Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


Sicilia in balia delle trivelle il governo raddoppia area di ricerca

Posted in Varie by admin on 21 Marzo 2013

Che la Sicilia facesse gola ai petrolieri, lo sapevamo già. Ma tra poco tempo potrebbe diventare un vero e proprio paradiso per le trivelle. Durante gli ultimi scorci di governo, il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha fatto un altro grande regalo alle compagnie petrolifere, estendendo l’area per la ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi al largo delle coste dell’Isola. Il decreto, firmato il 27 dicembre 2012, è stato adesso pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo (QUI IL DOCUMENTO E LA MAPPA). L’atto del governo riguarda l’ampliamento della zona “C” aperta alla ricerca e alla coltivazione degli idrocarburi in mare. Di fatto, viene raddoppiata l’area interessata alla “caccia” dell’oro nero, che già comprende il mare attorno a tutta l’Isola, soprattutto nella parte meridionale e al largo delle Egadi, di Lampedusa e a sud di Mazara del Vallo e Selinunte, integrando un’enorme porzione a est del Mar Ionio meridionale e a sud-est del Canale di Sicilia (si chiamerà zona “C” – Settore Sud). Insomma, di meglio i mercanti del petrolio non potevano sperare.

SI SCALDANO LE TRIVELLE – Così, a decorrere da tre mesi dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea “i soggetti interessati – si legge – possono presentare istanze di permesso di prospezione o di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi”. Poco importa che le “prospezioni sismiche” (ovvero emissioni di onde sonore attraverso l’espulsione di aria compressa) usate dalle compagnie petrolifere prima della trivellazione hanno effetti devastanti sulla fauna ittica, specialmente per i cetacei e il pesce azzurro. Per non parlare poi della successiva trivellazione, col pericolo di sversamenti accidentali di idrocarburi in mare, a poche miglia dalle coste siciliane. Ma, si sa, lo Stato sulle royalties ci guadagna, e parecchio, mentre la Sicilia, con le sue tre piattaforme petrolifere, incassa cifre irrisorie.

AMBIENTALISTI CONTRO – “Sconfortante”. È il giudizio senza giri di parole di Mario Di Giovanna, ingegnere geotecnico, portavoce del comitato “Stoppa la piattaforma”, nato da un paio di anni per l’emergenza trivelle al largo di Sciacca, e costituito, tra le altre, dalle associazioni Green Peace, Italia Nostra, Lega Navale e L’AltraSciacca. “Grazie al ministro e ai nostri parlamentari, – denuncia Di Giovanna – la Northen Petroleum, ha chiesto, ed ottenuto, di potere operare, in deroga al decreto Prestigiacomo, all’interno delle 12 miglia, cioè a poche bracciate da casa nostra. Il permesso d29, il più vicino a Sciacca, è ancora sottoposto a procedura di impatto ambientale, ed il nostro comitato aveva, in tempo utile, fatto le proprie opposizioni. Quindi almeno per questo permesso, c’è ancora una labile speranza di fermarli”.

LETTERA A CROCETTA – Proprio per questo, il comitato Stoppa la piattaforma insieme alle altre associazioni partner e Agci Agrital Sicilia, Lega Coop Pesca Sicilia, Associazione Apnea Pantelleria, l’11 Marzo, ha scritto al presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, chiedendo di prendere posizione contro il rilascio e la riperimetrazione dei permessi di ricerca d29 e d347, che riguardano la costa che va da Sciacca ad Agrigento, riattivati o riperimetrati grazie al decreto Crescitalia.

RISCHIO FRACKING – C’è poi l’ombra del fracking che avanza minacciosamente tra i fondali del Canale di Sicilia. Si tratta di una tecnica invasiva praticata dalle compagnie petrolifere, che pompano acqua o solventi chimici ad una pressione fortissima per fratturare strati di roccia, così da rendere comunicanti sacche di petrolio o di gas ed estrarli più facilmente. “Che in Sicilia il fracking sia stato praticato in passato tendo a escluderlo, – spiega Di Giovanna – perché i pozzi sono abbastanza vecchi, ma ciò non significa che non possa accadere in futuro, dal momento che i permessi di ricerca aumenteranno progressivamente e questa tecnica diventa sempre più economica per le compagnie”. Che il fracking non faccia proprio bene ai fondali è fatto acclarato, soprattutto se lo si pratica con disinvoltura. Elevati sono i rischi sismici perché si va a intaccare la struttura stessa del terreno ed anche quelli ambientali per la contaminazione chimica delle acque sotterranee e dell’aria. Non a caso in alcuni paesi questa tecnica è stata vietata. C’è chi, come il fisico Maria Rita D’Orsogna, sospetta che il fracking, ufficialmente mai usato in Italia, possa fare presto capolino nel nostro territorio, sempre che non sia stato già praticato, nascosto dal buio degli abissi. I ghiotti mari siciliani si salveranno dall’invasione?
di Giulio Giallombardo

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Malattie e Scie Chimiche

Posted in Varie by admin on 18 Marzo 2013

Quali sono le malattie che si possono correlare alle scie chimiche?

E’ noto che le chemtrails contengono elementi chimici e biologici dannosi. E’ quindi possibile collegare il massiccio spargimento di vari veleni nell’ambiente sia all’insorgenza di nuove patologie sia all’incremento di malattie un tempo meno diffuse.

Poiché, con le chemtrails, sono sparsi vari metalli (l’alluminio, il bario, il piombo etc.), si diffondono sempre più malattie come il Parkinson e l’Alzheimer. La causa del Parkinson è probabilmente da ricercarsi nell’accumulo di metalli nell’encefalo. Anche il Parkinson, sebbene se ne sospetti un’origine genetica, è legato presumibilmente all’accumulo di metalli nel cervello.
Il bario è un veleno che attacca soprattutto i muscoli, cuore compreso. Può essere all’origine di ictus a loro volta legati alla fibrillazione atriale ed all’infarto miocardico.

Molte forme tumorali (ad esempio i linfomi) sono connesse all’uranio e all’etilene dibromide, quest’ultimo è un insetticida ufficialmente bandito negli Stati Uniti. Se assorbito dall’organismo, può causare danni al sistema nervoso, edemi polmonari e sintomi quali dispnea, ansia, affanno, tosse. È molto irritante per le mucose e le vie respiratorie.

Il dottor Donald Scott ritiene che la fibromialgia, l’Alzheimer, la sclerosi multipla, l’encefalomielite mialgica (o sindrome da affaticamento cronico), insieme con altre affezioni neurosistemiche, siano la conseguenza dell’aggressione del micoplasma, un batterio che è stato geneticamente modificato in vari laboratori canadesi e statunitensi e quindi sperimentato sulle popolazioni inconsapevoli. I micoplasmi sono stati e vengono sparsi – ricorda Scott – soprattutto con gli aerei.

Altri disturbi ed affezioni meno gravi, ma non per questo da trascurare  sono dovuti all’inalazione ed alla ingestione di elementi chimici e biologici di varia natura: depressione, annebbiamento mentale, stipsi, sindromi para-influenzali, stanchezza cronica, difficoltà di concentrazione, amnesie…

Un altro capitolo è costituito dalle patologie causate dalle intense e costanti emissioni elettromagnetiche inquadrabili in un piano di potenziamento delle trasmissioni a fini militari.
Il Professor Levis elenca le principali sintomatologie connesse all’irradiazione di onde elettromagnetiche. Queste si possono riassuemere nei seguenti problemi: sintomi cutanei (prurito, eritemi, allergie); del sistema nervoso (disturbi del sonno, ansia, cefalee, emicranie, sindromi depressive…); del sistema muscolare (crampi, dolori muscolari, astenia); del sistema cardiovascolare (aritmie, disturbi della pressione arteriosa, ictus); del sistema ormonale e di quello immunitario (riduzione della sintesi della melatonina, alterazioni delle popolazioni linfocitarie); del sistema riproduttivo (aborti spontanei); del sistema acustico (tinniti), visivo, olfattivo, digestivo. L’esposizione alle radiazioni non ionizzanti è reputata da molti scienziati all’origine di neoplasie, soprattutto leucemie.

Per Leggere tutto l’articolo di  vai alla pagina del video.

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Le Mamme No Muos

Posted in Varie by admin on 8 Marzo 2013

“Esprimiamo solidarietà nei confronti delle “Mamme no Muos“, di tutti i comitati “No-Muos” e dei cittadini di Niscemi per gli incidenti avvenuti nei pressi dell’accesso alla struttura americana. Auspichiamo che episodi del genere non si verifichino più. Una protesta così civile, basata sulla tutela del diritto alla salute, messa in opera da mamme indifese, meriterebbe un approccio particolarmente delicato da parte delle forze dell’ordine. Troviamo particolarmente riprovevole che si verifichino episodi del genere e ribadiamo la nostra vicinanza a comitati e cittadini, cui saremo sempre a fianco a partire dalla manifestazione in programma il 30 marzo.” Gruppo parlamentare M5S Sicilia

Una fiaccolata per esprimere solidarieta alle Mamme no Muos, vittime di “una aggressione intollerabile”. Ad organizzarla è il Movimento No Muos Sicilia, sabato 9 Marzo a Niscemi (appuntamento alle 17:00 davanti ai cancelli della base NRTF-8 di Contrada Ulmo. Fiaccolata alle ore 18.00. Alle 20.00 assemblea pubblica in piazza.).

“Un’aggressione intollerabile a mamme inermi- si legge in una nota del Movimento -ieri mattina, attorno alle ore 11.30, contravvenendo ai patti tra gli attivisti No MUOS, che da mesi stazionano nei pressi della base USA di c.da Ulmo di Niscemi, e la marina militare USA, con i quali i militari accettavano di evitare l’ingresso nella stessa base di mezzi ed attrezzature atte alla costruzione del MUOS, è stata eseguita da parte della Polizia di Stato una forzatura dei blocchi, oltremodo pacifici, a danno delle Mamme No MUOS”. 

“Le forze di Polizia- continua la nota dei No Muos- hanno creato un “cordone umano” per impedire il blocco, spintonando e strattonando le donne e provocavano ad alcune di esse delle ferite che hanno reso necessarie cure mediche al pronto soccorso dell’ospedale di Niscemi. Per una di queste donne si è reso necessario il ricovero a causa dei traumi subiti.


Per tale motivo, ricordando quanto civile, non violento e pacifico si sia fino ad oggi dimostrato il temperamento di tutti i cittadini e gli attivisti No MUOS, e considerando la grave scorrettezza di un Governo Nazionale che, già durante gli spiacevoli avvenimenti dell’11 gennaio 2013, aveva fatto uso della forza e della violenza, il Movimento No Muos Sicilia condanna fermamente tali gravi fatti e denuncia il grave vulnus ai diritti civili della popolazione di Niscemi e della Sicilia tutta; violazione cui si aggiunge il mancato rispetto degli impegni contratti dallo Stato italiano e dalla marina statunitense.


I cittadini siciliani, attraverso i propri rappresentanti istituzionali, hanno ribadito la loro assoluta contrarietà all’installazione del sistema MUOS. Il Parlamento Siciliano ha approvato all’unanimità una mozione che esprime inequivocabilmente il pieno dissenso al progetto delle mega antenne inquinanti di Niscemi, con effetto dell’avvio del procedimento di revoca di tutte le autorizzazioni concesse.
Pertanto il Movimento No Muos Sicilia invita il Presidente della Regione, On. Rosario Crocetta, a far luce sui fatti verificatisi nella giornata di ieri, così che vengano rese manifeste alla popolazione quali siano, e da che parte stiano, le responsabilità in merito al mancati rispetto degli impegni assunti da tutte le parti in causa e lo invita, altresì, ad avvalersi dell’art. 21 dello statuto speciale, assumendo sin da ora l’impegno formale per la richiesta urgente di un Consiglio dei Ministri che ridiscuta gli accordi bilaterali tra il Ministero della Difesa e le autorità statunitensi.

Invitiamo altresì il nostro Presidente lanciare una forte mobilitazione di popolo per riconquistare la nostra sovranità territoriale a difesa della salute e dell’ambiente. Invitiamo tutti i cittadini siciliani a partecipare,sabato 9 marzo, ad una fiaccolata di solidarietà alle mamme ferite e a tutte le attiviste del Comitato delle Mamme No MUOS.o, a Niscemi”.

8 Marzo: onore alle Mamme No Muos

Tensioni a Niscemi, la Video testimonianza delle mamme No Muos

Muos di Niscemi, adesso se la prendono pure con le mamme…

uos di Niscemi, Crocetta: “Zichichi parla a titolo personale”

Bloccati i lavori del Muos

Muos, gli Usa rilanciano: è sicuro e si farà a Niscemi

Il Muos? Lo ha voluto il Governo italiano e non gli americani

Muos di Niscemi, le bufale di Stato: tutti i retroscena del golpe Cancellieri

Manganellate ai No Muos, il volto ‘democratico’ del governo Monti 

l Muos? Tumori e leucemie. Ma anche infarti

Il caso Muos di Niscemi a Roma, il dottor Strano: “Siciliani condannati a morte”

Fonte: Linksicilia.it

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Wikileaks: si scrive Muos si legge La Russa

Posted in Varie by admin on 8 Marzo 2013

Ricordate Wikileaks? L’organizzazione di Julian Assange che ha fatto tremare i potenti del mondo con la pubblicazione online di documenti segreti?  Tra questi alcuni riguardavano anche l’Italia. La Sicilia in particolare. Alcuni cablo parlavano della tragedia di Ustica, altri del Muos di Niscemi.  Da questi si evince come l’Italia, rappresentata dall’alora ministro della Difesa, Ignazio La Russa, si sia data un gran da fare per ospitare le antenne a fronte di una possibile sceltta di altri siti da parte degli Usa. Ce ne  parla  Gaetano Impoco, ricercatore, esperto in informatica e rappresentante del Movimento No MUOS Sicilia che ripercorre le tappe di una vicenda che somiglia sempre più ad un vero e proprio giallo.

Tra i cablo di WikiLeaks ha trovato qualcosa che parla del Muos?

Si parla di un incontro tenutosi il 6 febbraio 2010 tra l’allora Ministro della Difesa Ignazio La Russa e il suo omologo statunitense. Che chiede all’Italia di attivarsi per assicurare l’approvazione finale del  sito prescelto. Con una precisazione: gli Usa dicono a La Russa che se la costruzionedell’antenna non fosse cominciata entro marzo (2010, N.d.R.), gli americani  avrebbero cercato altrove nel Mediterraneo.

Queste parole, secondo lei, sottintendono un interesse della parte italiana nell’ospitare questa struttura sul nostro territorio?

Direi di si, ma a confermare quest’interesse è un ufficiale statunitense, l’ammiraglio Vic See, che nel dicembre del 2008 afferma: “Stiamo negoziando con il governo italiano. L’Italia usa il sistema UFO (il sistema di telecomunicazioni già presente a Niscemi, N.d.R.) e so che vorranno
usare il MUOS” .

Ombre anche nella scelta del sito e nell’iter delle concessioni?

E’ noto che la stazione MUOS originariamente avrebbe  dovuto essere ospitata all’interno della base di Sigonella. Notizia confermata dal Comandante di Vascello Thomas Quinn, di stanza a Sigonella nel 2009 . Il cambio di location fu deciso in seguito ai risultati di uno studio effettuato da una ditta statunitense per conto della marina militare USA . Da tale studio risulta, infatti, che il campo elettromagnetico generato dal MUOS, non solo avrebbe interferito con la strumentazione in uso all’aviazione di Sigonella, ma avrebbe comportato un serio rischio di innesco dei missili a bordo dei velivoli militari. La scelta, dunque, cadde su Niscemi, dove è già presente un importante centro di telecomunicazioni, NRTF-8, che ospita un sistema chiamato UFO (Ultra-high frequency Follow-On) e un’antenna a bassissime frequenze (VERDEN) per la comunicazione con i sommergibili. NRTF-8 Tuttavia, la base sorge all’interno di una riserva naturale tutelata da vicoli di inedificabilità assoluta. La Riserva Orientata Sughereta di Niscemi, infatti, è inserita dal 1997 nella Rete Natura 2000 come Sito di Interesse Comunitario (SIC). Quindi, mentre la costruzione del sistema precedente non aveva avuto intoppi, essendo precedente (1991) all’istituzione della riserva, il problema dei vincoli ambientali si pone per la costruzione del MUOS.

E quindi, come si supara questo ostacolo? 

Nel 2008, ad una conferenza dei servizi cui partecipa anche un rappresentante del Comune di Niscemi, tutti i convenuti danno parere positivo all’istallazione. In seguito al successivo monitoraggio effettuato dall’ARPA tra la fine del 2008 e gli inizi del 2009, il Comune di Niscemi riesamina il nulla-osta concesso, rivolgendosi al TAR e al CGA che rigettano l’istanza di revoca. I dati dell’ARPA, infatti, dimostrano il raggiungimento dei limiti di tollerabilità ai campi elettromagnetici imposti dalla normativa italiana, già considerati di scarsa tutela da molti studiosi. Tali dati, inoltre, non sono acquisiti con l’impianto alla massima potenza, come pure prescriverebbe la normativa, ma solo in certe configurazioni concordate con i tecnici di Sigonella.

Quindi l’ARPA si deve accontentare di una dichiarazione giurata del Comandante della base di Niscemi che le configurazioni dichiarate sono effettivamente quelle d’esercizio? Senza poterle verificare di propria mano?

Si, è proprio così.

Cosa mi dice del “principio di precauzione”?

Il principio di precauzione, è quel principio, contenuto nell’articolo 15 della Dichiarazione di Rio De Janeiro, ratificato dalla Comunità Europea e dal Parlamento Italiano, sostiene che non si devono applicare i risultati della ricerca scientifica fino a che non si sia sicuri della loro assoluta non pericolosità per l’ambiente. Diversi dubbi, al contrario, sono stati posti in una relazione di Zucchetti e Coraddu del Politecnico di Torino. In seguito a questo studio diverse istituzioni, tra cui il Ministero dell’Ambiente e la Commissione del Senato che si sta occupando degli effetti dell’uranio impoverito, si sono espresse in favore di una sospensione delle autorizzazioni rilasciate.

La costruzione, tuttavia, procede a ritmo serrato i propri lavori…

Si anche durate il sequestro del cantiere, ad opera del procuratore di Caltagirone, durato soltanto 20 giorni, dal 6 al 26 ottobre 2012. Tempistica quanto mai sospetta, visto che il 6 ottobre era prevista una grande manifestazione di protesta e il 26 si sarebbero invece svolte le elezioni regionali… In questo momento i lavori alla base stanno per essere ultimati.


Proprio in merito alla relazione di Zucchetti e Coraddu si apre un altro giallo.

Ai consulenti è stata consegnata documentazione incompleta dal Comune di Niscemi. Dei documenti prodotti dall’ARPA, pare che addirittura 12 fossero introvabili. Il 26 novembre scorso, l’ex-sindaco Di Martino ha dichiarato che, nonostante alcuni documenti siano riapparsi, altri non risultano agli archivi del Comune. Dal canto suo, l’ARPA in un documento datato 31 aprile 2012 esibisce i numeri di protocollo relativi all’invio dei documenti. Questa situazione grottesca provoca una dura reazione di Zucchetti e Coraddu che, in una nota, esprimono il loro disappunto per l’accaduto . Noi ci aspettiamo che una vicenda così intricata, fatta di documenti smarriti, pareri discordanti , espressi e poi ritrattati, violazioni di vincoli ambientali, portata all’attenzione delle più alte Istituzioni della Repubblica, possa far si che queste si adoperino affinchè questa brutta faccenda sia risolta nel più breve tempo e miglior modo possibile.

di Daniela Giuffrida (4/12/2012)

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Pantani della Sicilia Sud-Orientale: il Tar salva la Riserva naturale tra Ispica e Pachino

Posted in Varie by admin on 7 Marzo 2013

La Riserva naturale orientata Pantani della Sicilia Sud-Orientale, che ricade sui territori dei comuni di Ispica (provincia di Ragusa), Noto e Pachino (provincia di Siracusa), è salva. Il Tar di Catania (sezione 2) con le sentenze 556, 557, 558 e 559 emesse il 27 febbraio, ha respinto i ricorsi presentati per l’annullamento del decreto istitutivo della Riserva presentati dal comune di Pachino, dal Consorzio del Pomodorino e dalle ditte Spatola e Acquazzurra.

«Si tratta di una grande giornata nella quale sono prevalse le ragioni della Natura rispetto agli interessi settoriali – ha sottolineato soddisfatto Angelo Dimarca responsabile regionale Conservazione natura di Legambiente Sicilia-’ così salva un’area di interesse internazionale per la presenza di specie di uccelli rare e minacciate, come dimostrato dai provvedimenti di tutela dell’Unione Europea e dagli autorevoli studi dell’Ispra». L’esponente di Legambiente è poi entrato nel merito del provvedimento: «le articolate e motivate sentenze del Tar Catania rappresentano una svolta nel consolidamento delle azioni a tutela delle aree naturali protette, perché sono state smontate una per una argomentazioni, da noi ritenute strumentali e suggestive, finalizzate esclusivamente a rendere prive di vincoli aree di grandissimo interesse naturalistico. Per quanto riguarda la parte di rinvio alla Corte Costituzionale sul rapporto tra legge regionale e legge nazionale circa le modalità di consultazione dei comuni, bene ha fatto il Tar a porre il problema, senza peraltro intaccare i vincoli ed il funzionamento della riserva. Se la Corte Costituzionale dovesse dire che prevale la legge quadro dello stato del 1991 rispetto alla legge regionale del 1988, ciò varrà per tutti gli aspetti e non solo per quelli che oggi convengono al comune di Pachino e quindi anche per i profili di maggiore rigore previsti dalla normativa nazionale rispetto a quella regionale» ha concluso Dimarca.

Dopo la sentenza, Legambiente si metterà subito al lavoro per strutturare l’area protetta per la quale si era battuta anche la Lipu «Occorre subito lavorare per consolidare sul territorio la riserva con progetti finalizzati alla protezione dell’area, alla pubblica fruizione, al recupero ambientale delle aree aggredite in passato da attività illegali ed alla valorizzazione delle attività tradizionali» ha concluso Salvatore Maino, presidente di Legambiente Pachino.

Fonte RadioRTM

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NoMuos Niscemi: tra sospensione dei lavori e taglio delle reti

Posted in Pubblica Evidenza,Varie by admin on 18 Febbraio 2013

da Infoaut.org – Ieri un’altra notte (tra il 16 e il 17 Febbraio) di azioni NoMuos alla base militare US navydi Niscemi. Un nutrito gruppo di attivisti che si oppongono al completamento dei lavori ha infatti deciso di esprimere il dissenso alla costruzione delle antenne MUOS e la determinazione contro le 41 già operanti tagliando e abbattendo svariati metri della rete che circonda la zona militare.

Un’evidenza salta all’occhio, la revoca delle autorizzazioni esercitata dall’amministrazione regionale (arrivata ufficialmente ieri dopo giorni le grottesche mediazioni con l’ambasciata statunitense) non è servita a calmare le diverse anime e sfaccettature del movimento, da chi taglia le reti al comitato di mamme niscemesi che non accennano a far un passo indietro. Se da quest’occasione si riuscirà a trarne beneficio per riprendere forze ed energie, non vi è comunque spazio per fiducie indiscriminate nell’opera delle istituzioni.

Del resto se i blocchi quotidiani dei mezzi in moto verso la base non fossero continuati regolarmente, e ci si fosse invece affidati semplicemente alle disposizioni dell’ARS, i lavori sarebbero continuati in barba a Crocetta e alla sua operazione elettorale. Se ne sono accorte proprio negli ultimi due giorni le mamme, che senza aspettare i giochi di palazzo hanno continuato i blocchi insieme ai militanti del presidio: nelle ultime tre settimane non è passato proprio nessuno, nemmeno i militari statunitensi che fino a ieri non hanno potuto effettuare il cambio turno alla base. Basta parlare con una delle mamme per capire che questa battaglia non finirà facilmente insieme alle elezioni politiche: “…forse credono che prima o poi ci stancheremo…non hanno capito, noi non ci stancheremo mai, sicuramente non prima di loro…e sappiamo che dopo le elezioni verrà il bello”. Cosa aggiungere a questa perfetta sintesi di consapevolezza e determinazione!

Questo ultimo periodo di mobilitazione ha certamente modificato i rapporti di forza prima assolutamente indiscutibili: dalla costituzione del presidio permanente ad oggi i passi in avanti del movimento sono stati lunghi e numerosi tanto da tirare in ballo diverse forze partitiche e istituzionali in cerca di vetrine elettorali e da far scomodare ambasciate americane e questurini in difficoltà. Quello che sembra chiaro, e il taglio delle reti di ieri ne è una riprova, è che alla consapevolezza dei passi in avanti sono complementari la voglia di farne ulteriori e la coscienza che soltanto le pratiche di radicamento sul territorio e di lotta concreta potranno portare a risultati effettivi.

Il MUOS e le guerre del futuro

 

Licenza illimitata di uccidere. Chiunque. Dovunque. Non faranno sconti a nessuno i prossimi interventi delle forze armate Usa. Ancora guerre globali e permanenti dove saranno sempre più le spietate macchine a decidere chi, dove, come e quando ammazzare. Computer, terminali e satelliti, droni e robot per marginalizzare sino ad escludere l’uomo con la sua intelligenza, etica, empatia, sentimenti, senso di responsabilità, concezioni della vita e della morte. Una cesura irreversibile con l’intera storia dell’umanità in violazione dei principi base del diritto umanitario internazionale, primo fra tutti quello di dover di distinguere sempre i militari dai non combattenti (popolazione civile, donne, anziani, bambini).
Colpire senza mai rischiare di essere colpiti, annientare il nemico anche se le sue minacce sono virtuali o frutto di un errore di trasmissione e lettura di un byte. In nome dell’assoluta superiorità in terra, negli oceani, nello spazio. Per tutto questo servono missili e sistemi anti-missili da lanciare in frazioni di secondo, stormi di aerei senza pilota sovraccarichi di testate convenzionali e minibombe atomiche, costellazioni di satelliti ad altissime frequenze per collegare tra loro centri di comando e controllo, decine di migliaia di impianti radar e radiotrasmittenti, sottomarini nucleari, gruppi operativi, missili da crociera e droni killer o spia.
Sarà il MUOS (Mobile User Objective System) la futura rete di telecomunicazione satellitare che consentirà alle forze armate statunitensi di propagare universalmente gli ordini di guerra, convenzionale e/o chimica, batteriologica e nucleare. E finanche quelli per scatenare la guerra al clima e all’ambiente. Si baserà su cinque satelliti geostazionari e quattro terminali terrestri: uno in costruzione a Niscemi (Sicilia sudorientale) e gli altri in  Virginia, Hawaii e Australia. Con questo sistema il Pentagono punta a velocizzare e moltiplicare di una decina di volte le informazioni che potranno essere trasmesse nell’unità di tempo, impedendo così ai supervisori in carne ed ossa di monitorare e intervenire prontamente in caso di anomalie tecniche.
Il terminale terrestre in fase di realizzazione in Sicilia si comporrà di tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti e di due trasmettitori elicoidali in banda UHF di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-antenne trasmetteranno con frequenze che raggiungeranno valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori avranno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz. Progettazione, realizzazione e (futura) gestione del MUOS sono di pertinenza esclusiva della Marina militare Usa. Il sistema non è incluso infatti in nessuno dei programmi di riarmo discussi e approvati in sede Atlantica. Il suo costo totale (originariamente stimato in 2 miliardi di dollari ma che alla fine schizzerà presumibilmente ad 8 miliardi) è a carico dei contribuenti statunitensi.
La rilevanza strategica del sistema satellitare è ribadita nei documenti presentati dal Pentagono per conseguire i fondi dal Congresso. “Il MUOS giocherà un ruolo centrale nella nuova visione NCO (Network-Centric Operations) del Dipartimento della difesa perché è un sistema disegnato per assicurare le comunicazioni interoperabili, robuste e network-centriche di cui hanno bisogno i sistemi di guerra per le future operazioni”, scrivono i responsabili militari. “Il concetto NCO descrive la combinazione di strategie, tattiche emergenti, tecniche, procedure e organizzazioni che può utilizzare una forza militare pienamente o parzialmente in rete per ottenere un decisivo vantaggio nelle azioni di guerra”.
La complessità e la portata bellica del MUOS, le sue dichiarate funzioni di arma d’attacco e first strike avrebbero dovuto imporre al Governo italiano di presentare il programma Usa in Parlamento e ottenerne l’autorizzazione a consentire il suo stazionamento sul territorio nazionale. Le autorizzazioni, in spregio degli artt. 11 e 80 della Costituzione, sono state concesse invece, il 31 ottobre 2006, attraverso un documento a firma della Direzione generale dei lavori e del demanio del Ministero della difesa. “Lo Stato Maggiore ha espresso il non interesse delle Forze Armate italiane alla futura acquisizione delle opere in caso di dismissione statunitense”, recitava l’ultimo comma della nota fatta recapitare al Comando navale Usa di Napoli-Capodichino.
Il MUOS sorgerà all’interno della Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi: 46 antenne per le comunicazioni con le forze di superficie e sottomarine Usa, anch’esse ad uso esclusivo del Pentagono e su cui non c’è modo di esercitare la sovranità e alcun controllo da parte delle autorità italiane. È scritto nero su bianco nell’Accordo tecnico Italia-Stati Uniti riguardante le installazioni in uso alle forze USA di Sigonella, firmato a Roma il 6 aprile del 2006. “L’uso esclusivo – si legge nell’accordo significa l’utilizzazione dell’infrastruttura da parte della forza armata di una singola Nazione, per la realizzazione di attività relative alla missione e/o a compiti assegnati a detta forza dallo Stato che l’ha inviata”.
La NRTF di Niscemi è parte integrante della cosiddetta FORCEnet vision, l’architettura strategica per le operazioni delle unità navali, aeree e spaziali nel XXI secolo, con l’obiettivo dichiarato di assicurare a gli Stati Uniti d’America la “superiorità nella conoscenza e nelle capacità di comando e accrescere la potenza di combattimento in guerra”.

Articolo pubblicato in MicroMega online,  venerdì 13 febbraio 2013, http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-minaccia-del-muos-e-il-disprezzo-per-i-cittadini/

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Guida ai cieli chimici

Posted in Appunti,Risorse,Varie by admin on 11 Febbraio 2013

Scie chimiche: intervista al fisico Corrado Penna

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No al MUOS a Niscemi

Posted in Varie by admin on 13 Gennaio 2013

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“A Niscemi, Sicilia, cittadini ed attivisti No Muos hanno pacificamente cercato di impedire il passaggio di convogli contenenti gru ed attrezzature utili al completamento del Muos, il ciclopico sistema militare statunitense che la marina militare americana, con il tacito consenso del governo italiano sta costruendo a due passi dal centro abitato niscemese.

A meno di 24 ore dalla discussione all’Ars per la “Sospensione atti amministrativi istallazione Muos Niscemi”, il Ministro Cancellieri ha inviato una nota al Presidente della Regione Crocetta in cui dichiara il sito di interesse strategico militare. Una comunicazione che al momento però non sembra essere supportata da alcun fondamento giuridico, ma che se lo fosse, non può prescindere dalla volontà del Presidente della Regione Siciliana e dei cittadini che hanno detto NO alla costruzione della base. Chiediamo al governo regionale di intervenire per stabilire se il futuro dei siciliani deve essere determinato dalle istituzioni elette dal popolo o da un governo che non è stato eletto da nessuno.

Il governo Siciliano non deve essere complice di questo scempio e deve dare immediatamente seguito a quanto disposto dall’Assemblea Regionale Siciliana: bloccare i lavori. Il MoVimento 5 Stelle non consentirà che i siciliani divengano bersaglio militare.” Francesco Cappello, M5S Sicilia

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AGROBUSINESS: IL NOSTRO VELENO NEL PIATTO

Posted in Varie by admin on 26 Dicembre 2012

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Marie-Monique Robin: “Se c’è volontà politica, in quattro anni mettiamo fine all’attuale modello agroalimentare”.
Da Parigi, la giornalista investigativa critica duramente l’agrobusiness e propone una soluzione alla crisi che ha colpito l’agricoltura mondiale: la realizzazione dell’agroecologia su grande scala.

Una nuova inchiesta della giornalista francese Marie-Monique Robin è appena stata pubblicata. Si tratta del libro “Notre poison quotidien” (in italiano “Il veleno nel piatto” edito da Feltrinelli, N.d.T.), un lavoro che, al pari di “Il mondo secondo Monsanto”, è stato realizzato sia come libro sia come documentario cinematografico. L’autrice offre un’analisi estremamente dettagliata delle responsabilità dell’industria chimica nell’epidemia delle malattie croniche. “Parlo dell’incredibile aumento di tumori, malattie neurodegenerative, disturbi della riproduzione, diabete e obesità che si registrano nei paesi “sviluppati”, al punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di ‘epidemia’”, spiega la Robin.

– A cosa si riferisce quando parla del “nostro veleno quotidiano”?

– Ai prodotti chimici che troviamo ogni giorno nel cibo, che siano sottoforma di pesticidi, additivi alimentari o plastiche utilizzate per gli alimenti. Queste molecole chimiche sono presenti in dosi molto basse. Quello che dimostro nella mia ricerca, e che nessuno ha negato finora, è che queste dosi molto basse di residui, che si suppone non abbiano alcun effetto, hanno invece effetti nocivi per la salute umana. – L’uso di questi prodotti presenti nei cibi è autorizzato?

– Certamente. La valutazione dei prodotti chimici praticata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, o dalla FDA negli Stati Uniti, si basa sul principio di Paracelso secondo il quale è la quantità che rende un veleno tale. La cosiddetta “Dose Giornaliera Ammissibile” (DGA) si basa su questo. Ciò che dimostro è che questo principio non è valido per molte molecole, che non serve a niente.

РPerch̩?

– Perché questa specie di Bibbia è basata sul nulla. Non c’è nessuno studio serio alla base. Tutti credevano che con la DGA saremmo stati al sicuro, ma nessuno si è mai chiesto da dove venisse. Questo è il fulcro della mia ricerca. La DGA è stata fabbricata a tavolino da cinque persone negli anni ’60. Lo fecero in buona fede, perché si stavano chiedendo cosa potevano fare per moderare l’effetto delle molecole chimiche, che sappiamo essere altamente tossiche. Ma non hanno mai proposto di proibire l’uso di questi veleni presenti nel nostro cibo. Pensavano che in nome del “progresso” o dello “sviluppo” avremmo dovuto correre questi rischi, non poteva essere altrimenti.

– Queste norme sono avallate da organismi statali?

– Sì. Si nascondono dietro un regolamento statale, che sembra essere molto indipendente, molto serio e molto scientifico, con molti dati e molte cifre, con tonnellate di scartoffie, ma quando ti metti a studiarlo ti rendi conto che è stato realizzato affinché le autorità pubbliche potessero dire: “Stiamo bene, siamo nella norma”. Ma se è una norma seria, che realmente serve a proteggere la gente, allora perché la cambiano continuamente? La adeguano agli interessi delle industrie, più che alla salute della popolazione.

– Perché, secondo lei, non c’è stata nessuna risposta alla sua ricerca da parte dell’industria chimica?

– Perché sono dati e perché loro lo sanno. La ricerca ha suscitato scalpore appena è uscita. I produttori chimici hanno detto: “La Robin esagera un po’”. Ma niente di più. Sicuramente colgono sempre l’occasione per dire che questo lavoro è un po’ esagerato, oppure le grandi imprese pagano gente che cerca di screditarmi sul mio blog.

– Nel suo lavoro lei sostiene che la “Rivoluzione Verde” degli anni ’60 prometteva di alimentare tutto il mondo, ma che in realtà non è mai stata neanche vicina a riuscirci. Perché?

– Nel mio prossimo documentario, che uscirà tra un mese (magari arrivasse in Argentina!) -si intitola “Il raccolto del futuro”-, rispondo proprio a questa domanda. Il discorso è sempre lo stesso: “Se proibiamo gli agrotossici, non possiamo alimentare il mondo, moriremo di fame”. Questa argomentazione è molto interessante, ma falsa. La famosa “Rivoluzione Verde” ha portato a un impoverimento delle risorse naturali e a una contaminazione generalizzata dell’ambiente, a causa dell’uso massivo di prodotti chimici. Ho viaggiato per un anno in undici paesi. La conclusione che ho tratto è che se oggi c’è un miliardo di persone che non mangia o che ha problemi di fame è a causa degli agrotossici. Non solo per gli agrotossici in sé, ma per tutto il sistema di mercato legato a questo business.

– Come influisce sul mercato?

РQuesto aspetto ha a che fare con una catena che si estende a livello mondiale. In Argentina ci sono 18 milioni di ettari coltivati con soia transgenica, fumigati con agrotossici, che stanno distruggendo allevatori e piccoli produttori che realmente danno da mangiare alle popolazioni locali. Qui in Francia stiamo sterminando il 3% della popolazione degli agricoltori e le grandi fattorie. Tutto ̬ collegato, perch̩ quelli che vendono gli agrotossici sono gli stessi che controllano il mercato dei semi, come Cargill e Monsanto. Queste multinazionali stanno seminando la fame nel mondo.

– Come si fa a uscire da questo sistema?

– Attraverso l’agroecologia, l’agricoltura organica, basata in piccole unità autonome a livello energetico, in cui si utilizzano le risorse naturali e la varietà di piante, perché la monocoltivazione è una catastrofe per l’ambiente.

– Ma l’agroecologia si può realizzare anche su grandi estensioni o su scala nazionale?

– Certamente, senza nessun problema. L’unico ostacolo è la mancanza di volontà politica. In Europa stiamo combattendo questa battaglia. L’anno prossimo avremo un cambiamento nella famosa politica agricola dell’Unione Europea. Stiamo chiedendo che i sussidi che si danno qui agli agricoltori, o alle grandi imprese, quelle che più inquinano l’ambiente, siano stanziati per gli agricoltori che vogliono passare all’agroecologia. In solo quattro anni si può cambiare rotta. È solo una questione di volontà politica e, volendo, si può mettere fine a questo modello agroalimentare criminale globale. Bisogna sottrarre l’agricoltura alle grinfie del commercio. Il cibo non è un prodotto qualsiasi: nessuno può vivere senza. Nessuno può vivere senza contadini. Ogni paese dovrebbe proteggere i propri contadini. Sentiamo sempre dire che i prodotti dell’industria chimica sono più economici di quelli biologici, ma non è vero, perché l’industria chimica genera una gran quantità di spese indirette.

– La proibizione degli agrochimici sarebbe un modo per risparmiare denaro o, al contrario, una perdita economica?

– L’Unione Europea ha realizzato uno studio secondo il quale se proibissimo gli agrotossici, solo tenendo in considerazioni i soldi spesi per il cancro dei contadini e degli altri, potremmo risparmiare 27 miliardi di euro l’anno. E parliamo solo del cancro.

– Nel suo libro, lei sostiene che il cancro è una malattia “nuova”, propria della civilizzazione. Com’è possibile?

– Volevo saperlo, perché si dice sempre che il cancro è relazionato ai prodotti chimici. Bene, volevo verificare se prima esistesse il cancro o meno. Ho studiato molti libri, moltissime relazioni di gente che ha viaggiato durante il XIX secolo in cui si afferma che il cancro era quasi inesistente. I tumori fecero la loro comparsa con la civiltà industriale. È un fatto. Ed è interessante vedere come sono andati aumentando. È interessante anche vedere come si organizza l’industria per affermare il contrario.

– Con il passare degli anni, la popolazione ha preso coscienza che molte sostanze di uso quotidiano – come la sigaretta o il sale – sono dannose per la salute. Pensa che possa succedere la stessa cosa con gli agrochimici?

– È molto diverso, perché questi prodotti si trovano ovunque e non lo sappiamo. Una persona che fuma conosce i rischi ed è una decisione personale. Negli alimenti, invece, uno non sa quanti prodotti chimici sta ingerendo. Molte donne non sanno, per esempio, che una delle cause principali del tumore al seno, sebbene non l’unica, sono i deodoranti. Per questo dico alle donne di non utilizzare nessun deodorante, perché contengono perturbatori endocrini che vanno direttamente al seno. La popolazione non lo sa. Inoltre, si stanno utilizzando prodotti che non sono stati prima analizzati. Dobbiamo riappropriarci del contenuto della nostra alimentazione quotidiana, riprendere le redini di ciò che mangiamo, affinché la smettano di infliggerci piccole dosi di diversi veleni senza alcun beneficio.

Manuel Alfieri
Fonte: www.ecoportal.net
Link: http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Suelos/Agronegocio_El_veneno_nuestro_de_cada_dia
8.12.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org ada SILVIA SOCCIO

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Assange e il futuro del mondo

Posted in Varie by admin on 4 Settembre 2012

Julian Assange, il 15 giugno 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di accordi formali tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nel Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta: “Vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “Evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le Olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo il 3 agosto, il secondo il 4.
Il 3 agosto, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del FMI con il suo ministro dell’economia e il ministro degli esteri ecuadoregno Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America), l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. La Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, l’Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”. Subito dopo la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO, coinvolgendo il FMI grazie ai file messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie ad Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone. Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes. Lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come impedire ai governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del FMI il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file sono già resi pubblici su internet. Gran parte dei file sono offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Diritto, la violazione di norme costituzionali”.
Il 12 dicembre del 2008, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (Pil di 50 miliardi di euro, circa 30 volte meno dell’Italia) dichiara in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il FMI fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del FMI. Il Paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia che darà il proprio contributo con petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondo) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago.
Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. E’ accaduto in Iraq che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’Opus Dei fedele al Vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e aprendo la strada a un precedente storico. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure, se si annulla la decisione dell’Ecuador, allora si annulla anche quella dell’Iraq e il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato, ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno. E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nelle banche cattoliche di Quito e dirottarli in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il Vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”. Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andato nel pallone. In tutto il pianeta si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi. In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti. Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Draghi, Monti, Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo. Anche in Europa. Per questo JulianAssange ha scelto l’Ecuador. Il colpo decisivo viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Julian Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti in ogni nazione del globo”. Chi è Garzòn? E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata. E’ il nemico pubblico numero uno dell’Opus Dei. E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi. E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale. Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della Procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’Interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, Reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè PD e PDL insieme) acquistava a 100$ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla Telecinco che li rivendeva a 1000$ a Rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dalla UE. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la Telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta, ma il governo italiano di allora (Prodi) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del Vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione, ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”. La battaglia è dunque aperta. E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in Rete. In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi. Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce. Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie. E allora si balla tutti. In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”. Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador. Per questo Garzòn lo difende. Per questo la storia del Sudamerica, va raccontata. Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori. Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta. E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica. Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo. Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità. Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori imbarazzanti. Wikileaks non va letto come gossip. C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez rischia anche la pelle. Questi anonimi meritano il nostro rispetto. E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”. Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare. Se poi, con questo “Sapere” un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta. Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose. Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra. Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera? Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda. Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?” Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”. ” Sergio Di Cori Modigliani, scrittore e blogger

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I “Pantani Longarini” sono protetti!

Posted in Varie by admin on 28 Novembre 2011

Il Tribunale amministrativo del riesame (Tar) respinge tutte le sospensive. Risulta salva e pienamente operante la riserva naturale dei pantani della Sicilia Sud Orientale. Ciò significa la possibilità di istituire un’oasi naturalistica come quella di «Vendicari», non sarà più minacciata la fauna protetta, non sarà mai più utilizzata l’area come discarica abusiva e la valorizzazione di una zona già suggestiva gioverà all’economia turistica dei luoghi interessati.

«Legambiente» canta finalmente vittoria. Nel diffondere la notizia, esprime soddisfazione per le ordinanze emesse dal Tar con cui sono state respinte le richieste di sospensiva del decreto istitutivo della riserva naturale «Pantani della Sicilia Sud Orientale» nei territori di Pachino, di Ispica e di Noto.

I ricorsi erano stati presentati da diverse associazioni venatorie che cacciavano rare specie di uccelli migratori, dal Comune di Pachino, dal Consorzio del Pomodorino e dalla ditta Spatola che sentivano i loro interessi economici minacciati dall’istituzione della Riserva naturalistica nei pantani.

«Sono prevalse – spiega Angelo Dimarca responsabile regionale del Dipartimento conservazione natura di Legambiente – sono prevalse le «ragioni della natura» rispetto agli interessi settoriali. Le ordinanze emesse dal Tar sono chiare e non si prestano ad equivoca interpretazione: la Riserva naturale resta, la sua istituzione è legittima e non causa danni gravi ed irreparabili, le attività oggi esistenti della ditta Spatola, limitatamente alla zona di Longarini, possono continuare. Il Consorzio del Pomodorino è stato pure condannato a pagare le spese legali. Prevalgono così le ragioni della tutela di un’area di interesse internazionale per la presenza di specie di uccelli rare e minacciate, come dimostrato dai provvedimenti di tutela dell’Unione europea e dagli autorevoli studi dell’«Istituto superiore protezione e ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente».

Risulta quindi necessario mettersi subito a lavoro per consolidare sul territorio la Riserva. «Ci vogliono – evidenziano Salvatore Maino e Antonino Duchi, rispettivamente presidenti di Legambiente Pachino e Ragusa – progetti finalizzati alla protezione dell’area, alla pubblica fruizione, al recupero ambientale delle aree aggredite in passato da attività illegali ed alla valorizzazione delle attività tradizionali. Un’altra Vendicari è ora possibile anche a Pachino ed Ispica e coinvolgeremo gli agricoltori in questo ambizioso progetto di recupero ambientale e di creazione di momenti di sviluppo sano e incentrato sulla conservazione delle risorse naturali e con benefici per tutto il comprensorio».

Legambiente Sicilia ha infine espresso apprezzamento per i sindaci di Ispica e Scicli che hanno lottato per la permanenza della Riserva. E, soprattutto, per l’impegno profuso dall’ex assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, che ha perseguito con determinazione l’obiettivo di tutelare i Pantani della Sicilia Sud Orientale.

Corriere di Ragusa

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Modica, cacciatori inseguiti fino a Chiaramonte e poi arrestati.

Posted in Varie by admin on 7 Novembre 2011

Plauso alle forze dell’ordine. Modica, due uomini già noti alle forze dell´ordine ammanettati per caccia illegale. Nel posto di controllo dei militari sono incappati due cacciatori, che, a bordo di una jeep, trasportavano selvaggina cacciata illegalmente, nonché armi e munizioni.

Due arresti scaturiti da un lungo inseguimento in auto dal Modicano a Chiaramonte Gulfi. E’ il bilancio del fine settimana di controlli del territorio da parte dei carabinieri della compagnia di Modica, in collaborazione con i colleghi di Caltagirone. Nel posto di controllo dei militari sono incappati due cacciatori, che, a bordo di una jeep, trasportavano selvaggina cacciata illegalmente, nonché armi e munizioni.

I due uomini non si sono fermati all’alt, forzando il posto di controllo. Ne è scaturito l’inseguimento fino al comune montano, dove sono scattate le manette per il pregiudicato modicano G.P., 57 anni, e per il passeggero della jeep, un residente a Palma di Montechiaro, anch’egli già noto alle forze dell’ordine. Durante l’inseguimento i militari avevano sparato un colpo di pistola a scopo intimidatorio ad una ruota posteriore del fuoristrada.

Nell’auto sono stati rinvenuti, stipati come sardine, 16 cani da caccia, cacciagione varia e un fucile da caccia con relative cartucce. I due pregiudicati sono stati ammanettati per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento e sono stati sanzionati per esercizio della caccia in violazione alla normativa.

Nel corso dei controlli è stato altresì denunciato a piede libero il modicano 55enne F.C. L’uomo è accusato d’uso di atto falso. L’uomo, fermato dai militari, ha esibito un foglio di assicurazione falso.

Fonte: Corriere di Ragusa

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