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Infrastrutture ed opportunità sprecate in Provincia !!?

Posted in Articoli by admin on 25 Febbraio 2008

Provincia di Ragusa all’anno zero per le infrastrutture. Per rendercene conto non occorre l’Istituto Tagliacarne, che nei suoi rapporti, con un’umiliante ed inesorabile cadenza annuale, ci dice che al riguardo siamo addirittura ultimi in Italia. Basta muoverci nel raggio di venti chilometri per fare i conti con un sistema viario borbonico, inadeguato, dove i cippi chilometrici lasciano via via il posto a quelli commemorativi dei tanti rimasti vittime di questo sistema.

aeroporto-comiso-innaug.jpgLa nostra non è però una carenza generalizzata. Il problema riguarda infatti la capillarità della rete infrastrutturale, praticamente la parte terrestre, mentre invece siamo ben forniti di grossi presidi che in Sicilia e nel bacino del Mediterraneo rappresentano due vere e proprie risorse: il porto di Pozzallo e l’aeroporto “Pio La Torre” di Comiso (nella foto lo “sbarco” del ministro degli Esteri D’Alema intervenuto per l’intitolazione dello scalo). Anche un bambino comprende tuttavia che queste due grandi strutture se non hanno un collegamento alla loro altezza col territorio di riferimento funzionano a scartamento ridotto. Così come è una regia unica a mancare, una sorta di governance, perché un sistema del genere, come tutti i sistemi, va pensato, studiato, progettato, realizzato governato. Chi è responsabile di questa situazione? Chi blocca una delle due ruote del carro dello sviluppo intermodale ibleo?

Manca una “cabina di regia” unica per il monitoraggio della situazione delle infrastrutture in provincia. La posta in gioco è talmente alta, proprio perché da infrastrutture efficienti, in rete, pensate e realizzate con il consenso del territorio e integrate con il sistema produttivo ibleo non può che svilupparsi un’area fortemente competitiva perché riesce ad abbattere un costo che grave pesantemente sul prezzo finale dei nostri prodotti. Dove potrebbe sorgere questa “cabina di regia” se non alla Provincia regionale di Ragusa? Di recente la polemica è scoppiata in tutta la sua intensità a seguito del dibattito, avviato proprio a viale del Fante, sulla partecipazione della provincia stessa alla SOACO, la società di gestione dell’aeroporto di Comiso. Il protocollo fra comune di Comiso e provincia di Ragusa è stato già firmato, ma prima, quando la questione venne posta, il sindaco Pippo Digiacomo, abituato com’è a contare fino a dieci prima di parlare, ha risposto, in buona sostanza: meglio tardi che mai! Ma, ha aggiunto: prima di pensare a sedervi a tavola, non è il caso di contribuire ad apparecchiare, pensando ai collegamenti viari tutt’intorno all’aeroporto, collegamenti di fatto inesistenti? Digiacomo sa benissimo – avendolo vissuto direttamente sin da quando sette anni fa affrontammo la questione alla Presidenza del Consiglio – che la Provincia di Ragusa non ha mai creduto all’effettivo decollo dell’aeroporto di Comiso, alternando dileggio e diffidenza, noncuranza e indifferenza, sabotaggi e maldicenze. Tutto, fuorché il compimento del suo dovere di istituto: partecipare e credere nel progetto, compiere atti di governo che rispondessero alla domanda “ma io, Provincia, ente sovra e intercomunale per eccellenza, cosa posso fare di utile e di concreto per esserci, per qualificare questo grande progetto che non è solo un fatto sentimentale, ma è l’aggiunta vera di un fattore di sviluppo vero in un’economia vera con problemi infrastrutturali veri? Una visione strategica e lungimirante è evidentemente mancata.

Il problema di tutta la questione sta proprio qui. La lungimiranza, la visione strategica di un sistema intermodale la cui “regia” non può che stare in capo alla Provincia e senza la quale il sistema non esiste. E siccome è tutto il sistema a trovarsi in crisi occorre un’analisi. Perché la Provincia regionale di Ragusa ha altre responsabilità. Vediamole.

La “514”. A dire il vero in questo caso non è responsabile solo la Provincia, ma l’intera classe politica iblea, di centro-desatra e di centro-sinistra, di maggioranza e di opposizione, con l’unica eccezione della consigliera comunale socialista di Ragusa, Sonia Migliore che è sulla stessa lunghezza d’onda del sottoscritto: entrambi ci troviamo purtroppo in una posizione di netta, nettissima minoranza. Qual è il nostro pensiero? Come si sa la soluzione finanziaria trovata per il raddoppio della “514” è il project financing. Lo stato mette una parte, l’altra la mette un privato che si rifà con l’imposizione di un pedaggio quando la strada sarà in esercizio. E’ stata così confezionata una vera tassa sull’economia e sui viaggiatori ragusani che coltivano rapporti di vario genere con Catania, che si servono del “Fontanarossa” o del porto etneo. Se è giusto avviare una serie di politiche di “pari opportunità infrastrutturali” a vantaggio della provincia di Ragusa, perché fare pagare al territorio un’opera pubblica? Perché così è. I soldi c’erano ed erano quelli stornati dalle opere preparatorie del Ponte sullo stretto. Sono stati buttati, dico buttati, per le metropolitane di Palermo e Catania e per una fantomatica autostrada a Caltanissetta. Abbiamo subito uno scippo in piena regola, sancito dall’Accordo Stato-Regione che ha ufficializzato queste scelte e sul quale tanto il governo nazionale – di centro-sinistra – quanto il governo regionale – di centro-destra – hanno dato il loro apporto. I nostri parlamentari, tutti, hanno plaudito.
La Provincia ha addirittura utilizzato la cosa come uno “spottone” per la riconferma di Antoci a gennaio scorso, quando all’Audiotorium della Camera di Commercio il progetto – ricco degli effetti speciali, delle simulazioni e delle virtualizzazioni del caso – è stato presentato. Il pedaggio? “Fisiologico”, tagliò corto il presidente Antoci che non aveva perso tempo nel mettere il cappello sull’iniziativa. Chi campa paga.

La “Siracusa-Gela”. L’autostrada entrerà presto in esercizio nel tratto Rosolini-Siracusa che servirà un lembo della provincia di Ragusa. Avere lo svincolo a Rosolini comporterà per Ispica, Pozzallo e Modica di potere usufruire dell’attesissima opera. Dal versante ragusano non è stato mosso un dito per riconoscere l’attesa delle popolazioni e del mondo produttivo dell’ex contea per evitare che l’autostrada risultasse un’altra grande opera compiuta ed inutilizzata. La Provincia manco c’ha pensato, a riprova peraltro delle politiche troppo Ragusa-centriche che persegue.
 
treno-ragusa.jpgLa ferrovia. In economia dei trasporti c’è una regola d’oro che a Ragusa si è dimostrato di sconoscere. E’ quella in base alla quale le merci chiamano i passeggeri. Le strade, le rotte, i percorsi seguiti dalle cose, finiscono sempre per essere seguiti dalle persone. E’ spiegato da ciò il fatto che sul rilancio della ferrovia in provincia di Ragusa pestiamo l’acqua nel mortaio, come diciamo dalle nostre parti. Non ne usciamo se non finanziando con soldi pubblici una rete in perdita. Ed è in perdita, facciamo notare, da quando hanno smesso di funzionare come scali merci le nostre stazioni ferroviarie. Il bello è che la nostra è una provincia che le merci le produce e le materie prime ce l’ha. E’ sbagliato parlare solo con Trenitalia o con RFI: il gruppo delle Ferrovie dello Stato ha due strutture, la Cargo ed FS Logistica la cui presenza in provincia di Ragusa è necessaria. Chi ci pensa? I raccordi ferrovia-porto di Pozzallo e ferrovia-aeroporto di Comiso sono tra l’altro strategici per il ragionamento che stiamo facendo, ma attorno ad essi è buio pesto, al netto delle luci pre-elettorali della scorsa primavera fatte brillare per il raccordo col porto.

Il porto di Pozzallo. L’Autorità di gestione, il mostriciattolo giuridico, politico e trasportistico creato dalla Regione, è abortita. Dirompente in questo senso la pronuncia del TAR a seguito dell’impugnativa del comune di Pozzallo. Dopo la sentenza tutto è tornato come prima: l’assessorato regionale al territorio ha ripreso la paternità dell’assegnazione delle aree e il comune di Pozzallo ha riavuto la titolarità di ente appaltante delle opere di messa in sicurezza del porto: abbiamo bruciato due anni nei quali in tutte le lingue e in varie salse abbiamo detto, anche da questo giornale, che l’Autorità di gestione era uno strumento, oltre che inadeguato, anche e soprattutto fuori dalla logica e dal mondo. Perché questa premessa? Perché la Provincia ha spalancato porte e finestre all’Autorità di gestione, assumendo il ruolo di chierichetto in un rito di vecchie logiche di potere e di prediluviane creazioni di carrozzoni mangiasoldi, fortunatamente sventate. La Provincia ha abdicato al ruolo di primo piano che la creazione a Pozzallo di un’Autorità portuale nazionale le conferirebbe: garanzia e rappresentanza di tutto il territorio della provincia nelle politiche di gestione del porto. E’ poi scandalosa la questione della stazione marittima. Pozzallo è diventato il porto regionale primo in Sicilia per passeggeri, soprattutto grazie ai rapporto stretti con Malta, senza che la Provincia onorasse l’impegno di costruirla. Ogni tanto, magari a ridosso di elezioni, sentiamo qualche annuncio. Ma di concreto, nulla.

La viabilità provinciale. Resta emblematico su questo aspetto quanto detto a proposito dei collegamenti da e per l’aeroporto “Pio La Torre”. Oggi, oltre ai fondi ex Insicem e ad una gestione meno orientata all’effimero, ci sono in più le risorse messe in campo dal Governo nazionale, sulle quali la manifestazione autonomista, concomitante con la contro-firma del provvedimento da parte del ministro dello sviluppo economico Bersani, fa venire in mente la mitica mosca cocchiera che si illude di guidare il bue sul cui collo è posata. Resta la consistenza di un provvedimento del governo Prodi che dovrebbe essere speso per la viabilità provinciale. Ma senza un piano strategico, ripetiamo provinciale, in una logica intermodale che parta dai grossi presidi già esistenti (porto, ed aeroporto), attenzioni quelli futuri (autoporto di Vittoria e piattaforma logistica retro-portuale di Pozzallo), valuti l’impatto dei pullman di turisti e di traffico automobilistico in genere nei poli turistici della provincia (centri tardo-barocchi, Marina di Ragusa con il suo porto, la costa con la particolarità di Pozzallo), decongestioni il Polo Commerciale di Modica i soldi, ancora volta li buttiamo. Prima dell’asfalto occorrono il pensiero, il progetto, l’idea di provincia (intesa come territorio) che si ha: se multipolare o no, se economicamente e produttivamente varia e ricca di diversità o no.

Fino ad oggi l’ente provincia le opportunità la ha sprecate tutte, come abbiamo visto in questa rassegna che non vuole essere esaustiva, ma esemplificativa di una situazione. Con essa le abbiamo sprecate tutti noi, le nostre imprese, i nostri clienti, le nostre famiglie, i nostri studenti, i nostri turisti, la nostra immagine. La Provincia avrebbe dovuto avere ed ha ancora la forza e il prestigio istituzionali di dare una spinta propulsiva al sistema integrato delle nostre infrastrutture, dove la parola “integrato” ha un senso.

Ci viene in mente una battuta attribuita a John F. Kennedy, secondo il quale un presidente degli Stati Uniti in genere utilizza il primo mandato per farsi rieleggere, il secondo per governare. Vogliamo proprio sperare che lo stesso valga anche per il presidente di una provincia come la nostra.

Gianni Stornello

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