Ambiente Ibleo – Portale ambientalista del Sud-Est Siciliano


No al MUOS a Niscemi

Posted in Varie by admin on 13 Gennaio 2013

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“A Niscemi, Sicilia, cittadini ed attivisti No Muos hanno pacificamente cercato di impedire il passaggio di convogli contenenti gru ed attrezzature utili al completamento del Muos, il ciclopico sistema militare statunitense che la marina militare americana, con il tacito consenso del governo italiano sta costruendo a due passi dal centro abitato niscemese.

A meno di 24 ore dalla discussione all’Ars per la “Sospensione atti amministrativi istallazione Muos Niscemi”, il Ministro Cancellieri ha inviato una nota al Presidente della Regione Crocetta in cui dichiara il sito di interesse strategico militare. Una comunicazione che al momento però non sembra essere supportata da alcun fondamento giuridico, ma che se lo fosse, non può prescindere dalla volontà del Presidente della Regione Siciliana e dei cittadini che hanno detto NO alla costruzione della base. Chiediamo al governo regionale di intervenire per stabilire se il futuro dei siciliani deve essere determinato dalle istituzioni elette dal popolo o da un governo che non è stato eletto da nessuno.

Il governo Siciliano non deve essere complice di questo scempio e deve dare immediatamente seguito a quanto disposto dall’Assemblea Regionale Siciliana: bloccare i lavori. Il MoVimento 5 Stelle non consentirà che i siciliani divengano bersaglio militare.” Francesco Cappello, M5S Sicilia

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AGROBUSINESS: IL NOSTRO VELENO NEL PIATTO

Posted in Varie by admin on 26 Dicembre 2012

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Marie-Monique Robin: “Se c’è volontà politica, in quattro anni mettiamo fine all’attuale modello agroalimentare”.
Da Parigi, la giornalista investigativa critica duramente l’agrobusiness e propone una soluzione alla crisi che ha colpito l’agricoltura mondiale: la realizzazione dell’agroecologia su grande scala.

Una nuova inchiesta della giornalista francese Marie-Monique Robin è appena stata pubblicata. Si tratta del libro “Notre poison quotidien” (in italiano “Il veleno nel piatto” edito da Feltrinelli, N.d.T.), un lavoro che, al pari di “Il mondo secondo Monsanto”, è stato realizzato sia come libro sia come documentario cinematografico. L’autrice offre un’analisi estremamente dettagliata delle responsabilità dell’industria chimica nell’epidemia delle malattie croniche. “Parlo dell’incredibile aumento di tumori, malattie neurodegenerative, disturbi della riproduzione, diabete e obesità che si registrano nei paesi “sviluppati”, al punto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di ‘epidemia’”, spiega la Robin.

– A cosa si riferisce quando parla del “nostro veleno quotidiano”?

– Ai prodotti chimici che troviamo ogni giorno nel cibo, che siano sottoforma di pesticidi, additivi alimentari o plastiche utilizzate per gli alimenti. Queste molecole chimiche sono presenti in dosi molto basse. Quello che dimostro nella mia ricerca, e che nessuno ha negato finora, è che queste dosi molto basse di residui, che si suppone non abbiano alcun effetto, hanno invece effetti nocivi per la salute umana. – L’uso di questi prodotti presenti nei cibi è autorizzato?

– Certamente. La valutazione dei prodotti chimici praticata dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, o dalla FDA negli Stati Uniti, si basa sul principio di Paracelso secondo il quale è la quantità che rende un veleno tale. La cosiddetta “Dose Giornaliera Ammissibile” (DGA) si basa su questo. Ciò che dimostro è che questo principio non è valido per molte molecole, che non serve a niente.

РPerch̩?

– Perché questa specie di Bibbia è basata sul nulla. Non c’è nessuno studio serio alla base. Tutti credevano che con la DGA saremmo stati al sicuro, ma nessuno si è mai chiesto da dove venisse. Questo è il fulcro della mia ricerca. La DGA è stata fabbricata a tavolino da cinque persone negli anni ’60. Lo fecero in buona fede, perché si stavano chiedendo cosa potevano fare per moderare l’effetto delle molecole chimiche, che sappiamo essere altamente tossiche. Ma non hanno mai proposto di proibire l’uso di questi veleni presenti nel nostro cibo. Pensavano che in nome del “progresso” o dello “sviluppo” avremmo dovuto correre questi rischi, non poteva essere altrimenti.

– Queste norme sono avallate da organismi statali?

– Sì. Si nascondono dietro un regolamento statale, che sembra essere molto indipendente, molto serio e molto scientifico, con molti dati e molte cifre, con tonnellate di scartoffie, ma quando ti metti a studiarlo ti rendi conto che è stato realizzato affinché le autorità pubbliche potessero dire: “Stiamo bene, siamo nella norma”. Ma se è una norma seria, che realmente serve a proteggere la gente, allora perché la cambiano continuamente? La adeguano agli interessi delle industrie, più che alla salute della popolazione.

– Perché, secondo lei, non c’è stata nessuna risposta alla sua ricerca da parte dell’industria chimica?

– Perché sono dati e perché loro lo sanno. La ricerca ha suscitato scalpore appena è uscita. I produttori chimici hanno detto: “La Robin esagera un po’”. Ma niente di più. Sicuramente colgono sempre l’occasione per dire che questo lavoro è un po’ esagerato, oppure le grandi imprese pagano gente che cerca di screditarmi sul mio blog.

– Nel suo lavoro lei sostiene che la “Rivoluzione Verde” degli anni ’60 prometteva di alimentare tutto il mondo, ma che in realtà non è mai stata neanche vicina a riuscirci. Perché?

– Nel mio prossimo documentario, che uscirà tra un mese (magari arrivasse in Argentina!) -si intitola “Il raccolto del futuro”-, rispondo proprio a questa domanda. Il discorso è sempre lo stesso: “Se proibiamo gli agrotossici, non possiamo alimentare il mondo, moriremo di fame”. Questa argomentazione è molto interessante, ma falsa. La famosa “Rivoluzione Verde” ha portato a un impoverimento delle risorse naturali e a una contaminazione generalizzata dell’ambiente, a causa dell’uso massivo di prodotti chimici. Ho viaggiato per un anno in undici paesi. La conclusione che ho tratto è che se oggi c’è un miliardo di persone che non mangia o che ha problemi di fame è a causa degli agrotossici. Non solo per gli agrotossici in sé, ma per tutto il sistema di mercato legato a questo business.

– Come influisce sul mercato?

РQuesto aspetto ha a che fare con una catena che si estende a livello mondiale. In Argentina ci sono 18 milioni di ettari coltivati con soia transgenica, fumigati con agrotossici, che stanno distruggendo allevatori e piccoli produttori che realmente danno da mangiare alle popolazioni locali. Qui in Francia stiamo sterminando il 3% della popolazione degli agricoltori e le grandi fattorie. Tutto ̬ collegato, perch̩ quelli che vendono gli agrotossici sono gli stessi che controllano il mercato dei semi, come Cargill e Monsanto. Queste multinazionali stanno seminando la fame nel mondo.

– Come si fa a uscire da questo sistema?

– Attraverso l’agroecologia, l’agricoltura organica, basata in piccole unità autonome a livello energetico, in cui si utilizzano le risorse naturali e la varietà di piante, perché la monocoltivazione è una catastrofe per l’ambiente.

– Ma l’agroecologia si può realizzare anche su grandi estensioni o su scala nazionale?

– Certamente, senza nessun problema. L’unico ostacolo è la mancanza di volontà politica. In Europa stiamo combattendo questa battaglia. L’anno prossimo avremo un cambiamento nella famosa politica agricola dell’Unione Europea. Stiamo chiedendo che i sussidi che si danno qui agli agricoltori, o alle grandi imprese, quelle che più inquinano l’ambiente, siano stanziati per gli agricoltori che vogliono passare all’agroecologia. In solo quattro anni si può cambiare rotta. È solo una questione di volontà politica e, volendo, si può mettere fine a questo modello agroalimentare criminale globale. Bisogna sottrarre l’agricoltura alle grinfie del commercio. Il cibo non è un prodotto qualsiasi: nessuno può vivere senza. Nessuno può vivere senza contadini. Ogni paese dovrebbe proteggere i propri contadini. Sentiamo sempre dire che i prodotti dell’industria chimica sono più economici di quelli biologici, ma non è vero, perché l’industria chimica genera una gran quantità di spese indirette.

– La proibizione degli agrochimici sarebbe un modo per risparmiare denaro o, al contrario, una perdita economica?

– L’Unione Europea ha realizzato uno studio secondo il quale se proibissimo gli agrotossici, solo tenendo in considerazioni i soldi spesi per il cancro dei contadini e degli altri, potremmo risparmiare 27 miliardi di euro l’anno. E parliamo solo del cancro.

– Nel suo libro, lei sostiene che il cancro è una malattia “nuova”, propria della civilizzazione. Com’è possibile?

– Volevo saperlo, perché si dice sempre che il cancro è relazionato ai prodotti chimici. Bene, volevo verificare se prima esistesse il cancro o meno. Ho studiato molti libri, moltissime relazioni di gente che ha viaggiato durante il XIX secolo in cui si afferma che il cancro era quasi inesistente. I tumori fecero la loro comparsa con la civiltà industriale. È un fatto. Ed è interessante vedere come sono andati aumentando. È interessante anche vedere come si organizza l’industria per affermare il contrario.

– Con il passare degli anni, la popolazione ha preso coscienza che molte sostanze di uso quotidiano – come la sigaretta o il sale – sono dannose per la salute. Pensa che possa succedere la stessa cosa con gli agrochimici?

– È molto diverso, perché questi prodotti si trovano ovunque e non lo sappiamo. Una persona che fuma conosce i rischi ed è una decisione personale. Negli alimenti, invece, uno non sa quanti prodotti chimici sta ingerendo. Molte donne non sanno, per esempio, che una delle cause principali del tumore al seno, sebbene non l’unica, sono i deodoranti. Per questo dico alle donne di non utilizzare nessun deodorante, perché contengono perturbatori endocrini che vanno direttamente al seno. La popolazione non lo sa. Inoltre, si stanno utilizzando prodotti che non sono stati prima analizzati. Dobbiamo riappropriarci del contenuto della nostra alimentazione quotidiana, riprendere le redini di ciò che mangiamo, affinché la smettano di infliggerci piccole dosi di diversi veleni senza alcun beneficio.

Manuel Alfieri
Fonte: www.ecoportal.net
Link: http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Suelos/Agronegocio_El_veneno_nuestro_de_cada_dia
8.12.2012

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org ada SILVIA SOCCIO

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Assange e il futuro del mondo

Posted in Varie by admin on 4 Settembre 2012

Julian Assange, il 15 giugno 2012 capisce che per lui è finita. Si trova a Londra. Gli agenti inglesi l’arresteranno la settimana dopo, lo porteranno a Stoccolma, dove all’aereoporto non verrà prelevato dalle forze di polizia di Sua Maestà la regina di Svezia, bensì da due ufficiali della Cia, e un diplomatico statunitense, i quali avvalendosi di accordi formali tra le due nazioni farà prevalere il “diritto di opzione militare in caso di conflitto bellico dichiarato” sostenendo che Assange è “intervenuto attivamente” all’interno del conflitto Nato-Iraq mentre la guerra era in corso. Lo porteranno direttamente in Usa, nel Texas, dove verrà sottoposto a processo penale per attività terroristiche, chiedendo per lui l’applicazione della pena di morte sulla base del Patriot Act Law. Si consulta con il suo gruppo, fanno la scelta giusta dopo tre giorni di vorticosi scambi di informazioni in tutto il pianeta: “Vai all’ambasciata dell’Ecuador a piedi, con la metropolitana, stai lì”. Alle 9 del mattino del 19 giugno entra nell’ambasciata dell’Ecuador. Nessuna notizia, non lo sa nessuno. Il suo gruppo apre una trattativa con gli agenti inglesi a Londra, con gli svedesi a Stoccolma e con i diplomatici americani a Rio de Janeiro. Raggiungono un accordo: “Evitiamo rischio di attentati e facciamo passare le Olimpiadi, il 13 agosto se ne può andare in Sudamerica, facciamo tutto in silenzio, basta che non se ne parli”. I suoi accettano, ma allo stesso tempo non si fidano degli anglo-americani. Si danno da fare e mettono a segno due favolosi colpi. Il primo il 3 agosto, il secondo il 4.
Il 3 agosto, con un anticipo rispetto alla scadenza di 16 mesi, la presidente della Repubblica Argentina, Cristina Kirchner, si presenta alla sede di Manhattan del FMI con il suo ministro dell’economia e il ministro degli esteri ecuadoregno Patino, in rappresentanza di “Alba” (acronimo che sta per Alianza Laburista Bolivariana America), l’unione economica tra Ecuador, Colombia e Venezuela. La Kirchner si fa fotografare e riprendere dalle televisioni con un gigantesco cartellone che mostra un assegno di 12 miliardi di euro intestato al FMI con scadenza 31 dicembre 2013, che il governo argentino ha versato poche ore prima. “Con questa tranche, l’Argentina ha dimostrato di essere solvibile, di essere una nazione responsabile, attendibile e affidabile per chiunque voglia investire i propri soldi. Nel 2003 andammo in default per 112 miliardi di dollari, ma ci rifiutammo di chiedere la cancellazione del debito: scegliemmo la dichiarazione ufficiale di bancarotta e chiedemmo dieci anni di tempo per restituire i soldi a tutti, compresi gli interessi. Per dieci, lunghi anni, abbiamo vissuto nel limbo. Per dieci, lunghi anni, abbiamo protestato, contestato e combattuto contro le decisioni del FMI che voleva imporci misure restrittive di rigore economico sostenendo che fossero l’unica strada. Noi abbiamo seguito una strada opposta: quella del keynesismo basato sul bilancio sociale, sul benessere equo sostenibile e sugli investimenti in infrastrutture, ricerca, innovazione, investendo invece di tagliare. Abbiamo risolto i nostri problemi. Ci siamo ripresi e siamo in grado di saldare l’ultima tranche con 16 mesi di anticipo. Le idee del FMI e della Banca Mondiale sono idee errate, sbagliate. Lo erano allora, lo sono ancor di più oggi. Chi vuole operare, imprendere, creare lavoro e ricchezza, è benvenuto in Argentina: siamo una nazione che ha dimostrato di essere solvibile, quindi pretendiamo rispetto e fedeltà alle norme e alle regole, da parte di tutti, dato che abbiamo dimostrato, noi per primi, di rispettare i dispositivi del diritto internazionale.”. Subito dopo la Kirchner ha presentato una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli Usa al WTO, coinvolgendo il FMI grazie ai file messi a disposizione da Wikileaks, cioè Assange. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni. Con gli interessi composti. “Volevano questo, bene, l’hanno ottenuto. Adesso che paghino”. E’ una lotta tra la Kirchner e la Lagarde. Le due Cristine duellano da un anno impietosamente. Grazie ad Assange, dato che il suo gruppo ha tutte le trascrizioni di diverse conversazioni in diverse cancellerie del globo, che coinvolgono gli Usa, la Gran Bretagna, la Francia, l’Italia, la Germania, il Vaticano, dove l’economia la fa da padrone. Osama Bin Laden è stato mandato in soffitta e sostituito da John Maynard Keynes. Lui è diventato il nemico pubblico numero uno delle grandi potenze; in queste lunghe conversazioni si parla di come mettere in ginocchio le economie sudamericane, come portar via le loro risorse energetiche, come impedir loro di riprendersi e crescere, come impedire ai governi di far passare i piani economici keynesiani applicando invece i dettami del FMI il cui unico scopo consiste nel praticare una politica neo-colonialista a vantaggio soprattutto di Spagna, Italia e Germania, con capitali inglesi. Gran parte dei file sono già resi pubblici su internet. Gran parte dei file sono offerti da Assange all’ambasciatore in Gran Bretagna dell’Ecuador, la prima nazione del continente americano, e unica nazione nel mondo occidentale dal 1948, ad aver applicato il concetto di “debito immorale” ovvero “il rifiuto politico e tecnico di saldare alla comunità internazionale i debiti consolidati dello Stato perché ottenuti dai precedenti governi attraverso la corruzione, la violazione dello Stato di Diritto, la violazione di norme costituzionali”.
Il 12 dicembre del 2008, il neo presidente del governo dell’Ecuador Rafael Correa (Pil di 50 miliardi di euro, circa 30 volte meno dell’Italia) dichiara in diretta televisiva in tutto il continente americano (l’Europa non ha mai trasmesso neppure un fotogramma e difficilmente si trova nella rete europea materiale visivo) di “aver deciso di cancellare il debito nazionale considerandolo immondo, perché immorale; hanno alterato la costituzione per opprimere il popolo raccontando il falso. Hanno fatto credere che ciò chè è Legge, cioè legittimo, è giusto. Non è così: da oggi in terra d’Ecuador vale il nuovo principio costituzionale per cui ciò che è giusto per la collettività allora diventa legittimo”. Cifra del debito: 11 miliardi di euro. Il FMI fa cancellare l’Ecuador dal nòvero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti di nessun genere da nessuno “Il paese va isolato” dichiara Dominique Strauss Kahn, allora segretario del FMI. Il Paese è in ginocchio. Il giorno dopo, Hugo Chavez annuncia che darà il proprio contributo con petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soya e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate. Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore al mondo) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ecologica pura. Dieci giorni dopo, i verdi bavaresi, i verdi dello Schleswig Holstein, in Italia la Conad, e in Danimarca la Haagen Daaz, si dichiarano disponibili a firmare subito contratti decennali di acquisto della produzione di banane attraverso regolari tratte finanziarie in euro che possono essere scontate subito alla borsa delle merci di Chicago.
Il 20 dicembre del 2008, facendosi carico della protesta della United Fruit Company, il presidente George Bush dichiara “nulla e criminale la decisione dell’Ecuador” annunciando la richiesta di espulsione del paese dall’Onu: “siamo pronti anche a una opzione militare per salvaguardare gli interessi statunitensi”. Il mattino dopo, il potente studio legale di New York Goldberg & Goldberg presenta una memoria difensiva sostenendo che c’è un precedente legale. Sei ore dopo, gli Usa si arrendono e impongono alla comunità internazionale l’accettazione e la legittimità del concetto di “debito immorale”. La United Fruit company viene provata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Da notare che il “precedente legale” (tuttora ignoto a gran parte degli europei) è datato 4 gennaio 2003 a firma George Bush. E’ accaduto in Iraq che in quel momento risultava “tecnicamente” possedimento americano in quanto occupato dai marines con governo provvisorio non ancora riconosciuto dall’Onu. Saddam Hussein aveva lasciato debiti per 250 miliardi di euro (di cui 40 miliardi di euro nei confronti dell’Italia grazie alle manovre di Taraq Aziz, vice di Hussein e uomo dell’Opus Dei fedele al Vaticano) che gli Usa cancellano applicando il concetto di “debito immorale” e aprendo la strada a un precedente storico. Gli avvocati newyorchesi dell’Ecuador offrono al governo americano una scelta: o accettano e stanno zitti oppure, se si annulla la decisione dell’Ecuador, allora si annulla anche quella dell’Iraq e il tesoro Usa deve pagare subito i 250 miliardi di euro a tutti compresi gli interessi composti per quattro anni. Obama, non ancora insediato, ma già eletto, impone a Bush di gettare la spugna. La solida parcella degli avvocati newyorchesi viene pagata dal governo brasiliano.
Nasce allora il Sudamerica moderno. E cresce e si diffonde il mito di Rafael Correa, presidente eletto dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”. Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello Ior nelle banche cattoliche di Quito e dirottarli in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Invia una lettera a papa Ratzinger dove si dichiara “sempre umile servo di Sua Illuminata Santità” dove chiede ufficialmente che il Vaticano invii in Ecuador soltanto “religiosi dotati di profonda spiritualità e desiderosi di confortare i bisognosi evitando gli affaristi che finirebbero sotto il rigore della Legge degli uomini”. Tutto ciò lo si può raccontare oggi, grazie alla bella pensata del Foreign Office, andato nel pallone. In tutto il pianeta si parla di Rafael Correa, dell’Ecuador, del debito immorale, del nuovo Sudamerica che ha detto no al colonialismo e alla servitù alle multinazionali europee e statunitensi. In Italia lo faccio io sperando di essere soltanto uno dei tanti. Questo, per spiegare “perché l’Ecuador”.
Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non lo sarà mai più. A meno che non finiscano per vincere Mitt Romney, Draghi, Monti, Cameron e l’oligarchia finanziaria. L’esempio dell’Ecuador è vivo, può essere replicato in ogni nazione africana o asiatica del mondo. Anche in Europa. Per questo JulianAssange ha scelto l’Ecuador. Il colpo decisivo viene dato da una notizia esplosiva resa pubblica (non a caso) il 4 agosto del 2012. “Julian Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti in ogni nazione del globo”. Chi è Garzòn? E’ il nemico pubblico numero uno della criminalità organizzata. E’ il nemico pubblico numero uno dell’Opus Dei. E’ il più feroce nemico di Silvio Berlusconi. E’ in assoluto il nemico più pericoloso per il sistema bancario mondiale. Magistrato spagnolo con 35 anni di attività ed esperienza alle spalle, responsabile della Procura reale di Madrid, ha avuto tra le mani i più importanti processi spagnoli degli ultimi 25 anni. Esperto in “media & finanza” e soprattutto grande esperto in incroci azionari e finanziari, salì alla ribalta internazionale nel 1993 perché presentò all’Interpol una denuncia contro Silvio Berlusconi e Fedele Confalonieri (chiedendone l’arresto) relativa a Telecinco, Pentafilm, Fininvest, Reteitalia e Le cinq da cui veniva fuori che la Pentafilm (Berlusconi e Cecchi Gori soci, cioè PD e PDL insieme) acquistava a 100$ i diritti di un film alla Columbia Pictures che rivendeva a 500$ alla Telecinco che li rivendeva a 1000$ a Rete Italia che poi in ultima istanza vendeva a 2000$ alla Rai, in ben 142 casi tre volte: li ha venduti sia a Rai1 che a Ra2 che a Rai3. Lo stesso film. Cioè la Rai ha pagato i diritti di un film 20 volte il valore di mercato e l’ha acquistato tre volte, così tutti i partiti erano presenti alla pari. Quando si arrivò al nocciolo definitivo della faccenda, Berlusconi era presidente del consiglio, quindi Garzòn venne fermato dalla UE. Ottenne una mezza vittoria. Chiuse la Telecinco e finirono in galera i manager spagnoli. Ma Berlusconi rientrò dalla finestra nel 2003 come Mediaset. Si riaprì la battaglia, Garzòn stava sempre lì. Nel 2006 pensava di avercela fatta, ma il governo italiano di allora (Prodi) aiutò Berlusconi a uscirne. Nel 2004 aprì un incartamento contro papa Woytila e contro il managament dello Ior in Spagna e in Argentina, in relazione al finanziamento e sostegno da parte del Vaticano delle giunte militari di Pinochet e Videla in Sudamerica. Nel 2010 Garzòn si dimise andando in pensione, ma aprì uno studio di diritto internazionale dedicato esclusivamente a “media & finanza” con sede all’Aja in Olanda. E’ il magistrato che è andato a mettere il naso negli affari più scottanti, in campo mediatico, dell’Europa, degli ultimi venti anni. In quanto legale ufficiale di Assange, il giudice Garzòn ha l’accesso ai 145.000 file ancora in possesso di Assange che non sono stati resi pubblici. Ha già fatto sapere che il suo studio è pronto a denunciare diversi capi di stato occidentali al tribunale dei diritti civili con sede all’Aja. L’accusa sarà “crimini contro l’umanità, crimini contro la dignità della persona”. La battaglia è dunque aperta. E sarà decisiva soprattutto per il futuro della libertà in Rete. In Usa non fanno mistero del fatto che lo vogliono morto. Anche gli inglesi. Ma hanno non pochi guai perché, nel frattempo, nonostante sia abbastanza paranoico (e ne ha ben donde) Assange ha provveduto a tirar su un gruppo planetario che si occupa di contro-informazione (vera non quella italiana). I suoi esponenti sono anonimi. Nessuno sa chi siano. Non hanno un sito identificato. Semplicemente immettono in rete dati, notizie, informazioni, eventi. Poi, chi vuole sapere sa dove cercare e chi vuole capire capisce. Quando la temperatura si alza, va da sé, il tutto viene in superficie. E allora si balla tutti. In Sudamerica, oggi, la chiamano “British dance”. Speriamo soltanto che non abbia seguiti dolorosi o sanguinosi.
Per questo Assange sta dentro l’ambasciata dell’Ecuador. Per questo Garzòn lo difende. Per questo la storia del Sudamerica, va raccontata. Per questo l’Impero Britannico ha perso la testa e lo vuole far fuori. Perché Assange ha accesso a materiale di fonte diretta. E il solo fatto di dirlo, e divulgarlo, scopre le carte a chi governa, e ricorda alla gente che siamo dentro una Guerra Invisibile Mediatica. Non sanno come fare a fermare la diffusione di informazioni su ciò che accade nel mondo. Finora gli è andata bene, rimbecillendo e addormentando l’umanità. Ma nel caso ci si risvegliasse, per il potere sarebbero dolori imbarazzanti. Wikileaks non va letto come gossip. C’è gente che per immettere una informazione da un anonimo internet point a Canberra, Bogotà o Saint Tropez rischia anche la pelle. Questi anonimi meritano il nostro rispetto. E ci ricordano anche che non potremo più dire, domani “ma noi non sapevamo”. Chi vuole sapere, oggi, è ben servito. Basta cercare. Se poi, con questo “Sapere” un internauta non ne fa nulla, è una sua scelta. Tradotto vuol dire: finchè non mandiamo a casa l’immonda classe politica che mal ci rappresenta, le chiacchiere rimarranno a zero. Perché ormai sappiamo tutti come stanno le cose. Altrimenti, non ci si può lamentare o sorprendersi che in Italia nessuno abbia mai parlato prima dell’Ecuador, di Rafael Correa, di ciò che accade in Sudamerica, dello scontro furibondo in atto tra la presidente argentina e brasiliana da una parte e Christine Lagarde e la Merkel dall’altra. Perché stupirsi, quindi, che gli inglesi vogliano invadere un’ambasciata straniera? Non era mai accaduto neppure nei momenti più bollenti della cosiddetta Guerra Fredda. Come dicono in Sudamerica quando si chiede “ma che fanno in Europa, che succede lì?” Ormai si risponde dovunque “In Europa dormono. Non sanno che la vita esiste”. ” Sergio Di Cori Modigliani, scrittore e blogger

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I “Pantani Longarini” sono protetti!

Posted in Varie by admin on 28 Novembre 2011

Il Tribunale amministrativo del riesame (Tar) respinge tutte le sospensive. Risulta salva e pienamente operante la riserva naturale dei pantani della Sicilia Sud Orientale. Ciò significa la possibilità di istituire un’oasi naturalistica come quella di «Vendicari», non sarà più minacciata la fauna protetta, non sarà mai più utilizzata l’area come discarica abusiva e la valorizzazione di una zona già suggestiva gioverà all’economia turistica dei luoghi interessati.

«Legambiente» canta finalmente vittoria. Nel diffondere la notizia, esprime soddisfazione per le ordinanze emesse dal Tar con cui sono state respinte le richieste di sospensiva del decreto istitutivo della riserva naturale «Pantani della Sicilia Sud Orientale» nei territori di Pachino, di Ispica e di Noto.

I ricorsi erano stati presentati da diverse associazioni venatorie che cacciavano rare specie di uccelli migratori, dal Comune di Pachino, dal Consorzio del Pomodorino e dalla ditta Spatola che sentivano i loro interessi economici minacciati dall’istituzione della Riserva naturalistica nei pantani.

«Sono prevalse – spiega Angelo Dimarca responsabile regionale del Dipartimento conservazione natura di Legambiente – sono prevalse le «ragioni della natura» rispetto agli interessi settoriali. Le ordinanze emesse dal Tar sono chiare e non si prestano ad equivoca interpretazione: la Riserva naturale resta, la sua istituzione è legittima e non causa danni gravi ed irreparabili, le attività oggi esistenti della ditta Spatola, limitatamente alla zona di Longarini, possono continuare. Il Consorzio del Pomodorino è stato pure condannato a pagare le spese legali. Prevalgono così le ragioni della tutela di un’area di interesse internazionale per la presenza di specie di uccelli rare e minacciate, come dimostrato dai provvedimenti di tutela dell’Unione europea e dagli autorevoli studi dell’«Istituto superiore protezione e ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente».

Risulta quindi necessario mettersi subito a lavoro per consolidare sul territorio la Riserva. «Ci vogliono – evidenziano Salvatore Maino e Antonino Duchi, rispettivamente presidenti di Legambiente Pachino e Ragusa – progetti finalizzati alla protezione dell’area, alla pubblica fruizione, al recupero ambientale delle aree aggredite in passato da attività illegali ed alla valorizzazione delle attività tradizionali. Un’altra Vendicari è ora possibile anche a Pachino ed Ispica e coinvolgeremo gli agricoltori in questo ambizioso progetto di recupero ambientale e di creazione di momenti di sviluppo sano e incentrato sulla conservazione delle risorse naturali e con benefici per tutto il comprensorio».

Legambiente Sicilia ha infine espresso apprezzamento per i sindaci di Ispica e Scicli che hanno lottato per la permanenza della Riserva. E, soprattutto, per l’impegno profuso dall’ex assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, che ha perseguito con determinazione l’obiettivo di tutelare i Pantani della Sicilia Sud Orientale.

Corriere di Ragusa

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Modica, cacciatori inseguiti fino a Chiaramonte e poi arrestati.

Posted in Varie by admin on 7 Novembre 2011

Plauso alle forze dell’ordine. Modica, due uomini già noti alle forze dell´ordine ammanettati per caccia illegale. Nel posto di controllo dei militari sono incappati due cacciatori, che, a bordo di una jeep, trasportavano selvaggina cacciata illegalmente, nonché armi e munizioni.

Due arresti scaturiti da un lungo inseguimento in auto dal Modicano a Chiaramonte Gulfi. E’ il bilancio del fine settimana di controlli del territorio da parte dei carabinieri della compagnia di Modica, in collaborazione con i colleghi di Caltagirone. Nel posto di controllo dei militari sono incappati due cacciatori, che, a bordo di una jeep, trasportavano selvaggina cacciata illegalmente, nonché armi e munizioni.

I due uomini non si sono fermati all’alt, forzando il posto di controllo. Ne è scaturito l’inseguimento fino al comune montano, dove sono scattate le manette per il pregiudicato modicano G.P., 57 anni, e per il passeggero della jeep, un residente a Palma di Montechiaro, anch’egli già noto alle forze dell’ordine. Durante l’inseguimento i militari avevano sparato un colpo di pistola a scopo intimidatorio ad una ruota posteriore del fuoristrada.

Nell’auto sono stati rinvenuti, stipati come sardine, 16 cani da caccia, cacciagione varia e un fucile da caccia con relative cartucce. I due pregiudicati sono stati ammanettati per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento e sono stati sanzionati per esercizio della caccia in violazione alla normativa.

Nel corso dei controlli è stato altresì denunciato a piede libero il modicano 55enne F.C. L’uomo è accusato d’uso di atto falso. L’uomo, fermato dai militari, ha esibito un foglio di assicurazione falso.

Fonte: Corriere di Ragusa

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Un inno migliore per un’Itaglia migliore

Posted in Varie by admin on 5 Maggio 2011

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Acqua, in piazza per il referendum.

Posted in Varie by admin on 25 Marzo 2011

Domani a Roma l’appuntamento che lancia la campagna per il voto del 12 e 13 giugno. Alla mobilitazione contro la privatizzazione degli acquedotti, si affiancano anche i timori provenienti dal Giappone: “Basta scelte dettate solo da interessi economici”

SI DEFINISCONO i garibaldini dell’acqua. Hanno percorso il Belpaese raccogliendo oltre un milione e quattrocentomila firme. Per dire no alla privatizzazione di un bene pubblico essenziale, con una mobilitazione dal basso che ha coinvolto movimenti e associazioni. E domani saranno in piazza. Manifestazione nazionale a Roma. Si parte alle 14 da Piazza della Repubblica. Una giornata organizzata dal Forum Italiano dei movimenti per l’acqua 1 per promuovere la battaglia referendaria in vista delle consultazioni del prossimo 12 e 13 giugno. E non solo. Alla piattaforma programmatica si è aggiunto l’impegno contro l’intervento militare in Libia e contro il nucleare in Italia. Per protestare contro “una drammatica crisi economica, sociale, ecologica e di democrazia nella quale siamo tuttora immersi”.

L’appello. La preparazione per la manifestazione è stata lunga e accurata. Documenti, campagne informative, iniziative preparatorie. E un appello, per richiamare l’attenzione dei cittadini sul senso della mobilitazione e sull’importanza del voto referendario: “Noi che ci siamo nelle battaglie per la riappropriazione sociale dei beni comuni e per la difesa dei diritti pensiamo che i referendum siano un’espressione sostanziale della democrazia attraverso la quale i cittadini esercitano la sovranità popolare su scelte essenziali della politica che riguardano l’esistenza collettiva”.

Il referendeum. Per il comitato promotore il referendum del 12 giugno “può costituire una prima e fondamentale tappa non solo per riconsegnare il bene comune acqua alla gestione partecipativa delle comunità locali”. L’obiettivo è anche “invertire la rotta e sconfiggere le politiche liberiste e le privatizzazioni dei beni comuni che negli ultimi trent’anni hanno prodotto solo l’impoverimento di larga parte delle popolazioni e dei territori”. E in rete è già attivo il sito 2 con tutte le informazioni sui quesiti referendari.

Contro il nucleare. Poi lo tsunami in Giappone, la tragedia di Fukishima. Eventi che hanno modificato l’impianto della manifestazione. In un documento del Forum si legge: “Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente”. Quindi un invito rivolto ai cittadini italiani: “Chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta”.

Napolitano e i garibaldini dell’acqua. E il Forum ha deciso di promuovere le proprie iniziative anche con un dono particolare a Giorgio Napolitano: al Presidente della Repubblica è stata consegnata, in occasione delle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’Italia, l’opera “L’Acqua Bene Comune unisce l’Italia in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia”. Un collage di immagini degli attivisti dell’acqua che ricalca le forme della penisola. E non è mancata la mobilitazione in rete. Con contenuti multimediali e video su YouTube diffusi sui principali social-network. Come I garibaldini dell’acqua 3, una videolettera, sempre indirizzata a Napolitano, che ha fatto il giro della rete.

di CARMINE SAVIANO Repubblica.it

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Sabato 26 marzo manifestazione nazionale a Roma

Posted in Varie by admin on 24 Marzo 2011

SABATO 26 MARZO TUTTI ALLA

MANIFESTAZIONE NAZIONALE
“Vota SÌ ai referendum per l’acqua bene comune! SÌ per fermare il nucleare,
per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia”

 

Appuntamento Legambiente ore 13.00 a Piazza della Repubblica
altezza cancellata via Terme Diocleziano

Care e cari,
cambia il nostro appuntamento.
Data l’alta partecipazione prevista e il cambio di senso di marcia del corteo che finirà a Piazza San Giovanni il nostro appuntamento è anticipato alle ore 13,00 sempre a Piazza della Repubblica ma nei pressi della cancellata delle Terme di Diocleziano. La squadra di Legambiente nazionale sarà comunque presente dalle 12,30 per rendere visibile il luogo del nostro incontro.
Due i pezzi di corteo che ci vedranno protagonisti: con i Comitati “Vota Si per fermare il nucleare” e con la rappresentanza delle Associazioni.
In entrambi i casi dovremo ben rappresentare l’associazione con bandiere, magliette e cappellini. Ovviamente molto “giallo” lo troverete all’appuntamento.
Vi aspettiamo a Roma!
 

 

 

Ci vediamo sabato 26 marzo, appuntamento Legambiente ore 12.30 a Piazza della Repubblica, altezza cancellata via Terme Diocleziano!

 per informazioni
www.legambiente.it

 

 

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Il sondaggio di Repubblica.it sul nucleare. 3 italiani su 4 contrari!

Posted in Varie by admin on 22 Marzo 2011

ROMA – E’ un bollettino carico di pessime notizie per il governo il sondaggio sul sentimento degli italiani rispetto al nucleare realizzato dalla Gnresearch. I risultati delle risposte fornite dal campione di mille cittadini rappresentativi dell’intera popolazione nazionale alla società  internazionale di ricerche di mercato pubblicati in anteprima su Repubblica.it fotografano infatti un quadro decisamente negativo non solo per le aspirazioni di un ritorno all’energia atomica, ma anche per le ricadute sul consenso nei confronti della maggioranza. Circa tre italiani su quattro non vogliono infatti la realizzazione di nuovi impianti nucleari, giudicano negativamente le politiche del governo nei confronti delle energie rinnovabili e si dicono pronti ad andare a votare all’imminente referendum per bloccare i piani dell’esecutivo. 

GUARDA LE TABELLE DEL SONDAGGIO 1

Entrando nel dettaglio del sondaggio il dissenso popolare per le scelte energetiche di Palazzo Chigi appare poi ancora più evidente e strutturato. Il 59% degli intervistati si dice “molto contrario” alla costruzione di nuove centrali. A questa opposizione va poi aggiunta quella del 17% che si definisce “abbastanza contrario”, per un totale di oltre il 75%. A preoccupare gli italiani non sono tanto gli eventi “straordinari” come il terremoto giapponese,

ma piuttosto l’ordinaria amministrazione. “L’impatto negativo sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, anche in assenza di incidenti o errori umani” è temuto dal 45%, lo “smaltimento delle scorie radioattive” dal 29%, il “rischio di incidenti dovuti ad errori umani” dal 15% e il “rischio di incidenti dovuti ad eventi naturali” dall’11%. Temi che evidentemente condizionano anche i fautori dell’atomo. Circa il 20% di questi ultimi, malgrado il loro consenso al nucleare, si dice infatti “abbastanza” o “molto contrario” all’eventuale costruzione di una centrale nella sua regione. 

Se ben il 90% degli italiani ha comunque ben presente che la nostra dipendenza energetica da altri paesi è un tema “molto” (59%) o “abbastanza” importante (30%), una schiacciante maggioranza del 69% ritiene che la soluzione per risolvere il problema sia il ricorso “esclusivamente alle energie rinnovabili”. Una scelta per la quale il 37% degli italiani sarebbe “certamente” disposto a pagare un qualcosa in più in bolletta e un altro 39% lo sarebbe “probabilmente”.

A fronte di questa predisposizione non meraviglia quindi che il 43% giudichi “molto negativamente” i provvedimenti del governo sulle rinnovabili 2 (leggi decreto Romani) e un altro 29% li ritenga “abbastanza negativi”.

Per far valere queste opinioni gli italiani si dicono quindi in larga maggioranza (70%) pronti a recarsi alle urne in occasione del prossimo referendum sul nucleare mentre un altro 71%, alla domanda “cosa voterebbe nel caso decidesse di andare a votare” risponde “contro il ritorno delle centrali atomiche”.

Davanti a questo quadro davvero pesante non sembrerebbero aver sortito effetti positivi per l’immagine dell’esecutivo neppure le repentine frenate 3 annunciate da diversi esponenti del governo. Per ben il 56% degli intervistati la pausa di riflessione auspicata dai ministri Romani e Prestigiacomo altro non è che “una scelta di convenienza per non perdere consensi”, mentre solo il 39% pensa che la motivazione vada ricercata in una “concreta preoccupazione per la salute e la sicurezza dei cittadini”. Valutazioni che pesano sul giudizio complessivo dato all’operato dei due ministri. Né il responsabile dell’Ambiente né tantomeno quello dello Sviluppo economico superano infatti il 4,5 in pagella.

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Pantani Longarini Domenica 20 marzo 2011

Posted in Varie by admin on 13 Marzo 2011

Pantani della Sicilia sud orientale: una nuova Vendicari è possibile

Iniziativa Regionale domenica 20 Marzo 2011

Visitiamo i Pantani, godiamoci la migrazione degli uccelli e chiediamo con forza l’istituzione della riserva!

 

Cosa sono i Pantani della Sicilia Sud Orientale?

Sono un complesso sistema di zone umide dei territori dei comuni di Ispica, Pachino, Noto e Portopalo

 

Perché sono importanti?

Costituiscono una delle zone più importanti per la migrazione e la nidificazione degli uccelli in Sicilia: dal punto di vista ornitologico risultano superiori perfino alla Riserva di Vendicari. Inseriti nelle convenzioni internazionali di Ramsar, Berna e Bonn, i Pantani sono designati come IBA (Important Bird Areas) dal Ministero dell’Ambiente e dall’Unione Europea, come ZPS (Zona di Protezione Speciale) ai sensi della direttiva europea “Uccelli” e come SIC (Sito d’Importanza Comunitaria), ai sensi della direttiva europea “Habitat”.

 

E’ necessaria una maggiore protezione? Perché?

L’area in questione sarebbe dovuta diventare Riserva Naturale in base al decreto dell’Assessorato Regionale Territorio e Ambiente n. 970 del 10/06/1991; nonostante ciò, ancora dopo 20 anni, la Riserva non è stata ancora istituita! Ciò comporta il perdurare di pesanti minacce sulla zona. La più urgente è rappresentata dal bracconaggio; ogni anno infatti non solo viene autorizzata la caccia dalla Regione nonostante il parere negativo dell’ISPRA,  ma “cacciatori illegali” sono attivi già da fine agosto (più di un mese d’anticipo!). Vengono usate anche le reti (vietate perché catturano indiscriminatamente diverse specie protette di uccelli) e si abbattono anche specie particolarmente protette. Pesantissimo è il fenomeno delle discariche abusive: fenomeno che non tende a diminuire e così la zona è punteggiata da rifiuti di ogni genere. Un paesaggio non dignitoso per i cittadini ed un biglietto da visita piuttosto scadente per i turisti. Da non sottovalutare inoltre l’impatto di una agricoltura fortemente intensiva e l’abusivismo edilizio.

 

Qual è il significato dell’iniziativa?

Un impegno ampio e deciso per l’istituzione della Riserva è necessario, innanzitutto per un accurato controllo della zona, lasciato spesso solo al volontariato ambientalista, permettendo di salvaguardare e recuperare una ricchezza inestimabile. Si avrebbe in tal modo, oltre al salvataggio della biodiversità, l’opportunità di incentivare un turismo verde; di attivare progetti di studio e lavoro all’interno della riserva; ma anche più semplicemente di fare una passeggiata per osservare i fenicotteri rosa in un ambiente integro e protetto.

L’attuale Assessore regionale al Territorio ed Ambiente si è mostrato estremamente disposto all’istituzione della riserva. La nostra iniziativa ha il significato di ‘dare una spinta’ forte e, speriamo, definitiva, alla Riserva naturale.

 

Punti di incontro

Ragusa: piazzale campo Sportivo Selvaggio, ore 9

S.Maria del Focallo: piazzale inizio spiaggia (subito dopo foce torrente Favara) , ore 10

Pantano Longarini: slargo tra Pantano Longarini e Pantano Cuba, ore 10,30

 

Adesioni

Legambiente, LIPU. WWF, CAI, Fondo Siciliano per la Natura, Kalura, CIRS, Italia Nostra, EBN Italia, Esplorambiente, Tutela Terre d’Oriente, FAI , Ente Fauna Siciliana, LAV, Sicilia Antica, Attinkitè. Comuni di: Ispica, Noto, Scicli;  si attende la risposta di altre associazioni ed enti.

 

 

 

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Un cittadino può cambiare il mondo

Posted in Varie by admin on 20 Novembre 2010

rifiuti_domestici_zero

Tu sei il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. Gandhi.

“Con poche pratiche e sperimentate in poco tempo ho ridotto drasticamente i miei rifiuti, l’elenco è solo parziale e non pretende di risolvere tutti i problemi. Un singolo cittadino non può cambiare il mondo… ma può provarci e l’unione fa la forza!

A – Gasatore dell’acqua del rubinetto casalingo. Mai piu’ bottiglie da incollarsi al supermercato. www.sodastream.it
B – Detersivi alla spina. Sia totalmente biodegradabili che meno, sono prodotti efficaci ed economici (una media di 1 euro al litro). www.autoricambispaziani.it/
C – Autoproduzione detersivi. Se si ha tempo e voglia ancor più economico e salutare farsi i detersivi da soli con sostanze naturali. I miei piatti sono puliti senza residui chimici sui piatti e negli scarichi. biodetersivi.altervista.org
D – Sapone solido di Aleppo. 100% biodegradabile fatto solo di olio d’oliva e di alloro. www.saponedialeppo.it
E – Sporte e buste riutilizzabili. Curiosa l’espressione di alcuni commessi al mio rifiuto della loro busta. Qualche volta mi è stato detto: ”Guarda che non te la faccio pagare”. La nostra cultura è ancora arretrata? www.magazzinirossi.it
F – Compostatore. Preferisco tenermi gli scarti alimentari in casa utilizzando una compostiera domestica autocostruita e vi assicuro che produco un terriccio ricco e naturale per le mie piante. www.meetup.com/beppegrillo-263
G -Bibite naturali. Oltre l’acqua amo il tè e i succhi frutta. Perche’ comprarne costosi , artificiali e imbottigliati in plastica?
H -Alimenti alla spina. Il mercato offre ancora poche opportunità , si può scegliere di limitare i danni con un minimo di scelta e attenzione.
I – Spazzolino intercambiabile. Mi son sempre sentito uno stupido a pagare un manico di plastica )in teoria eterno) per poi buttarlo e ricomprarlo dopo un paio di mesi.
L – Bicchiere tascabile e riutilizzabile. Questo semplice oggetto evita tanti rifiuti. www.dmail.it
M – Autoproduzione alimentare. Con poco più di 1 euro mi faccio yogurt per una settimana semplicemente versando il latte nel macchinario.
N – Tovaglioli di stoffa. In casa era diventato un oggetto da museo. L’ho riscoperto evitando di consumare rotoli e rotoli di tovaglioli di carta usa e getta.
O – Lametta intercambiabile. Evito tante lamette usa e getta essendo la rastura un ”rito” pressochè quotidiano.” Stefano Vignaroli – Roma

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INCEPTION BERLUSCONI

Posted in Varie by admin on 17 Novembre 2010

E se per liberarci di Berlusconi ci fosse bisogno di un “Inception”?
E’ la simpatica trovata di due giovani registi materani, Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, che rifacendosi all’ultimo capolavoro di Chris Nolan, magistralmente interpretato da Di Caprio, cambiano la storia mettendo al centro il Presidente del Consiglio: il risultato è divertente, esilarante e fotografa in pochi minuti l’amarezza di una generazione che vive in una realtà che non è più disposta a sopportare.

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