaio di odi. Sa leggere con saggezza questa sublime trovatora lo spirito delle piante. Con la stessa devozione per gli scenari botanicidel Nuovo Mondo del cantor della “Zona Tórrida” Andrés Bello. Essa ha versato con maestria nelle strofe del suo poemario Raigambre le canzoni dei genitori alberi percepite dall’incanto del verdore, attraverso la costante presenza del incrociamento ludico degli enti della natura vegetale con la ventura intima del umano, e così ha scritto circa il benefattore arbusto:

Nada Salas

L’ALBERO DI CAFFE IN FIORE, Coffea arabica

Reincarnato Nella eredità del fogliame “Albean” profumate Righe Di Astros breve in nostalgico trance scrutanno la tazza celeste da dove in tempi passati versavano i Suoi splendoriPrima che diventino perline colorate prima che il fuoco l’arrostisca e l’aria venga insufflata conle ceneri del suo candore prima che il suo rosso odore umidisca l’umile tazza di nuovo voglio cantare ai loro rami costellati dicandi di germogli–Raigambre, pag 24–.

Il narratore venezuelano Manuel Díaz Rodríguez –Caracas, 1871 – NewYork, 1927– raccontadi maniera patetica la vita contadina nei villaggi dell coltivazione del caffè del centro-settentrionale del paese nel suo eccellente romanzo Peregrina –Madrid, 1922–. Anche se la favola del libro tesse un racconto d’amore tragico tra gli abitanti dei villaggi, in fondo le sue pagine rendono omaggio a questo bellissimo arbusto ecologico, così importante per l’economiadi questa regione tra i secoli XIX e XX. Con il magistrale paragrafo finale, questo operaconclude anche questo scritto per la Fondazione AZUL AMBIENTALISTAS.

“Dominò di nuovo il silenzio e nella notte calma e silenziosa si diffuso un profumo di gelsomino. Già mezzo aperto tutto il giorno, appena si è aperta quella notte il fiore di caffè. E il giorno dopo spuntò la piantagione di caffè tutta bianca. Sotto di una savana di neve fragrante e fiorita si nascondevano il nero, il verde e il grigio dei tronchi. Era come se la piantagione di caffè si avessi agghindato in donazione della che presto, inerte e muta, doveva passare sotto il baldacchino del loro gelsomini di neve. Era come se la piantagione di caffè si avessi messo a ordire e offrire, in una stessa stoffa della natura in fiore, in una sola volta il velo di nozze e il sudario del fiore che è nato ed è morto nel suo confine, sorella di candido “abrilito” e il “giglio” in viola, confidente e amica profumata “buon pomeriggio”, compagna di silvestre “non midimenticare” e “eliotropio”,…

–Manuel Díaz Rodríguez, Obras selectas. Caracas, Edime, 1968. pp. 459–460–.

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Altro terremoto al largo delle coste siciliane tra Pozzallo e Malta

Posted in Documenti by admin on 27 Agosto 2013

Magnitudo(Ml) 3.7 – Malta – Evento in mare
26/08/2013 05:45:25 (italiana)
26/08/2013 03:45:25 (UTC)

Map Location

Comunicato


Un terremoto di magnitudo(Ml) 3.7 ̬ avvenuto alle ore 05:45:25 italiane del giorno 26/Ago/2013 (03:45:25 26/Ago/2013 РUTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Mar_di_Sicilia.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Dati evento


Event-ID 7229581450
Magnitudo(Ml) 3.7
Data-Ora 26/08/2013 alle 05:45:25 (italiane)
26/08/2013 alle 03:45:25 (UTC)
Coordinate 36.411°N, 14.084°E
Profondità 10 km
Distretto sismico Mar_di_Sicilia
Comuni entro i 10Km

Comuni tra 10 e 20km

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Due terremoti in Sicilia in meno di due ore

Posted in Documenti by admin on 24 Agosto 2013

Magnitudo(Ml) 2.2 – ITALIA – Evento in mare
24/08/2013 21:36:03 (italiana)
24/08/2013 19:36:03 (UTC)

Map Location


Comunicato


Un terremoto di magnitudo(Ml) 2.2 ̬ avvenuto alle ore 21:36:03 italiane del giorno 24/Ago/2013 (19:36:03 24/Ago/2013 РUTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Golfi_di_Patti_e_di_Milazzo.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Dati evento


Event-ID 7229562160
Magnitudo(Ml) 2.2
Data-Ora 24/08/2013 alle 21:36:03 (italiane)
24/08/2013 alle 19:36:03 (UTC)
Coordinate 38.132°N, 15.11°E
Profondità 10.1 km
Distretto sismico Golfi_di_Patti_e_di_Milazzo
Comuni entro i 10Km

BASICO’ (ME)
FALCONE (ME)
FURNARI (ME)
MAZZARRA’ SANT’ANDREA (ME)
OLIVERI (ME)
RODI’ MILICI (ME)
TRIPI (ME)
TERME VIGLIATORE (ME)

Comuni tra 10 e 20km

BARCELLONA POZZO DI GOTTO (ME)
CASTROREALE (ME)
FONDACHELLI-FANTINA (ME)
LIBRIZZI (ME)
MERI’ (ME)
MILAZZO (ME)
MONTAGNAREALE (ME)
MONTALBANO ELICONA (ME)
NOVARA DI SICILIA (ME)
PATTI (ME)
SAN FILIPPO DEL MELA (ME)
SAN PIERO PATTI (ME)
SANTA LUCIA DEL MELA (ME)

_______________________________________________________________________________

Magnitudo(Ml) 4 – SICILIA – RAGUSA
24/08/2013 19:18:18 (italiana)
24/08/2013 17:18:18 (UTC)

Map Location
Hai sentito il terremoto? Clicca qui.

Comunicato


Un terremoto di magnitudo(Ml) 4 ̬ avvenuto alle ore 19:18:18 italiane del giorno 24/Ago/2013 (17:18:18 24/Ago/2013 РUTC).
Il terremoto è stato localizzato dalla Rete Sismica Nazionale dell’INGV nel distretto sismico: Golfo_di_Noto-Capo_Passero.
I valori delle coordinate ipocentrali e della magnitudo rappresentano la migliore stima con i dati a disposizione. Eventuali nuovi dati o analisi potrebbero far variare le stime attuali della localizzazione e della magnitudo.

Dati evento


Event-ID 7229560780
Magnitudo(Ml) 4
Data-Ora 24/08/2013 alle 19:18:18 (italiane)
24/08/2013 alle 17:18:18 (UTC)
Coordinate 36.711°N, 14.996°E
Profondità 10 km
Distretto sismico Golfo_di_Noto-Capo_Passero
Comuni entro i 10Km

PACHINO (SR)

Comuni tra 10 e 20km

ISPICA (RG)
POZZALLO (RG)
NOTO (SR)
ROSOLINI (SR)
PORTOPALO DI CAPO PASSERO (SR

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Cosmovisione del Pianeta Azzurro, la Mamma Terra

Posted in Documenti by admin on 11 Giugno 2013

A tutti gli esseri viventi differenti alla razza umana, che d’ora in poi “apellidaremos”, gli «humánidos», che essendo del regno animale o vegetale, ci accompagnano in modo essenziale nella fantastica avventura sul pianeta Terra: il Pianeta Azzurro, la Mamma Terra, Hallp`amama o Pachamama.
Ai sette miliardi di esseri umani, registrati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite all’inizio del secondo decennio del secolo XXI, e a quelli che nasceranno nei prossimi anni. Siamo categorici nel definire l’ambientalismo di oggi come il sacro rispetto per il dono della vita, l’eredità per coloro che vengono. È la ricompensa con il più profondo amore alle nostre due madri, quella biologica e quella naturale (Mamma Terra, Hallp`amama o Pachamama). Il riconoscimento a coloro che sono stati i nostri genitori: alberi, montagne, fiumi, laghi, cielo.

È proteggere ai fratelli non-umani: invertebrati, vertebrati, anfibi, il regno vegetale. È chiedere perdono per coloro che sono stati uccisi o rubati per allungare la nostra vita. È la lotta per la vita che dà senso alla vita. È l’opposto alla crudeltà, all’avidità. È la via della pace spirituale, senza sensi di colpa. È l’ultima utopia.

Un ambientalista ha come missione di vita re-immaginare il mondo, capire e far capire che tutte le specie che lo abitano hanno il diritto alla vita, e anche nell’ultimo secondo o battito di cuore, dobbiamo difenderla con tenacia. Accettare l’esistenza dell’«altro», è il primo impegno. Il quale noi comprendiamo e rispettiamo. L’«altro» può essere una persona che la pensa diversamente da noi, con differenti religioni, status sociale, razza. Ma anche lì devono essere incluse, naturalmente, le diverse specie animali, vegetali, ecosistemi, habitat, l’acqua, l’aria, la terra su cui andiamo tutti i giorni.

Il pensiero ambientalista è stato creato in America, l’America ha lanciato al mondo il SOS dell’ambientalismo. America come un continente, porta nei suoi geni una cosmovisione ambientalista, che proviene dai loro antenati indigeni, e nel secolo XX , le prime azioni che hanno interpretato coraggiosamente la difesa della natura, nascono dalla “zaga” di Greenpeace, a Vancouver, a ovest di Canada.

Ambientalisti hippies, hanno attirato l’attenzione del mondo per protestare con indipendenza, senza compromessi con i partiti né legami con ideologie esistenti, gli esperimenti nucleari nel Pacifico. Poi l’intolleranza e la persecuzione, di chi hanno governato il paese in quella epoca, hanno costretto alla maggior parte dei suoi fondatori a rifugiarsi in Europa. Era troppo sospettoso, durante la Guerra Fredda, protestare per difendere il pianeta.

La proposta ambientalista, non è la terza via, non è il vestito nuovo di una sinistra o una destra che vedono accorciate le loro offerte elettorali. Né, è un culto o una nuova religione. Oggi è l’unica via, per valorizzare la vita. Viviamo nuove realtà che richiedono ad urla nuove strategie. È ripensare un cambiamento nel nostro contratto sociale settario per un contratto naturale inclusivo. Abbiamo bisogno di codici etici globali. Modificare, cambiare il conservatore “senso comune” per un senso ambientale.

L’essere umano ha la capacità di reinventarsi se stesso e il pianeta richiede di questa metamorfosi, l’intelligenza per sommare sforzi e “sapienze” specifiche, generali, proprie, imparate o empiriche, ma tutte con un solo obiettivo comune, preservare la Terra. Essere un ambientalista è una posizione di compromesso, ferma e attivista. Non è comportarsi come lo struzzo, che davanti alla incomprensione o al pericolo mette la testa in un buco per sfuggire alla realtà. Proteggere le specie -humanus e humánidos- nella natura, è la sfida.

L’antica lotta tra la civiltà e la Terra, dovrebbe scomparire radicalmente, sostituirla con la convivenza amorevole, equivalente, mutuamente aportativa tra la Terra e la civiltà –la pace fertile- per salvaguardare il più grande miracolo del Pianeta Azzurro: l’esistenza.

In questo sforzo titanico dei migliori uomini e le migliore donne per cambiare il corso del destino del mondo, per rimuoverlo dal futuro disastro nel quale lo ha portato la follia umana, confluiscono -a livello scientifico, artistico, poetico, filosofico, umanistico- gli ambientalisti, coloro che lavorano per proteggere la natura, intesa come la diversità di flora e fauna, la bellezza dei paesaggi naturali, un privilegio di cui gode la specie umana, come un luogo di svago, ricreazione e contemplazione che deve essere rispettato così come è stato ereditato nel corso della storia

Gli ambientalisti come attivisti che chiedono una reciprocità attiva e feconda tra l’uomo e l’ambiente, un rapporto generazionale, che non sia basato su un modello di sfruttamento irrazionale e distruttivo delle risorse. Radicali nella difesa del diritto al godimento della vita di tutte le specie.

Questo manifesto conclude con la proposizione di cinque faccende primarie generali che deve realizzare l’ambientalista:
o Liberare lo spazio in cui viviamo: la casa o un appartamento il più possibile dell’inquinamento ambientale (la preparazione per il riciclaggio dei rifiuti, risparmio energetico, gestire bene l’acqua, mantenere l’ornamento).
o Il monitoraggio del settore urbano in cui viviamo: rivitalizzare gli spazi verdi (giardini, i viali, piazze, parchi). Riportare gli sversamenti di acqua potabile. Combattere l’inquinamento acustico, ecc.
o Fare pressione: ogni ambientalista può portare a gli enti governativi (comuni, consigli comunali, consigli legislativi, governi, ministeri, ecc.) le loro proposte, reclami e suggerimenti.
o Divulgare: tutti gli ambientalisti dovrebbero usare i mass media a sua disposizione (stampa, radio, televisione, social network, aule, spazi universitari). Per realizzare tutto ciò che è stato indicato nelle sezioni precedenti così come nuovi contributi e idee.
o Lo strumento politico: l’ambientalista assumerà, se necessario, funzioni politiche forti per proteggere l’ambiente. Senza paura.

Gli ambientalisti del mondo, ci impegniamo attraverso questo manifesto per compiere le sette azioni sacre per salvare la Terra:
o Piantare alberi.
o Proteggere gli animali e la flora.
o Gode il piacere dell’aria.
o Rispetta l’acqua.
o Amministra il fuoco.
o Ama la Terra e la Mamma Terra, Hallp`amama la Pachamama.
o Ama la vita.

Difendiamo con tutta la forza dei nostri muscoli, il nostro pensiero, il nostro sentire di patria in cui siamo nati alla Madre Patria, dove ritorneremo per il viaggio attraverso l’abisso dell’eternità: il Pianeta Azzurro, la Mamma Terra, Hallp`amama o Pachamama.

Fundación Azul Ambientalistas

Lenin Cardozo – Hugo E. Méndez U. 30/04/2012
Fonte: Ecologia Profonda

 

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